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BOLLETTE: E SE IL FUTURO DEL SETTORE ENERGETICO SI CHIAMASSE BLOCKCHAIN?

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Fonte: orizzontenergia.it

Sapete cos’è la #blockchain?
E’ la più rande rivoluzione tecnologica degli ultimi millenni.

Il fenomeno delle cripto-valute potrebbe aver semplicemente scoperchiato un “vaso di Pandora” chiamato Blockchain. Ormai da qualche mese, grazie anche al grande rumore che si è fatto sulle cripto valute (quasi sempre confusione, spesso pilotata ad arte), anche nel nostro Paese si è iniziato a parlare della tecnologia che sta alla base delle criptocurrency e che potrebbe cambiare il mondo informatico così come lo conosciamo oggi.

In Italia sono stato il primo nel mondo dei consumatori a parlare di questo tema, non perché sono un Visionario, ma perché non voglio che i consumatori italiani restino ancora una volta indietro.

VISIONARI – BLOCKCHAIN
VISIONARI
Blockchain Education Network Italia

Luigi Gabriele
Codici Associazione Consumatori

 

Il sistema della blockchain è un sistema informatico di natura finanziaria che assicura sicurezza nei processi di transazione, senza la presenza di un regolatore. L’Associazione CODICI è stata la prima associazione per i consumatori italiana ad approfondire i benefici che questa tecnologia potrebbe avere se applicata al mercato energetico, e non solo. Nel corso dell’articolo vengono analizzati i principali benefici che si riscontrerebbero nell’intera filiera del mercato elettrico

 

 

Il fenomeno delle criptovalute potrebbe aver semplicemente scoperchiato un “vaso di Pandora” chiamato Blockchain. Ormai da qualche mese, grazie anche al grande rumore che si è fatto sulle cripto valute (quasi sempre confusione, spesso pilotata ad arte), anche nel nostro Paese si è iniziato a parlare della tecnologia che sta alla base delle criptocurrency e che potrebbe cambiare il mondo informatico così come lo conosciamo oggi.

Codici è stata l’unica Associazione dei consumatori italiana a rendersi conto dell’importanza e del potenziale che questa tecnologia può avere nella sua applicazione in diversi settori di business, consapevole che alcune innovazioni, vanno comprese e studiate e non seguite pedissequamente. Per questo abbiamo avviato anche una partnership tra l’Associazione Codici e l’Associazione BlockchainEdu (BEN – Blockchain Education Network), associazione che ha lo scopo di divulgare in ambienti accademici, ma non solo, le tematiche relative alla tecnologia blockchain, alle criptovalute e alla Distributed Ledger Technology

Ma cos’è la blockchain di cui tanto si parla? 

La blockchain nasce come sistema di disintermediazione finanziaria, un sistema che toglie potere ai pochi e lo dà ai molti in una logica dove uno vale realmente uno e c’è bisogno di un largo consenso dei partecipanti per poter cambiare le regole. È principalmente un sistema informatico che permette di far lavorare in maniera sicura più parti, senza bisogno di un regolatore centrale, basandosi su delle regole prestabilite.

Funzionamento blockchain

Sicuramente questo è un sistema molto complesso, ma con dei potenziali risvolti che andranno a rivoluzionare molte aree di business, così come già accaduto nel comparto dei pagamenti. Proprio per questo motivo è nato il ponte con BlockchainEdu, in modo da creare un canale di comunicazione diretto con la principale realtà italiana di esperti di questo settore e trasferire questi concetti anche ai consumatori.

Questa tecnologia promette di rivoluzionare non solo la concezione della finanza, ma anche quella di tanti altri settori. Ha ormai un innegabile ruolo di primo piano nei progetti di ricerca di grandi realtà, e si sta dimostrando un ottimo sistema per certificare e validare la proprietà e le transazioni di denaro o di qualsiasi altro bene di cui si deve certificare la proprietà.

Tre elementi, che possono essere determinanti anche in altri settori, dall’alimentare a quello dell’energia, caratterizzano la blockchain:

  • Integrità del dato;
  • Trasparenza;
  • Tracciabilità.

