Nella propria riunione del 4 maggio 2017, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso le due istruttorie avviate alla fine di settembre 2016 nei confronti del gruppo Enel e di Sorgenia per possibili comportamenti abusivi per prezzi eccessivamente gravosi nell’offerta a Terna dei servizi di dispacciamento necessari a garantire l’esercizio in sicurezza della rete elettrica, nella zona di Brindisi.
I procedimenti erano stati avviati su segnalazione dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, secondo la quale Enel e Sorgenia, approfittando dell’esistenza di vincoli della rete di trasmissione di energia elettrica nella zona di Brindisi, avrebbero fatto leva sulla possibile posizione di controparte commerciale obbligatoria del gestore della rete Terna per imporre a quest’ultima prezzi eccessivi, che si riversavano immediatamente in bolletta attraverso un incremento del c.d. uplift, ovvero della voce che serve a remunerare i costi sostenuti dalla stessa Terna.

L’istruttoria avviata nei confronti di Enel è stata chiusa con l’accettazione di impegni che consentono un importante contenimento, per il tempo necessario allo sviluppo infrastrutturale della rete locale, dei costi sostenuti da Terna nell’acquisto dei servizi di dispacciamento.
Enel si è infatti auto-imposta, per gli anni 2017, 2018 e 2019, un limite massimo alla redditività del proprio impianto di produzione di energia elettrica di Brindisi Sud che garantirà una riduzione dei costi in bolletta per le famiglie e le imprese pari a 507 milioni di euro per questi tre anni, rispetto ai costi di remunerazione dell’impianto previsti dai tradizionali criteri regolatori.

Più in generale, inoltre, attraverso ulteriori impegni relativi ai propri comportamenti di offerta sul mercato all’ingrosso, Enel ha notevolmente circoscritto la possibilità che Terna debba acquistare servizi di dispacciamento, eventualmente a prezzi elevati, anche dagli altri operatori presenti nell’area di Brindisi, quali Sorgenia, il cui procedimento è stato contestualmente chiuso rilevando l’assenza dei presupposti di legge per intervenire nei suoi confronti.

Roma, 5 maggio 2017