È possibile che la vita sia presente anche su altri pianeti? Dopo lunghe osservazioni, il telescopio spaziale Kepler ha individuato 20 pianeti come candidati ideali ad ospitare la vita.

Credit: NASA

Siamo soli nell’Universo? Il nostro pianeta è davvero l’unico ad ospitare la vita? Queste domande hanno albergato da sempre nelle menti di scienziati e ricercatori che da decenni cercano di scovare tracce di vita anche sugli altri pianeti.

Una recente analisi condotta sui dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler ha rivelato 20 pianeti promettenti che potrebbero ospitare la vita.

Essi vanno ad aggiungersi all’elenco dei mondi potenzialmente abitabili, lista che comprende diversi pianeti che orbitano attorno a stelle simili al nostro Sole. Alcuni corpi celesti impiegano un tempo relativamente lungo per completare un’orbita completa, estendendo anche più del doppio il periodo di rivoluzione; ci sono pianeti che completano l’orbita attorno alla loro stella in tempi molto più brevi, impiegando poche settimane o mesi. L’orbita più veloce rilevata è di 18 giorni terrestri.

Tra i corpi celesti più promettenti per la vita, è stato identificato un esopianeta dove un anno dura 395 giorni. Chiamato KOI-7923.01, ha il 97 per cento della dimensione della Terra, ma è un po’ più freddo.

La sua temperatura più fredda è dovuta alla sua distanza dalla stella e al fatto che la stella sia leggermente più fredda del nostro Sole. Questo significa che sulla sua superficie, il clima potrebbe essere un po’ più simile alle regioni della tundra sulla Terra che a quelle temperate, ma ciò nonostante risulta ancora abbastanza grande da contenere l’acqua liquida essenziale per la vita come la conosciamo. Inoltre, non si esclude la presenza di regioni con climi più miti.

Una possibilità concreta

Il team di scienziati che lavora con il telescopio Kepler ha un margine di precisione che oscilla dal 70 all’80 per cento nel determinare l’idoneità di questi pianeti ad ospitare la vita, anche nelle sue forme più elementari. Le conferme definitive non ci sono ancora perché sono necessarie altre osservazioni: i pianeti provengono tutti dalla missione originale di Kepler, che ha fissato la stessa regione del cielo per quattro anni prima che la sua capacità di scrutare lo spazio fosse paralizzata dopo un guasto nel 2013. Questo significa che è stato possibile osservare ciascuno di questi pianeti solo una o due volte a causa delle lunghe orbite, e i segnali potrebbero essere un po’ oscillanti.

Gli osservatori a terra e il telescopio spaziale Hubble dovranno effettuare nuove osservazioni nei prossimi anni per portare a termine un doppio controllo.

Il breve periodo di osservazione è anche il motivo per cui i pianeti non sono stati individuati prima: il team aveva bisogno di più set di dati per permettere confronti in grado di estrarre questi pianeti nascosti, separando i segnali reali da falsi allarmi in alcuni dei set di dati più disturbati.

Come afferma Abel Mendez, direttore del Planetary Habitability Lab dell’Osservatorio di Arecibo:

“Credo che questo sia un catalogo molto migliorato, quindi sono ansioso di esplorarlo ulteriormente.”

Per estrapolare l’elenco dei pianeti potenzialmente adatti a ospitare la vita, il team di Kepler ha mescolato segnali provenienti dai potenziali esopianeti, tanti segnali che erano già stati confermati e alcuni falsi. I falsi pianeti hanno aiutato a cercare errori ed estromettere i segnali deviati, filtrando infine l’elenco a 20 candidati, tra i quali ce n’è uno dalle dimensioni un po’ più grandi di Mercurio.

Se confermati, Mendez crede che questi sarebbero alcuni dei più promettenti pianeti ad ospitare la vita là fuori, per via dei loro lunghi anni e della vicinanza a stelle simili al Sole.


Tradotto in Italiano. Articolo originale: New Scientist


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