La tecnologia Blockchain potrebbe aiutare a migliorare la sicurezza e l’affidabilità delle transazioni, come ad esempio nel settore assicurativo dove la tecnologia blockchain viene ampiamente utilizzata attraverso gli smart contracts, protocolli informatici che fanno rispettare la negoziazione di un contratto, in quanto ogni clausola contrattuale viene applicata automaticamente.

Altre evoluzioni ed applicazioni si stanno registrando nella logistica e nell’industria IoT (Internet of Things) dove vi è necessità di un livello di sicurezza più elevato.

 

Si tratta di un enorme potenziale che può essere incanalato in applicazioni che hanno un impatto diretto e misurabile nella vita di tutti i giorni, inoltre. A chi non piacerebbe  avere il controllo diretto sul proprio denaro o sulle proprie bollette?

Attraverso la blockchain potrebbe manifestarsi il “new deal” del mercato energetico italiano: si potrebbe cambiare l’intera filiera del sistema elettrico. Inoltre, truffe problemi del mercato elettrico potrebbero essere radicalmente risolti dall’utilizzo della crittografia con una BlockChain pubblica.

La tecnologia blockchain potrebbe fermare definitivamente la piaga delle truffe e dei contratti non richiesti, oltre che ridurre del 30% nell’immediato, il costo della bolletta per gli utenti.

Si pensi alle potenzialità di questa tecnologianel settore energia e nella filiera elettrica nazionale. Banche dati, bonus energia e gas, misurazione, lettura, dispacciamentofonti rinnovabili, mobilità elettrica e trading: tutte queste aree potrebbero fortemente essere impattate dalla tecnologia BlockChain.

Blockchain energia

Per Codici è ormai evidente come possibile soluzione anche al problema dell’insopportabile peso delle bollette, che niente hanno a che fare con il prezzo del gas e dell’energia finale. Alla luce delle analisi d’impatto condotte sui costi in bolletta, questa tecnologia potrebbe ridurre del 30% il costo della bolletta dell’energia, in quanto eliminerebbe l’intermediazione di soggetti inutili e costosi che frenano lo sviluppo reale del settore.

Si potrebbe ad esempio fare a meno dell’Acquirente Unico e della sua banca dati SII, nonché delle procedure di acquisto di energia, del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), e di tutta la lunga filiera di controlli (o mancati controlli) nell’erogazione degli incentivi, nei certificati bianchi e in tutta quella lunga lista di incentivi o bonus, di cui il settore energetico abbonda. Inoltre un grande impatto potrebbe manifestarsi nella filiera del dispacciamento e della distribuzione dei soggetti che si occupano di distribuzione e misura, i quali potrebbero essere riorganizzati e resi più efficienti; non ultimo il fatto che non ci sarebbe bisogno di un intervento regolatorio massivo e spesso tardivo come quello dell’Autorità di settore (ARERA).

Pensiamo a come una blockcahin potrebbe riequilibrare il sistema del dispacciamento e della sperequazione per la stabilità di sistema. Insomma non ci sarebbero più truffe e truffati. Ma soprattutto ci sarebbe un immenso potenziale dati pubblico, dove far agire indistintamente e ad armi pari tutti gli operatori del mercato.

Pertanto Codici auspica che: politica e parlamento promuovano questo innovativo metodo di disintermediazione per risolvere tutti i problemi del settore e andare verso una nuova era energetica.
Non siamo per nulla visionari, siamo pratici” dichiara Luigi Gabriele – Responsabile Affari Istituzionali Codici –  “siamo consapevoli di questo settore e delle sue potenzialità”.

Il problema attiene all’intermediazione che genera costi che nulla hanno a che vedere con il prezzo della materia prima gas o energia e che gravano sulle spalle dei consumatori. L’auspicio è che tutte le start up internazionali che si occupano di Blockchain si impegnino per individuare in Italia tutte le possibili soluzioni per eliminare le intermediazioni, a beneficio di tutti.

