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Consumatori

ACQUA: lo studio shock per aumentare le tariffe, pagato dai consumatori

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Studio Blue Book, il conflitto di interesse tra le Utilities e gli interessi collettivi

Utilitatis, fondazione di Utilitalia, realizza studio con i soldi dei consumatori per chiedere soldi a questi ultimi

Utilitalia è l’associazione delle imprese idriche, energetiche e ambientali che promuove lo studio sui dati del servizio idrico denominato Blue Book, realizzato dalla Fondazione Utilitatis, con il contributo della Cassa Depositi e Prestiti (colui che gestisce il patrimonio dei risparmiatori postali), che ha analizzato 54 gestori e una popolazione di 31 milioni di abitanti.

Insomma, i gestori del servizio idrico chiedono più soldi ai consumatori e nel farlo pubblicano uno studio pagato proprio coni soldi dei risparmiatori postali.

Di questo il Presidente di Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe renderne conto ai consumatori. Per quali motivi finanzia uno studio con i soldi dei risparmiatori?

Questo studio viene sostanzialmente commissionato dalle imprese di settore per farci dire che necessitano di altri soldi per fare investimenti sugli acquedotti e così limitare le perdite ed intervenire sul fabbisogno di investimenti sulla “depurazione delle acque reflue”, l’11% dei cittadini infatti non è ancora raggiunto dal servizio di depurazione, secondo i loro dati.

Lo studio di Utilitalia evidenzia altri due fattori che pesano sul servizio idrico: investimenti ancora scarsi e tariffe più basse rispetto ad altri paesi europei. Rimaniamo dubbiosi su entrambi gli aspetti, sia perché ci sono città che arrivano a pagare cifre sproporzionate per un servizio che non viene loro offerto, per un’acqua che è ben lontana dall’essere potabile, eppure pagano per una depurazione che non viene effettuata.

Noi vogliamo vedere i dati dell’Authority, infondato lo studio di Utilitatis, è un ulteriore strumento per fare azione di lobby e per chiedere all’Autorità più soldi per fare investimenti, ma più soldi non equivalgono ad investimenti necessari ed utili, che invece andranno a nutrire ulteriormente l’inefficienza del management che viene collocato ad hoc da nomine politiche nazionali e locali, ingrossando ulteriormente le fila del clientelismo.

Il Blue Book di due anni fa servì a convincere l’Autorità al fine di cambiare la tariffa e spalmare la morosità su tutti i cittadini, infatti l’introduzione del nuovo metodo tariffario prevede che la morosità sul servizio idrico ricada su tutti gli utenti mediante questo meccanismo di “spalmatura”.

Pertanto non possono essere i consumatori a pagare 5 miliardi di investimenti all’anno, fabbisogno stimato da Utilitalia.

Va inoltre chiarito definitivamente il rapporto tra politica e gestori,e tra gestori e Utilitatis,  se analizziamo la provenienza e le nomine degli amministratori delegati dei 5 più grandi gruppi di settore risulta che:

Alberto Irace AD ACEA  vicino al PD (Fonte Formiche) Stipendio: C.a. 1.000.000€(impossibile avere dati certi dai bilanci societari sui singoli compensi degli amministratori)

Valerio Camerano AD A2A  vicino al PD (Fonte Formiche) 700.000€, Componente del consiglio direttivo di Federutility (ora Utilitalia)

Stefano Vernier AD Hera proviene da ENI ed ex consulente ENEL  stipendio 482.000€

Massimiliano Bianco Ad Iren ex Direttore Generale di Federutility (ora Utilitalia) stipendio 350.000€+ quota variabile del 25% a raggiungimento obiettivi

Nicola Di Donna Direttore generale di AQP, Compenso circa 200.000€ ex direttore generale di Federutility (ora Utilitalia)

 

Questi i top manager di 3 tra le 5 big Utilities  anche componenti degli organismi societari di Utilitalia che è fondatrice e soggetto che ha commissionato lo studio di Utilitatis: Giovanni Valotti Presidente A2A Spa, Filippo Brandolini Presidente di HERAMBIENTE, Catia Tomasetti Presidente di Acea Spa.

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Consumatori

Consumatori Italiani e Giapponesi si confrontano

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Study Visit 22 gennaio: delegazione giapponese presso Adiconsum e Centro Europeo Consumatori Italia per un confronto sulla tutela transfrontaliera del consumatore


 Il 22 gennaio, alle ore 10, presso la sede nazionale di Adiconsum e il Centro Europeo Consumatori Italia, ha avuto luogo la prima Study Visit del 2019: una delegazione di rappresentanti della Consumers Affairs Agency (agenzia governativa giapponese) e della Mitsubishi UFJ Research and Consulting, (società di ricerca e consulenza), sarà ospite di Adiconsum  e del Centro Europeo Consumatori per uno stimolante confronto sulla tutela del consumatore nelle controversie transfrontaliere. Le attività di assistenza e consulenza di Adiconsum e dell’ECC-Net, le modalità di gestione dei reclami e i rapporti con le autorità nazionali ed europe, costituiranno solo alcuni dei temi in agenda previsti per l’incontro di domani, la cui finalità è quella di comparare i due diversi sistemi di trattazione delle controversie transfrontaliere in materia  di consumo e valutare  future eventuali collaborazioni internazionali a tutela dei consumatori.

