Secondo il rapporto annuale Aci-Istat sugli incidenti stradali, nel 2012 ogni giorno sulle strade italiane si sono verificati 512 incidenti, che comportano la morte di 10 persone e il ferimento di altre 723.

Per il Codacons è incredibile che nonostante la crisi ed il conseguente crollo dei flussi di traffico non si sia ancora raggiunto il traguardo della riduzione del 50% dei morti fissata dalla Ue nel lontano 2001, nel famoso Libro Bianco, obiettivo che andava raggiunto nel 2011. L’Italia, infatti, sebbene il crollo dei veicoli circolanti abbia determinato una diminuzione del numero di incidenti, feriti e morti rispetto al 2011, si ferma ad un – 48,5%. Mentre in Europa (Eu27) il numero di morti per milioni di abitanti scende dal 60,7% del 2011 al 55% del 2012, l’Italia passa dal 63,7 ad un misero 60,1%.

Inoltre questi dati attestano che il Codacons aveva ragione a contestare le ultime modifiche al Codice della strada, che si sono dimostrate un vero e proprio fallimento, a cominciare dal peggioramento dell’art. 208 del Codice della strada, quello che stabilisce che una quota dei proventi delle multe va destinata alla sicurezza stradale. Nel 2010, infatti, è stata eliminata la quota minima del 10% da destinare agli utenti deboli della strada come pedoni e ciclisti.

Non è un caso, quindi, che salga sia la quota di conducenti di biciclette morti in incidenti stradali, +2,5% tra il 2012 e 2011, sia il numero di biciclette coinvolte in incidenti stradali con lesioni a persone (+ 2,6% rispetto al 2011).

Il Codacons chiede, quindi, al Governo di intervenire con urgenza con un decreto legge in tema di sicurezza stradale.

Rispetto all’art. 208 del Cds, ad esempio, il Governo deve stabilire che  il 100% dei proventi delle multe va destinato al rafforzamento della sicurezza stradale. Inoltre va eliminato il comma che consente con i proventi delle multe di fare assunzioni stagionali o acquistare automezzi, ripristinata la quota minima da destinare agli utenti deboli della strada ed introdotto un taglio del 3% ai trasferimenti statali per i comuni, la stragrande maggioranza, che non rispettano l’art. 208.