A quel punto anche GSE e AU potrebbero essere tranquillamente sostituiti con un più efficiente registro pubblico digitalizzato sul sistema elettrico con base tecnologica AI (artificial intelligence), Blockchain e learning machine.

 

E se la tecnologia Blockchain venisse applicata agli smart metering cosa succederebbe?

Codici dopo l’introduzione della criptovaluta e propone l’introduzione del crypto – metering.

Crypto meteringLa soluzione è idonea anche per scongiurare che possa ripresentarsi quanto avvenuto per la prima generazione di contatori, quando si millantava che il dato sarebbe stato letto in remoto, che non sarebbero state prodotte code o stime e che con i nuovi smart meter non sarebbe esistito il bisogno di remunerare in bolletta il servizio di lettura (servizio per il quale il consumatore paga senza che gli venga reso). Oppure si pensa di mantenere queste voci in bolletta anche con il nuovo sistema di telegestione?

 

Il fatto che il nuovo smart meter sia al centro di un sistema complesso in cui interagiranno diverse tecnologie e nuovi servizi, che renderanno maggiormente fruibile ad esempio la domotica, non ci distoglierà dalla reale tutela del consumatore che verterà su:

  • Trasparenza e quantificazione dei costi;
  • Qualità e conformità dello smart meter;
  • Lettura rilevata e certa del dato.

Questi problemi sfociano in un cattivo rapporto tra consumatore e venditore di energia, e non si spiegano gli ampi margini del distributore senza essere a mercato.

Gli oneri di misura e distribuzione gravano per più del 10% sulla bolletta, andando a remunerare un’attività di misura che spesso non viene svolta oppure è del tutto arbitraria, ed è qui che si annidano i principali problemi della filiera elettrica.

Non è di prioritario interesse il tipo di misuratore installato e su quale linea lavora, il nostro interesse è che a prescindere dall’apparecchio, la tecnologia di trasmissione dati non possa discostarsi dalla tecnologia blockchain, essendo i misuratori paragonabili a tutti gli effetti a dei computer installati nelle case degli italiani e messi a rete.

Lo smart metering si presta perfettamente alla filosofia e alla tecnologia blockchain, quindi si tenga in considerazione questa nuova tecnologia anche per il  processo di lettura, acquisizione  e trasmissione del dato,  che crea oggi i maggiori problemi al consumatore/utente.

Altra interessante applicazione è quella nell’energy storage o negli smart buildings, che nel prossimo futuro nell’ambito delle smart cities saranno di fondamentale importanza. A Brooklyn si è già verificato un caso di produzione e scambio locale di energia elettrica senza intermediari.

Sostanzialmente ci stiamo già muovendo verso questa direzione e sarà come per tutte le innovazioni: ciò che ora appare futuristico ed insensato, acquisirà senso nel prossimo futuro e, guardando indietro, ci chiederemo come abbiamo fatto finora a vivere senza.

 

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Articolo di Carla Pillitu (Codici – Centro per i diritti del Cittadino) e Luigi Gabriele (Affari istituzionali e regolatori – Codici) per Orizzontenergia

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Blackfriday, ecco i dati dell’evento più atteso

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Comunicato stampa IDEALO.it

Con il Black Friday alle porte idealo diffonde dati esclusivi sull’appuntamento atteso dello shopping pre-natalizio 

In Italia, nel 2017, il fenomeno ha registrato un aumento giornaliero delle ricerche del 29,8% generando il 20,4% di acquisti in più rispetto alle quattro settimane precedenti. Tra le categorie più cercate smartphone, televisori, asciugatrici e aspirapolvere. Lo smartphone Huawei P10 Lite è stato il prodotto più desiderato in assoluto. Le maggiori possibilità di risparmio acquistando giochi per la PS4, smartwatch e scarpe da corsa.

