L’intenzione della Giornata nazionale del camminare, giunta alla sua terza edizione e Organizzata da FederTrek, è sensibilizzare i cittadini e le istituzioni su temi fondamentali – quali la qualità della vita nelle aree urbane e la riduzione dell’inquinamento ambientale – e promuovere il camminare come pratica sana, semplice e salutare.

La giornata sarà preceduta, sabato 11 ottobre, da un convegno nazionale dal titolo “A piede libero, verso un’Italia che cambia”, che si svolgerà a Roma, presso il Campidoglio, Sala della Protomoteca. Nel corso del convegno sarà assegnato il premio “Scuola in cammino”, ai video realizzati dagli studenti delle scuole sul tema “Andiamo a scuola a piedi”, in cui si raccontano le esperienze, vissute o immaginate, durante i tratti di strada percorsi a piedi durante la vita quotidiana.

Il programma della Giornata è ricco di iniziative ed eventi che permetteranno di riscoprire le bellezze del proprio territorio e rinnovare un legame affettivo e di appartenenza.

La mobilità per studio

Nel 2013, si muove a piedi il 29% dei bambini e dei giovani che si spostano per raggiungere l’asilo, la scuola o l’università (da soli o accompagnati) (erano il 25,9% nel 2009). Il 70,6% continua ad usare uno o più mezzi di trasporto, in particolare l’automobile (il 34,9% come passeggero e il 4,6% come conducente). Il motociclo è utilizzato dall’1,9%, la bicicletta dal 2,4%.

I bambini da 0 a 13 anni vanno a piedi più degli studenti più grandi. In particolare, l’asilo e la scuola per l’infanzia (0-5 anni) si raggiungono prevalentemente a piedi nel 33,2% dei casi, la scuola elementare (6-10 anni) nel 38,4% dei casi e la scuola media (11-13 anni) nel 41,7%.

L’essere accompagnati a scuola in automobile è prerogativa soprattutto dei bambini più piccoli (57,1% per i bimbi tra 0 e 5 anni, 47,5% per quelli tra 6 e 10 anni, 38,7% per i bambini tra 11 e 13 anni), mentre crescendo si scelgono altri mezzi di trasporto.

Il 34,2% dei 25-34enni usa l’automobile come conducente per gli spostamenti per studio. Inoltre, gli studenti di questa classe di età usano di più la bicicletta (6,1%, contro una media del 2,4%).

L’abitudine di andare a piedi a scuola o all’università è molto più diffusa al Sud (36,6%) e nelle Isole (32%) rispetto al Centro (22,1%) e al Nord (26,5%).

La mobilità per lavoro

Nel 2013, come nell’anno precedente, l’11,5% delle persone occupate di 15 anni e più si reca al lavoro camminando, mentre l’88% usa un mezzo di trasporto. Per quasi sette persone su dieci ciò vuol dire mettersi alla guida di un’automobile privata, mentre il 5,4% viene accompagnato da qualcun altro. Gli altri mezzi di trasporto sono meno utilizzati, come la moto o il ciclomotore (3,5% dei lavoratori), i mezzi pubblici (dall’1,9% del pullman o corriera al 6,1% di tram e bus) o la bicicletta (3,8%).

Le donne più degli uomini vanno al lavoro camminando (13,6% contro 10%) e usano più spesso mezzi di trasporto “verdi”: la bicicletta (4,4% contro il 3,4% degli uomini) e i mezzi pubblici (soprattutto tram e autobus: 9,3% contro il 3,9%). Gli uomini invece molto più spesso si recano al lavoro al volante dell’auto privata (71,8% contro il 64,6% delle donne).

Andare al lavoro a piedi è una pratica molto diffusa fra gli ultrasessantacinquenni (23,5% contro una media dell’11,5%) così come l’uso della bicicletta (6,5% contro 3,8%); quest’ultimo mezzo viene scelto anche dall’8,4% dei ragazzi di 18-19 anni. L’uso dell’auto come conducente predomina invece nelle classi di età intermedie, soprattutto tra i 35 e i 44 anni (71,2%).

Si cammina meno per andare al lavoro al Nord e al Centro (9,9% e 9,2%). Al Nord risulta più alta la quota di coloro che vanno al lavoro in bicicletta (5,8%), in particolare in confronto al Mezzogiorno (0,9%). La tipologia del comune incide in modo netto sulle scelte, obbligate o spontanee, di mobilità per lavoro. In particolare, al crescere della dimensione del comune aumenta la propensione all’uso della bicicletta (che è massima nei grandi comuni non metropolitani con più di 50.000 abitanti) e dei mezzi pubblici urbani come tram, bus, metropolitana. L’abitudine di andare al lavoro a piedi è invece appena un po’ più diffusa nei comuni al di sotto dei 2000 abitanti (13,3% contro una media dell’11,5).

Gli italiani, lo sport e l’attività fisica

Nel 2013 tre italiani su dieci hanno svolto attività sportive in modo costante o saltuario. Il 27,9% dichiara di praticare solo qualche attività fisica (era 29,2% nel 2012), non assimilabile allo sport propriamente detto (come passeggiare, nuotare, andare in bicicletta). La quota di sedentari, cioè di coloro che non praticano l’una né l’altra, è al 41,2% (contro il 39,2% nel 2012).

Lo sport è un’attività tipicamente giovanile. La pratica sportiva continuativa riguarda infatti, più degli altri, i bambini ed i ragazzi tra i 6 e i 17 anni, in particolare i maschi di 11-14 anni (61,8%). Per l’attività sportiva praticata in modo saltuario, l’età media si alza leggermente, con quote maggiori tra i 18-24enni.

Sulla diffusione della pratica sportiva pesano le differenze di genere: gli uomini che fanno sport in modo continuativo sono infatti il 26,8% contro il 17,2% di donne. I praticanti saltuari sono invece il 10,6% contro il 6,9% di donne. L’attività fisica non sportiva risulta invece più diffusa tra le donne (29,1%) rispetto agli uomini (26,4%).

Nella pratica di sport e attività fisica della popolazione le differenze territoriali tra Nord e Sud risultano abbastanza accentuate: tra i residenti al Nord il 25,1% pratica sport con continuità contro il 15,3% del Mezzogiorno.