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Acquisti online e nei locali commerciali: in arrivo maggiori tutele a favore dei consumatori

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Martedì 28 maggio il Parlamento Europeo ha approvato due direttive che rafforzano i diritti dei consumatori europei che acquistano beni o servizi nei locali commerciali così come attraverso internet.
Le due direttive saranno ora sottoposte all’approvazione formale dei ministri dell’UE ed entreranno in vigore dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Successivamente dovranno essere recepite dagli Stati membri (al più tardi entro due anni e mezzo).

Le nuove tutele, riguardanti i contenuti digitali (ovvero social media, musica, film, app, giochi e programmi per computer) e le vendite di beni, mirano ad armonizzare i diritti contrattuali fondamentali, come i rimedi disponibili per i consumatori in caso di mancata conformità o funzionamento e le modalità di utilizzo di tali rimedi. Mirano, inoltre, a garantire un migliore accesso per i consumatori e le imprese a beni e servizi online in tutta Europa ed ad una maggiore protezione durante il download di musica, video, app, in attuazione di quanto previsto dalla strategia del mercato unico digitale

I consumatori che acquistano o scaricano musica, app, giochi o utilizzano servizi cloud saranno più tutelati anche quando, il corrispettivo per il servizio ricevuto, è rappresentato dai dati personali forniti al prestatore. Inoltre, se i contenuti o servizi digitali dovessero essere difettosi e non dovesse essere possibile risolvere il problema in tempi ragionevoli, il consumatore avrà diritto a una riduzione del prezzo o a un rimborso integrale entro 14 giorni.
Se un difetto dovesse manifestarsi entro un anno dalla data della fornitura, la nuova disposizione presume l’esistenza dello stesso sin dal principio, sollevando il consumatore dall’onere della prova (inversione dell’onere della prova); il termine di un anno non si applicherà, inoltre, in caso di forniture continue e l’onere della prova in ipotesi di non conformità, rimane a carico del fornitore/venditore per tutta la durata del contratto così come il periodo di garanzia.

Due le ipotesi in cui sarà possibile, per i professionisti, modificare le condizioni contrattuali degli abbonamenti con contenuti digitali: 
– se previamente previsto nel contratto medesimo, 
– se il consumatore è avvisato con ragionevole anticipo ed è autorizzato a rescindere il contratto, almeno entro 30 giorni dalla notifica della modifica.

Le nuove tutele introdotte dalla direttiva sulle vendite di beni si applicheranno sia alle vendite online che offline, ovvero al consumatore che acquista un elettrodomestico, un giocattolo o un computer attraverso Internet o in negozio.
La direttiva sulla vendita di beni mira a garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in tutta l’UE ed a creare certezza giuridica per le imprese che desiderano vendere i propri prodotti in altri Stati membri. Armonizza alcuni diritti contrattuali, come i rimedi disponibili per i consumatori se un prodotto non funziona bene o è difettoso e le modalità di utilizzo di tali rimedi.
Anche i prodotti contenenti elementi digitali (ad esempio frigoriferi “intelligenti”, smartphone e TV o orologi collegati) sono oggetto di questa direttiva. 
I consumatori che acquistano questi prodotti avranno diritto a ricevere gli aggiornamenti necessari al buon funzionamento di tali prodotti durante un ragionevole periodo di tempo, tenendo conto della tipologia e dello scopo dei beni e degli elementi digitali.

Il venditore sarà responsabile del difetto di conformità che si manifesta entro due anni dal momento della consegna al consumatore del prodotto (gli stati membri potranno introdurre o mantenere un periodo di garanzia legale più lungo, in accordo con le leggi nazionali, al fine di mantenere lo stesso livello di protezione del consumatore già esistente in alcuni paesi). L’inversione dell’onere della prova a favore del consumatore sarà esteso ad un anno in luogo dei 6 mesi, previsti dalla normativa vigente. Gli Stati membri tuttavia potranno estendere tale diritto a due anni.

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ANTITRUST SOSPENDE l’attività di vendita dei prodotti non disponibili www.tigershop.it e www.tecnotradeshop.it.