 

08 Novembre 2018 – Ormai quasi tutta Italia conosce il Black Friday, quello che i più non sanno però è che nel 2017 nel nostro Paese questo evento ha vissuto un aumento di interesse del 29,8%[1] che ha generato in solo quattro giorni[2] il 20,4% di acquisti in più. In vista della ricorrenza, idealo – portale internazionale di comparazione prezzi – ha deciso di rilasciare alcuni dati esclusivi sul venerdì più commerciale dell’anno rivelando, ad esempio, che nel corso dell’appuntamento 2017 il risparmio medio massimo è stato collegato ai giochi per la PS4 (-14,4%).

Tra le categorie di prodotti maggiormente cercate nel 2017 idealo ha evidenziato smartphone, televisori, asciugatrici, aspirapolvere e tablet. La top five dei dieci prodotti più desiderati in assoluto durante il Black Friday 2017 ha visto al primo posto lo smartphone Huawei P10 Lite, seguito da Apple iPhone 7, dalle scarpe Dr Martens 1460 da donna, da FIFA 18 e dall’iPhone SE[3].

Le possibilità di risparmio

Nel 2017, le cinque categorie di prodotto più convenienti[4] – che possono darci un’idea di quelli che saranno i settori in cui poter risparmiare di più anche quest’anno – sono state giochi per PS4 (-14,4%), smartwatch (-11,0%), scarpe da corsa (-10,4%), auricolari (-9,4%) e profumi femminili (-8,1%)[5]. Tre le altre categorie particolarmente convenienti vi sono state console di gioco (-7,5%), macchine per il caffè (-4,9%), prodotti per la cura del viso (-3,9%), televisori (-3,6%) e aspirapolvere (-3,5%). Si tenga comunque presente che gli sconti riguardano i singoli prodotti quindi il consiglio è quello di valutare caso per caso in base all’andamento del prezzo nel corso delle ultime settimane.

I Black Friday addicted

Nel 2017, tra gli utenti più attivi, al primo posto si è posizionata la fascia di e-consumer tra i 35 e i 44 anni (27,9%); sono seguiti i giovani tra i 25 e i 34 (21,9%) e in una posizione leggermente inferiore gli adulti tra i 45-54 anni (21,0%). Gli uomini si sono confermati i più appassionati con il 64,1% delle ricerche (le donne “solo” il 35,9%). Così come anche negli altri periodi dell’anno, il picco delle ricerche è stato registrato tra le 9 e le 10 di sera.

Interessante notare come durante il BF e CM 2017 le persone che hanno utilizzato il PC siano aumentate del 22,6%[6], presumibilmente per concludere l’acquisto dopo una ricerca condotta nel corso della giornata da smartphone. Anche in questa occasione il tablet si conferma meno utilizzato (solo nell’8,3% dei casi). Le ricerche da desktop e da mobile, invece, raggiungono valori simili: rispettivamente 46,6% e 45,1%.

Il Nord Italia il più coinvolto

Ma in che regioni nel 2017 ha inciso maggiormente l’effetto Black Friday? Considerando le ricerche effettuate nei quattro giorni, e confrontandole anche in questo caso con le quattro settimane precedenti, al primo posto troviamo il Trentino  (+59,9%), seguito dal Friuli-Venezia Giulia (+44,5%), dalla Lombardia (+37,6%), dal Piemonte (+36,9%), dalle Marche (+36,9%) e infine dal Veneto (+36,7%). Le tre regioni italiane meno coinvolte sono state, invece, Valle d’Aosta (+16,4%, Calabria (+13,5%) e Molise (+5,6%).

Una curiosità

Qual è il prodotto che nel 2017 non solo non è stato scontato ma, anzi, ha visto il proprio prezzo aumentare in media del 12,4% durante il Black Friday? Si tratta del calendario dell’avvento, la cui usanza continua ad affascinare grandi e piccini: essendo un prodotto utilizzato soltanto nel periodo pre-natalizio le vendite si concentrano solo in questo frangente e di conseguenza non sono previsti ribassi, salvo qualche rara eccezione. Si tratta di un vero affare per i rivenditori online, anche perché l’interesse in Italia, soprattutto al nord, è cresciuto costantemente nel corso degli ultimi 5 anni. Secondo Google Trends, infatti, l’interesse nel 2017 verso questo prodotto è stato circa 4 volte maggiore rispetto al 2013, registrando anche un +15% rispetto al 2016.

