Milano, 02 marzo 2017

Si è conclusa l’indagine conoscitiva sulle modalità di individuazione delle strategie di pianificazione adottate nei programmi degli interventi [1] del Servizio Idrico Integrato (SII) finalizzata a garantire che gli investimenti, di cui – una volta realizzati – si riconoscono i costi in sede di approvazione tariffaria, siano stati pianificati con criteri di appropriatezza e di allocazione efficiente delle risorse economiche a loro destinate. Dall’analisi emerge il persistere della difficoltà di intercettare l’estrema eterogeneità e specificità delle criticità dei vari territori, risultando problematico riscontrare una corrispondenza chiara e condivisa tra criticità e indicatori di performance, né tantomeno risultano specificate le modalità di calcolo degli indicatori che ne rendano univoco il significato e generalizzabile il loro utilizzo. Sulla base degli interventi previsti dai piani, le aree di criticità che richiedono maggiori investimenti – in base all’analisi sul quadriennio 2016-2019 – risultano concentrarsi soprattutto nelle attività di depurazione e fognatura – oggetto di infrazioni europee – seguiti dall’attività di distribuzione di acquedotto.

Dalla ricognizione appena conclusa [2], basata sui dati forniti per il secondo periodo regolatorio 2016-2019 (MTI-2) da un campione di Piani di intervento (PdI) che coprono il 60,6% della popolazione nazionale, per gli acquedotti l’analisi ha evidenziato forti carenze nelle condizioni fisiche delle condotte (criticità citata dal 62% delle gestioni, che servono il 67% della popolazione). La medesima problematica è evidenziata in maniera importante sia sulle reti di distribuzione sia su quelle di adduzione, dovuta sempre e principalmente alla vetustà delle condotte e allo scarso tasso di rinnovo. Tale criticità incide fortemente sull’entità delle perdite di rete, non consentendo di raggiungere l’obiettivo di una loro significativa riduzione (criticità proposta dal 46% delle gestioni che coprono il 44% della popolazione). Una seconda problematica molto diffusa è quella relativa all’insufficienza del sistema delle fonti per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, che interessa il 54% delle gestioni che coprono il 69% della popolazione. Se a tale criticità sommiamo quella relativa alla vulnerabilità delle fonti di approvvigionamento, citata dal 25% delle gestioni (36% della popolazione), ne emerge un quadro di fragilità del sistema acquedottistico sul territorio nazionale. Un’ulteriore criticità rilevata molto frequentemente attiene al cattivo funzionamento o alla vetustà dei misuratori di utenza, che viene indicata per il 48% delle gestioni, che servono il 54% della popolazione. Tale criticità tende a vanificare lo sforzo teso al raggiungimento dell’obiettivo nazionale ed europeo del risparmio idrico. La necessità di raggiungere la copertura totale della popolazione costituisce ancora oggi la criticità più rilevante nella gestione del servizio di fognatura.
In particolare, casi di vetustà e di inadeguatezza fisica dell’infrastruttura fognaria sono stati riscontrati dal 67% del campione analizzato con riferimento a tratti delle condotte gestite, dal 44% per quanto riguarda gli impianti e dal 28% per gli scaricatori di piena, spesso da adeguare alle normative vigenti. Quasi la metà delle gestioni esaminate, pari a due terzi della popolazione, ha indicato come criticità prevalente l’assenza del servizio di depurazione in alcune aree – più o meno ampie – del territorio servito. Laddove esistenti, invece, gli impianti di depurazione risultano spesso inadeguati in termini di obsolescenza impiantistica e incompletezza dei trattamenti per garantire l’assoluto rispetto dei limiti di scarico previsti dalle norme vigenti (20% gestioni per una popolazione servita pari a un terzo del campione). A ciò si unisce l’ulteriore criticità legata all’eccessiva frammentazione del servizio, con presenza di impianti di dimensioni poco efficienti (30% delle gestioni che coprono il 55% della popolazione).

A fronte di questi elementi l’Autorità ha avviato un procedimento (deliberazione 90/2017/R/idr), che si concluderà entro l’anno, per integrare il sistema regolatorio vigente con norme specifiche in tema di qualità tecnica del servizio idrico integrato, o di ciascuno dei singoli servizi che lo compongono, nell’ambito del quale procedere a individuare un sistema di indicatori finalizzato, innanzitutto, alla rappresentazione dello stato infrastrutturale e operativo dei servizi idrici. Il procedimento si propone, inoltre, di definire i parametri di qualità tecnica dei servizi necessari per portare a compimento il meccanismo di promozione della qualità, stabilire i livelli minimi e gli obiettivi di qualità tecnica del SII, assicurare l’uniformità e la completezza delle modalità di erogazione del servizio, determinare gli obblighi di indennizzo automatico in favore degli utenti in caso di mancato rispetto degli standard fissati. Il tutto privilegiando indicatori quantitativi che rilevino le criticità nel punto della filiera ove si manifesta, attingendo agli esempi virtuosi emersi dalle analisi e alle esperienze estere già consolidate.
Le deliberazioni 89/2017/R/idr e 90/2017/R/idr sono disponibili sul sito.

[1] Il d.lgs. 152/06, all’articolo 149, individua, fra gli atti costituenti il Piano d’Ambito, la ricognizione delle infrastrutture e il Piano degli Interventi (PdI), stabilendo che: i. la ricognizione individua lo stato di consistenza e di funzionamento delle infrastrutture da affidare al gestore del servizio idrico integrato (comma 2); ii. il PdI specifica “le opere di manutenzione straordinaria e le nuove opere da realizzare, compresi gli interventi di adeguamento delle infrastrutture già esistenti, necessarie al raggiungimento almeno dei livelli minimi di servizio, nonché al soddisfacimento della complessiva domanda dell’utenza”, definendo per l’intera gestione gli obiettivi da realizzare, le infrastrutture a tal fine programmate e i tempi di realizzazione (comma 3). Il quadro normativo di riferimento di tutela e gestione della risorsa idrica, di cui al d.lgs. 152/2006, prevede livelli di pianificazione sovraordinati rispetto a quello d’Ambito Territoriale Ottimale (in particolare, quello regionale e quello di bacino distrettuale), con la necessità conseguente di verificare la coerenza delle strategie di intervento rispetto agli obiettivi identificati a ciascun livello sovraordinato.
[2] Con analogo procedimento, applicato a seguito della predisposizione dei Piani di intervento (PdI) secondo i criteri stabiliti dal primo Metodo Tariffario Idrico (MTI), l’Autorità aveva già potuto svolgere una prima mappatura delle criticità e delle attività connesse al SII, con l’emersione di alcune necessità di investimento precedentemente trascurate o non chiaramente esplicitate, ma anche di carenze redazionali e non nella predisposizione dei Piani stessi.