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Comunicato stampa del 21/06/2019 di Agcm

Riportiamo integralmente

Antitrust: vendite online, sospesa l’attività di commercializzazione di prodotti non disponibili da parte di due siti 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, a seguito dell’avvio di due procedimenti istruttori, ha adottato due distinti provvedimenti cautelari nei confronti delle società Tiger Group S.r.l. e Tecnotrade S.r.l.s., attive nella vendita online di prodotti di telefonia, elettronica e informatica, attraverso i siti Internetwww.tigershop.it e www.tecnotradeshop.it
Nello specifico, è stato ordinato alle società di sospendere ogni attività diretta alla vendita di prodotti non disponibili e all’addebito anticipato di corrispettivi per beni che non risultino in giacenza nei magazzini o che non siano comunque pronti per la consegna. 
Le società Tiger Group S.r.l. e Tecnotrade S.r.l.s. dovranno comunicare l’avvenuta esecuzione di quanto disposto nei due distinti provvedimenti di sospensione entro 10 giorni dal loro ricevimento. 
L’intervento si inquadra in una più ampia strategia, già da tempo perseguita dall’Autorità, volta ad assicurare il corretto ed equilibrato sviluppo delle vendite on line anche attraverso l’organica repressione di fenomeni quali la mancata consegna della merce ordinata e regolarmente pagata dai consumatori, gli ostacoli al rimborso delle somme versate e all’esercizio del diritto di recesso, nonché la divulgazione di informazioni false in merito al reale stato degli ordini di acquisto e alle effettive tempistiche di consegna degli stessi. 

Roma, 20 giugno 2019

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Con la scusa dei punti per Pannolini “acchiappavano consensi illecitamente”

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Per poter partecipare ad un programma di raccolta punti
e usufruire così di piccoli vantaggi il cliente non deve
essere obbligato ad esprimere il consenso a ricevere
pubblicità. Il principio è stato ribadito dal Garante
privacy che ha vietato a una nota marca di pannolini
l’ulteriore trattamento per finalità promozionali dei dati
di oltre un milione e mezzo di persone, acquisiti in modo
illecito mediante il form “raccolta punti” del sito della
società. Dagli accertamenti svolti dal Garante in
collaborazione con il Nucleo speciale privacy della
guardia di finanza, a seguito di una segnalazione, è
emerso che solo nei primi due mesi del 2018 la società
ha inviato newsletter promozionali a circa un milione di

indirizzi e-mail raccolti e utilizzati senza un valido
consenso.
Ai clienti interessati alla raccolta punti, infatti, non
veniva data la possibilità, come richiesto dalla normativa,
di esprimere un consenso libero e specifico per le singole
finalità di trattamento che la società intendeva svolgere,
tra le quali vi era appunto l’attività promozionale. Per
poter completare la registrazione e aderire al programma
di fidelizzazione i clienti erano invece obbligati a
rilasciare due consensi generici, uno per la società e uno
per i marchi collegati.
Oltre a disporre il divieto, il Garante ha ingiunto alla
società, qualora intenda svolgere attività promozionali, di
modificare il form di raccolta dati presente sul sito,
affinché gli utenti possano esprimere un consenso libero
e informato per tale finalità.
Per i trattamenti illeciti è stata applicata una sanzione
amministrativa che la società ha già pagato.

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L’Agente di riscossione non dispone degli atti di notifica delle cartelle di pagamento? Il debito può essere annullato

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Il Movimento Difesa del Cittadino dà notizia di un’importante vittoria per i contribuenti vessati da notifiche di atti di intimazione di pagamento, pignoramenti su conti correnti bancari, iscrizioni ipotecarie, fermi amministrativi.

Come segnalato dalla sede di MDC Roma Ovest, e dall’Avv. Dalila Loiacono, il Giudice di Pace di Roma, con la sentenza n. 5665/19 ha affermato che “l’Amministrazione è tenuta a rispettare le cadenze imposte dalla legge, in base alle quali la notificazione della cartella costituisce un adempimento indefettibile. Nella predetta sequenza, quindi, l’omissione della notificazione di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che determina la nullità dell’atto consequenziale notificato, nullità che può essere fatta valere dal contribuente con l’impugnazione dell’atto consequenziale.

Divenuti giuridicamente inesistenti gli atti presupposti, l’atto notificato è improduttivo di effetti e, pertanto, va dichiarato inefficace.

La dichiarazione di inefficacia dell’atto impugnato, quindi, estingue il diritto del Concessionario di procedere difettando validi titoli esecutivi”.

In conclusione, l’Avv. Dalila Loiacono dichiara che l’azione esecutiva è soggetta alla corretta e rituale notifica degli atti prodromici. Diversamente, l’Agente della riscossione non può procedere nei confronti del contribuente.

Mdc si augura che la sentenza in parola costituisca un esempio virtuoso di giustizia.

Invitiamo i cittadini in difficoltà a rivolgersi alla sportello SOS Equitalia di MDC Roma Ovest, tel. 06/88642693, e mail romaovest@mdc.it

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