 

 

 

I pronostici per il 2018

Secondo un sondaggio condotto in Germania da idealo a fine Settembre 2018, il budget previsto per il Black Friday 2018 è di 300€ a persona; il 67% degli utenti online pianificherà in anticipo gli acquisti di venerdì 23 Novembre 2018.

 

“Tra Black Friday e Cyber Monday è ancora il primo dei due ad essere più conosciuto in Italia e il fatto che vi siano quattro giorni a disposizione consente ai ritardatari o a coloro che vogliono ponderare bene gli acquisti di approfittare delle offerte disponibili per un maggiore periodo di tempo – ha commentato Fabio Plebani, Country Manager per l’Italia di idealo – Il nostro consiglio è quello di decidere in anticipo cosa acquistare e fissare il budget di spesa a disposizione anche se sappiamo che le offerte possono incantare gli e-consumer portandoli a fare acquisti non preventivati, per sé o in vista dei regali di Natale. Per questo Black Friday ci aspettiamo un aumento degli acquisti pari a oltre il 100% rispetto a un normale venerdì dell‘anno, anche se il dato definitivo dipende sempre dal successo delle campagne che anticipano l’evento.”

                        

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Energia: dal 1° gennaio 2019 prescrizione ridotta da 5 a 2 anni anche per bollette gas

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Energia: dal 1° gennaio 2019 prescrizione ridotta da 5 a 2 anni anche per bollette gas

più trasparenza sugli importi prescritti e più facile non pagarli

Milano, 14 novembre 2018 – Dal 1° gennaio 2019 anche per le bollette del gas, nei casi di rilevanti ritardi nella fatturazione per responsabilità del venditore o del distributore, il cliente potrà eccepire la prescrizione e pagare solo gli importi fatturati relativi ai consumi più recenti di 2 anni. La riduzione della prescrizione da 5 a 2 anni era già prevista per le forniture elettriche dallo scorso 1° marzo, in attuazione della Legge di bilancio 2018. Inoltre, per una maggiore trasparenza sugli importi prescrittibili e per rendere più facile al cliente esercitare il proprio diritto, i venditori saranno tenuti a emettere una fattura separata contenente esclusivamente gli importi per consumi risalenti a più di 2 anni. In alternativa tali importi dovranno essere evidenziati in maniera chiara e comprensibile nella fattura contenente anche gli importi per consumi più recenti di 2 anni. In ogni caso, i venditori sono tenuti ad informare il cliente della possibilità di eccepire gli importi prescrittibili e a fornire un format che faciliti la comunicazione della sua volontà di non pagare. È quanto ha stabilito la delibera 569/2018/R/com, che si inserisce nel procedimento di attuazione delle misure introdotte dalla Legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), nell’ambito del quale sono già state adottate le delibere 97/2018/R/com e 264/2018/R/com in vigore dalla scorsa primavera.