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Consumatori

Italiani e prima auto: tutto ciò che c’è da sapere nella ricerca di automobile.it

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Una ricerca svela i retoscena

L’arrivo della prima auto è un passaggio fondamentale nella vita di ogni automobilista e di ogni persona. Per questo motivo, con la propria prima auto si crea spesso un rapporto che va al di là delle caratteristiche tecniche del veicolo e degli utilizzi che se ne possono fare, siano essi relativi al lavoro, allo studio o allo svago. Quali sono, quindi, le caratteristiche che legano gli italiani alla loro prima auto?

La ricerca realizzata su un campione di 1.000 intervistati da automobile.it, sito di annunci di auto usate, nuove e Km 0, risponde a questa domanda mettendo in evidenza alcuni elementi salienti che caratterizzano questo rapporto. I risultati, racchiusi in una infografica, raccontano quali siano le preferenze degli Italiani quando si parla di prima auto e forniscono uno spaccato interessante del nostro Paese, che sembra essere particolarmente legato al Made in Italy: il 55% delle prime auto è una Fiat e la classifica è dominata da tre auto della casa torinese: 500, Panda e Punto.

Il podio delle marche più gettonate è completato dalla francese Renault, con modelli importanti come la Renault 4 e la Clio, e dall’americana Ford, con la Fiesta su tutte.

Differenze rilevanti si evidenziano anche tra uomini e donne; queste ultime, infatti, ottengono la prima auto in media due anni dopo rispetto agli uomini, a 22 anni e 7 mesi rispetto ai 20 anni e 6 mesi degli uomini. Uomini e donne hanno anche priorità diverse nella scelta della prima auto; se gli uomini si lasciano guidare soprattutto dal fascino del brand, le donne tendono a dare maggiore importanza alla sicurezza.

Nel complesso è tuttavia il prezzo la variabile che più influisce sulla scelta della prima auto; è stato indicato infatti dal 34% degli intervistati ed è seguito dall’alimentazione (9%) e dall’estetica (9%). Meno gettonati lo spazio interno e gli optional, definiti importanti soltanto dal 5% e dal 3% degli intervistati.

Anche su base geografica non mancano le differenze. Valle d’Aosta, Basilicata e Toscana sono le regioni più “giovani”, quelle in cui la prima auto arriva prima. Al contrario Molise, Marche e Veneto sono quelle in cui questo traguardo viene raggiunto più tardi, tra i 23 e i 24 anni.

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Consumatori

#10yearschallenge SOCIAL E TUTELA DATI: RISCHI E OPPORTUNITÀ

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Adiconsum:
Uso dei Social network sì,
ma senza perdere mai la consapevolezza
che qualsiasi cosa postiamo è di dominio pubblico.

Tra gli over 55, il 41% sono analfabeti funzionali,
i meno avveduti nell’uso responsabile di internet e dei social
21 gennaio 2019 – Non passa giorno che sui social non venga lanciata una nuova moda attraverso un hashtag accattivante per aumentare i “like” e condividere momenti o situazioni con i propri followers. L’ultimo in ordine di tempo, lanciato dal Social network Instagram e ripreso anche da Facebook e Twitter, si chiama #10yearschallenge e invita gli utenti social a postare foto di cose, luoghi, avvenimenti, pensieri, immagini personali relative ad un lasso di tempo di 10 anni (2009-2019).

Questo nuovo hashtag sta riscuotendo molto successo e anche perplessità, soprattutto per quello che ricorda il fatto di postare foto personali. 

Con l’occasione, Adiconsum vuole ricordare che postare una proprio foto sui social potrebbe essere sempre pericoloso, soprattutto perché le foto postate rimangono archiviate sulla piattaforma e diventano di sua proprietà e di chiunque riesca a carpirle e catalogarle. Non solo le foto, ma anche tutto ciò che postiamo, può permettere di tracciare un profilo dei nostri interessi, delle nostre amicizie, dei nostri pensieri, che possono venire immagazzinati per altri scopi. Tutto questo non accade, quindi, solo quando vengono lanciati nuovi hashtag e nuove iniziative, ma è la regola dei social e non dobbiamo mai dimenticarla.

Una recente ricerca dell’Osservatorio Isfol ha rilevato che nel nostro Paese, tra gli over 55enni, gli analfabeti funzionali, cioè coloro che non sono mai stati o che non sono più in grado di leggere e comprendere una notizia, di interpretarla, di modularla, nonché di discernere tra notizie vere e fake news, raggiungono il 41%.

L’uso non consapevole di internet da parte degli analfabeti funzionali, ma anche da parte dei giovani, può diventare un terreno fertile per chi vuole fare business con la raccolta di dati personali.

Anche se non è una novità che i dati non sono solo di nostra proprietà, vero è che possiamo limitarne la loro diffusione adottando una serie di comportamenti più responsabili e consapevoli, durante la navigazione in internet, non togliendo nulla al desiderio di condividere i nostri momenti con gli amici.

Consigli Adiconsum

·       Controlla sempre le impostazioni relative alla privacy
·       Pensa e seleziona quello che pubblichi su internet
·       Non dimenticare mai che la rete è un luogo pubblico, dove si può prelevare tutto ciò che si trova e riutilizzarlo a nostra insaputa
·       Rispetta la netiquette, l’insieme di regole da osservare sui social network.

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