La Rosneft è la prima compagnia petrolifera mondiale ed è sostanzialmente una compagnia pubblica russa quindi, indubbiamente, si apre un rapporto particolare, in considerazione dei rapporti che già l’Italia intrattiene per l’approvvigionamento di gas. Ora si apre un’interazione molto forte anche con la compagnia petrolifera, quindi lo scenario di sviluppo del mercato si aprirà contemporaneamente su due fronti. Ma quanto è reale, in tal modo, il pericolo di una posizione di dipendenza all’interno del mercato per l’Italia?

Il problema deriva da una situazione che vede sempre di più l’acquisto dei grandi marchi italiani, le aziende storiche del Made in Italy, da parte delle holding straniere. La conseguenza inevitabile è una perdita dell’identità italiana, quando anche non dei poli produttivi, che spesso vengono spostati nei paesi dei compratori. Negli ultimi 4 anni ben 500 marchi nostrani sono finiti in mano straniera. Per fare qualche esempio recente, nel 2014 la Poltrona Frau è passata all’americana Haworth, mentre la casa di moda Krizia è stata acquisita dai cinesi.

Con il recente accordo di Pirelli con la Rosneft la domanda è lecita: cosa stiamo facendo? Siamo di fronte alla svendita di tutte le risorse imprenditoriali italiane? In tal modo la produttività italiana, l’economia del nostro Paese, già affaticata dalle condizioni di pesante crisi economica, ne uscirà sempre sconfitta. Invece di tentare percorsi di crescita e di sviluppo, si diventa sempre più dipendenti da soggetti stranieri.
Non è sicuramente questa la via della rinascita economica, considerando che, con il nuovo accordo, il rischio è quello di una doppia dipendenza: il bisogno di idrocarburi è una realtà consolidata in una società come quella italiana e la Rosneft, ricordiamo, è la prima compagnia petrolifera mondiale. Insomma, basta fare due più due per accorgersi delle possibili conseguenze.