Dal nuovo anno il venditore di luce e gas dovrà quindi emettere una fattura contenente esclusivamente gli importi oggetto di prescrizione oppure darne separata e chiara evidenza all’interno di una fattura di periodo o di chiusura. In entrambi i casi, dovrà informare il cliente della possibilità di non pagare l’ammontare di tali importi mediante una pagina iniziale aggiuntiva contenente un format (disponibile anche sul proprio sito e presso eventuali sportelli fisici) di pronto utilizzo per eccepire la prescrizione, nonché indicare un recapito postale o fax e una mail a cui inviare tale comunicazione. Inoltre, gli importi oggetto di prescrizione dovranno essere automaticamente esclusi dai pagamenti nel caso fosse stata scelta la domiciliazione bancaria/postale o su carta di credito come modalità di addebito. Nel caso di presunta responsabilità del ritardo di fatturazione di consumi risalenti a più di due anni attribuibile al cliente, invece, il venditore dovrà indicare nella bolletta l’ammontare degli importi relativi a tali consumi – che devono essere pagati -, nonché i motivi della presunta responsabilità del cliente e le modalità per inviare un eventuale reclamo al venditore. Qualora il venditore rinunciasse autonomamente ai crediti prescrittibili, dovrà unicamente fornirne adeguata informativa al cliente. Infine viene aperta una consultazione con tutti i soggetti interessati per efficientare le interazioni tra gli operatori della filiera e ottimizzare la raccolta dei dati utili alla fatturazione finale. In attesa dei suoi esiti, nei casi in cui il venditore, non responsabile direttamente del ritardo di fatturazione degli importi per consumi risalenti a più di due anni e che non disponga degli elementi per individuare la responsabilità di tale ritardo, dovrà assolvere specifici obblighi informativi per consentire comunque al cliente finale di comunicare la volontà di eccepire la prescrizione.

Le delibere sono disponibili sul sito www.arera.it

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Giovani agricoltori, sono pochi ma fatturano di più!

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Sebbene rappresentino meno del 10% delle imprese agricole italiane, quelle condotte da giovani fino a 35 anni mostrano performance economiche doppie della media, con valori della produzione vicini a 100 mila euro per azienda contro i 45 mila della media del settore. Gestiscono imprese mediamente più strutturate (20 ettari contro gli 11 della media nazionale) e diversificate, grazie ad un approccio al mercato più innovativo e tecnologico che permette loro (in particolare a chi non proviene da una famiglia di agricoltori) di superare le alte barriere all’ingresso nel settore, prima fra tutte l’elevato costo del terreno.

Nasce l’Osservatorio Giovani Agricoltori di Nomisma-Edagricole con l’obiettivo di conoscerne meglio le esigenze e offrire loro informazione e formazione di qualità per accrescere competenze e competitività.

 

 

Bologna, Eima 2018

Il mondo dei giovani agricoltori in Italia si divide in due: chi ha raccolto il testimone di famiglia, andando a gestire un’azienda già avviata e chi ha individuato nuovi risvolti nell’attività in campagna non esclusivamente produttivi. Una cosa però accomuna entrambi: la passione, senza la quale nessuna delle due categorie porterebbe avanti un lavoro che non può certo essere annoverato tra quelli più semplici in circolazione. E’ quanto emerso dall’evento di presentazione dell’Osservatorio sui giovani agricoltori Nomisma-Edagricole tenutosi ad Eima, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura, dove è stato realizzato un focus sulle caratteristiche evolutive dei giovani nell’agricoltura italiana anche attraverso la testimonianza diretta di alcune interessanti case history: dal produttore di luppolo in idroponica a quello di latte per il Parmigiano Reggiano di montagna, dal coltivatore di canapa alla conduzione di un laboratorio rurale per il co-working in ambito agricolo e sociale.

Sul fronte dei numeri che contraddistinguono la categoria, il focus realizzato da Nomisma ha messo in luce la presenza a giugno 2018 di circa 55 mila imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni, un aggregato ancora marginale sul totale delle aziende del settore (meno del 10%) ma in crescita del 14% rispetto a tre anni fa.

“Per quanto ridotte in termini di incidenza, le imprese giovanili italiane sono molto più numerose – in termini assoluti- di quelle francesi (38 mila circa), spagnole (34 mila) e tedesche (20.500) e, soprattutto, molto più rispettose delle “quote rosa”: in Italia, 3 “aziende giovani” ogni 10 sono condotte da donne contro un 15% di Francia e Germania e un 19% della Spagna” ha dichiarato Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.

 

Anche sul fronte economico le performance delle aziende agricole del nostro paese condotte da giovani sono tra le top in Europa. In termini di valore medio della produzione (standard output), quelle italiane evidenziano un risultato economico di 98,7 mila euro contro i 65 mila della Spagna e i 55,6 mila della media Ue, mentre risulta alto il divario con Francia (169,7 mila euro) e Germania (198 mila euro). “Questa differenza rispetto ai competitor francesi e tedeschi è anche conseguenza dell’annosa questione dimensionale che ci vede ancora una volta più piccoli in termini di estensione poderale media: 20 ettari contro i 62 dei tedeschi e i 78 ettari dei giovani agricoltori francesi”, ha aggiunto Pantini.

