Firenze, 12 settembre 2014. Dopo la sentenza della Cassazione che ci ha dato ragione per il rimborso dell’indesiderato sistema operativo Windows sul proprio computer, rimandiamo una vignetta del 2005, quando ha avuto inizio questa vicenda che ci ha portato alla sentenza finale della Cassazione.

Una sentenza di Cassazione (19161/2014) ci ha dato ragione nel sostenere che il sistema operativo Windows non e’ parte integrante del pc, e quindi ha ordinato a Microsoft di rimborsarci quanto pagato in merito (1). Sentenza che conclude un iter che avevamo intrapreso nel 2005 ricorrendo al giudice di pace che ci aveva dato ragione nel 2007 (2); Micfosoft aveva impugnato la sentenza in Appello, e nel 2010 la ragione ci era stata ancora riconosciuta (3); nel frattempo avevamo fatto ricorso anche all’Antitrust, che anch’esso aveva riconosciuto le nostre ragioni come valide (4).
Ora il punto fermo messo con la sentenza di Cassazione apre le porte ad una valanga di ricorsi che potrebbero essere accolti dai venditori di pc anche dopo la prima raccomandata A/R in cui si intima il rimborso e, nel caso cio’ non dovesse accadere, l’eventuale iter giudiziario che consigliamo sarebbe piu’ facile.
Per cui, consigliamo di procedere subito con una messa in mora, tramite raccomandata A/R, al produttore del proprio pc (o altro supporto in cui si trova sempre gia’ installato un software Microsoft che non si vuole utilizzare). Qui il nostro facsimile

Aduc