Abbiamo stimato che Acea abbia perso nell’ultimo decennio  un valore che supera il miliardo di euro grazie ai suoi disservizi.

Pura e sterile polemica quella montata ad arte dal PD e dai soci privati di Acea che è evidente come abbiano da anni una confluenza di interessi di parte nella gestione societaria. Risaputo che il management aziendale venga nominato per curriculum  politico e non per competenze tecniche; com’è risaputo che l’azienda in questi anni ha esternalizzato le parti di business più redditizie e la stragrande maggioranza dei servizi che hanno un costo elevato: sono stati sempre affidati a società che appartengono alla stessa area.

Arcinota la questione del call center Acea800 e le innumerevoli esternalizzazioni dei servizi come il customer care, l’IT, riducendo poi i servizi all’utenza a quel girone infernale  dell’ ufficio di P.le Ostiense o alla gestione telematica di reclami e contenziosi in cui nel 100% dei casi Acea soccombe.

In questi anni in tutti gli ambienti  di settore, Acea  è considerata la “Cenerentola” delle multiutility, tanto da determinare spesso ilarità anche solo nel richiamo del suo nome associato d’istinto a disservizi e mala gestione.

Per non parlare delle lacune della stessa società nel ramo idrico dalla Campania alla Toscana , ad Acea viene attribuita una reputazione decisamente negativa.

Si è vero, Acea ha perso di valore, ma non certo per le dichiarazioni delle Raggi! Ha conquistato il suo declino sul campo grazie ai suoi manager nominati dai partiti e dai soci che contano.

“Bene la proposta di revisione del management proposta dalla Raggi, ma affiancata da un monitoraggio controllo qualità da parte delle associazioni di consumatori, in applicazione per giunta di una legge dello Stato che lo prevede espressamente : comma 461 legge finanziaria 2008”. Commenta Luigi Gabriele del Codici