Roma, 29 ottobre 2014 – Negli ultimi giorni gli utenti del servizio idrico erogato da Acea, negli ambiti corrispondenti alle province di Napoli (Ato 3), Frosinone (Ato 5), Roma (Ato 2), stanno vivendo un vero calvario. Sono infatti alle prese con centinaia e centinaia di conguagli riferiti al periodo 2006-2011.

A conti fatti, le somme richieste sono esorbitanti: oltre un centinaio di milioni di euro. I recuperi tariffari tuttavia sono solo il frutto della cattiva gestione degli ambiti da parte degli organi societari e l’incapacità dei politici che negli anno hanno chiuso gli occhi.

“Quasi sempre – ricorda Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali CODICI – il piano d’ambito in queste aree non è stato pienamente applicato. Il gestore, vale a dire tutta la galassia di aziende, partecipate o al 100% di ACEA, spesso non ha messo in campo gli investimenti. A crescere è stata soprattutto l’insoddisfazione dell’utenza, colpita da ogni genere di disservizi. Tanto è vero che nella zona di Frosinone e Napoli si concentra il maggior numero di comitati di cittadini subissati dai ritardi. Inoltre gli Ato non hanno concesso come previsto le tariffe concordate dal Piano d’ambito o non le hanno revisionate nei tempi e nei modi previsti”.

“La conseguenza di questo andazzo è che oggi, a torto o a ragione, o per via di commissari ad acta o per colpa delle segreterie tecniche, le tre aziende ACEA, pur non avendo svolto un’attività di qualità, chiedono di recuperare le tariffe che “spettavano” loro. In poche parole – spiega Gabriele – negli anni non hanno inviato le fatture, senza incassare alcunché continuando però a iscrivere in bilancio i crediti”.

“CODICI chiede alla CONSOB di verificare la regolarità dei bilanci delle società dal momento che ACEA, come è noto, è una società per azioni quotata in borsa”.

La situazione non è da sottovalutare perché nei tre territori i consumatori non hanno intenzione di pagare i conguagli stratosferici riferiti agli anni passati.

“La bomba sta per scoppiare – conclude Luigi Gabriele –. La nostra Associazione di tutela non esclude infine di chiedere un intervento dell’autorità garante della concorrenza”.