Restando invece all’interno dei nostri confini, le top 5 regioni che si contraddistinguono per la presenza del maggior numero di aziende condotte da giovani agricoltori sono Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Lazio che congiuntamente concentrano quasi la metà di tutte le imprese giovanili del settore primario italiano.

Quelle che invece presentano la maggior estensione poderale sono Sardegna (46,5 ettari di media per azienda), Valle d’Aosta (42,8 ettari), – entrambe contraddistinte da un’elevata presenza di prati e pascoli, da qui anche la rilevante superficie media – e a seguire Piemonte, Lombardia e Marche. Sul fronte delle performance, invece, i giovani agricoltori del Nord non sembrano avere rivali: primeggiano le aziende giovanili della Lombardia (409 mila euro di valore della produzione media per azienda), seguite da Veneto (305 mila), Emilia-Romagna (180 mila), Piemonte (135 mila) e Friuli Venezia Giulia (97 mila euro).

I settori produttivi che vedono invece la maggior presenza di giovani in termini di incidenza sul totale delle aziende specializzate nell’orientamento tecnico-economico considerato sono quello avicolo e del latte (10% in entrambi i casi il peso delle imprese giovanili sul totale delle aziende specializzate in questa produzione), ai quali segue l’orticolo (8%), il suinicolo (6%), il frutticolo e il vitivinicolo (5%), mentre risulta marginale l’incidenza dei capi azienda giovani sul totale delle imprese cerealicole ed olivicole, anche in ragione di una minor redditività che spesso ne pregiudica la sostenibilità economica e di conseguenza l’attrattività nei confronti delle nuove generazioni.

Attrattività che invece non sembra mancare nei confronti dei risvolti multifunzionali dell’agricoltura, dall’agriturismo alle attività sociali, dalla trasformazione di prodotti agricoli al contoterzismo. Se questo aggregato di attività che pesa ormai per il 20% sull’intero valore della produzione agricola italiana interessa il 10% delle imprese, nel caso del sub-campione di quelle giovani l’incidenza arriva al 18%.

 

LA GEOGRAFIA DEI GIOVANI AGRICOLTORI IN ITALIA (2016):

 

 

Di necessità virtù: se per essere competitivi nelle attività produttive “tradizionali” occorrono alti investimenti in capitale (terra e macchine) che per un giovane rappresentano spesso barriere insormontabili (tant’è vero che molti di questi lavorano prevalentemente terra in affitto e non di proprietà), meglio cogliere altre opportunità che possono nascere – sempre in campagna – utilizzando innovazione, inventiva e capacità di fare rete per la condivisione di esperienze di successo, tutte caratteristiche che non sembrano mancare ai giovani agricoltori italiani e che l’Osservatorio Nomisma-Edagricole si prefigge di contribuire a rafforzare con la propria attività.

“Tra gli obiettivi dell’Osservatorio che abbiamo lanciato insieme a Nomisma non c’è solo una maggiore conoscenza dei giovani agricoltori” ha dichiarato Eugenio Occhialini, Direttore di Edagricole “ma anche la volontà di realizzare per loro strumenti informativi e formativi studiati sulla base delle loro esigenze”. L’Osservatorio avrà uno spazio dedicato nel sito web di Terra è Vita, il settimanale Edagricole di riferimento, un account Facebook dedicato – per consentire alle giovani aziende agricole che vi partecipano di scambiarsi esperienze e fare networking – giornate formative ed eventi studiati sulla base delle evidenze che emergeranno dall’osservatorio. Per il 2019 si punta a monitorare almeno 2.000 aziende agricole under 40 e sono già 500 quelle che si sono raccontate all’Osservatorio durante le giornate dell’Eima.

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