Atteso da tempo è uscito la scorsa settimana il provvedimento dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (25 giugno 2013 numero 273/2013) per la restituzione della componente della Tariffa del Servizio Idrico relativa alla remunerazione del capitale investito agli utenti finali, a seguito dell’esito del noto referendum dell’estate del 2011.

A parte le numerose osservazioni di carattere economico che per semplicità di lettura riassumerò velocemente a fondo intervento, mi preme attirare l’attenzione su un fatto clamoroso, eclatante, purtroppo specchio del sistema “servizio idrico” nel nostro Paese.

Il fatto è che non ci si capisce nulla.

Tra i “visti”, i “considerato che” e i “ritenuto che” troviamo per 10 delle 12 pagine totali del provvedimento, leggiamo solo contraddizioni, percorsi difficili se non impossibili, portatori di interessi che dovrebbero stare dalla stessa parte (Associazioni di consumatori, Comitati referendari, singoli utenti) che hanno “posizioni spesso dicotomiche” (letterale): figuriamoci poi questi visti come insieme rispetto agli altri due vertici del triangolo ove si gioca questa partita cioè Autorità e Gestori.

Tante e cotante istanze, osservazioni, riferimenti, giustificazioni che chi non è esperto (ma MOLTO esperto) si perde con facilità.

Si potrebbe anche osservare che sempre l’Autorità ha agito in questo modo e che anche per i provvedimenti sul gas e sull’energia elettrica ha sempre costruito sostanziose premesse che in effettifanno parte fondamentale del corpo dei Provvedimenti.

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