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Aicpe: «Promuovere la donazione dei corpi per migliorare la cura dei pazienti»

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La donazione del corpo a fine scientifico è una pratica consolidata all’estero, ma praticamente sconosciuta in Italia, con conseguenze negative sulla formazione dei medici. Per cercare di uscire da questa situazione di impasse, in occasione della Giornata nazionale della Donazione e Trapianto di Organi e Tessuti l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) lancia un appello per promuovere la donazione dei corpi alla scienza.

«In tutti i settori della chirurgia, l’apprendimento eseguito su cadaveri consente di migliorare notevolmente la preparazione dei medici – afferma Giovanni Botti, presidente di Aicpe -. Purtroppo nel nostro Paese la cultura della donazione dei corpi non è diffusa, a differenza di quanto avviene all’estero Attualmente le difficoltà nel reperimento delle risorse necessarie costringono molti chirurghi ad andare all’estero per imparare tecniche nuove o perfezionarsi».

Aicpe si è fatta promotore dell’iniziativa in occasione di una giornata dedicata alla sensibilizzazione e all’informazione per promuovere la cultura del dono, anche post mortem: «Donare il proprio corpo alla scienza è un atto di generosità che serve per migliorare la formazione dei medici e, di conseguenza, la cura ai pazienti. Non servono requisiti particolari e questo non esclude la possibilità di donare anche i propri organi: sono due pratiche che perseguono finalità diverse e che non si escludono a vicenda» afferma il presidente Aicpe.

Migliorare il training medico, nel settore della chirurgia plastica estetica, come in tutti gli altri settori della chirurgia, è fondamentale per aumentare la soddisfazione e la sicurezza dei pazienti. L’obiettivo è far sì che anche in Italia la dissezione dei corpi non sia più un’eccezione, ma la regola. Per questo Aicpe sta cercando di coinvolgere anche altre realtà del mondo scientifico e accademico.

A cosa serve la donazione dei cadaveri? In campo chirurgico serve ai giovani chirurghi per fare pratica e a quelli già esperti per sperimentare nuove tecniche o per esercitarsi in caso di interventi particolarmente complessi.
Perché in Italia non si fanno dissezioni di cadavere? È una pratica permessa dalla legge e appoggiata dalla Chiesa, come dimostra anche il caso della Spagna, dove sono molto diffuse. Semplicemente, gli italiani non sono informati della possibilità di poter donare il proprio corpo e non sanno che questo può contribuire a formare medici competenti.

Come funziona nel resto del mondo? Negli altri paesi occidentali è una realtà consolidata. Solo in Austria in un anno vengono donati 42mila corpi. Qualche anno fa sugli autobus in Olanda compariva una pubblicità che invitava a donare il proprio corpo per il training medico. In alcuni posti hanno addirittura dovuto bloccare le donazioni, in quanto erano in eccesso. In tutti i paesi europei si organizzano regolarmente corsi per chirurghi e spesso i partecipanti sono proprio italiani.

Non c’è il rischio che mi dissezionino mentre sono ancora vivo? Assolutamente no. Per essere certi che una persona sia davvero morta si eseguono diversi esami, tra cui l’elettrotanatogramma, un elettrocardiogramma che dura venti minuti e il cui tracciato piatto certifica legalmente la morte.

Quali requisiti deve avere un cadavere per poter essere donato? Tutti i cadaveri si possono donare alla scienza, anche quelli di persone anziane. Sono esclusi quelli con un interesse giudiziario, su cui deve essere fatta l’autopsia, perché in questo caso può essere chiesta la manipolazione della salma a distanza di anni.

Quanti interventi si possono fare su un cadavere? Tanti, una sessantina, anche un centinaio di interventi su tutte le parti del corpo.

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Salute

Le vacanze estive aumentano il rischio di sovraesposizione dei bambini ai dispositivi mobile

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Le madri sono meno permissive che i padri: 6 su 10 non lasciano il telefono ai propri figli durante le vacanze estive
● I più piccoli si collegano per vedere video, mentre i più grandi vanno diretti ai Social Network
● Nella fascia di età tra i 4 e gli 11 anni il tempo medio di uso dello smartphone è di 1 ora e mezza al giorno

Luglio 2019. Sono arrivate le vacanze estive, i giorni più attesi dell’anno per dimenticarsi della routine e godere della famiglia. Tuttavia, l’organizzazione dei viaggi con bambini e adolescenti può trasformarsi in
una continua ricerca da parte dei genitori per capire quale sia il modo migliore di intrattenere i propri figli.
Le nuove tecnologie sono sempre più integrate in tutto ciò che circonda i più piccoli. Genitori, zii, fratelli maggiori e addirittura le persone che si incrociano per strada o sui mezzi pubblici, non sembrano staccare
nemmeno per un momento il proprio sguardo dai propri smartphone. Come se fosse un’estensione del braccio umano. A ogni ora e in ogni contesto. Anche in estate. Con pochissime eccezioni.
Davanti a questo panorama e in occasione dell’alta stagione dei viaggi estivi in famiglia, qual è il comportamento di genitori e figli in relazione ai dispositivi mobile? La differenza di opinioni è servita.
Un recente studio di Tiendeo.com, compagnia leader nei servizi drive-to-store per il settore retail, fissa in 53 la media dei minuti che i bambini minori di 11 anni trascorrono facendo uso di smartphone e tablet dei
genitori durante le vacanze estive.
Attaccati allo schermo per vedere video e consultare le reti sociali
Per i lunghi tragitti in macchina, o soffocanti attese sotto il sole per una visita culturale, all’ingresso di un parco acquatico o nei ristoranti. Questo tipo di dispositivi sembra essersi trasformato in un compagno di
viaggio. A livello europeo, si stima che i bambini facenti parte della fascia d’età 4-11 anni destinano quasi un’ora e mezza al giorno durante le vacanze all’uso di smartphone e tablet (81 minuti per la precisione),
mentre tra i 12 e i 15, 72 minuti. È significativo anche il dato sull’uso che ne fanno i neonati e bambini di età inferiore ai 3 anni: 28 minuti al giorno.
Le distinte attività realizzate da dispositivo seguono anch’esse uno schema generale in accordo con l’età:
i più piccoli trovano canali per vedere video, serie e film per bambini e ragazzi, oppure giocano con le app. Nell’estremo opposto, i più grandi concentrano le loro energie e il loro tempo immersi nei Social Network.

Lo studio realizzato con oltre 500 utenti della piattaforma, indica che maggiore è l’età dei figli, maggiore è la preferenza per l’uso dello smartphone. Circa la metà dei minori di 11 anni preferisce il tablet, ma
raggiunta l’adolescenza, lo smartphone non ha rivali, e molto spesso ne posseggono uno personale.
I genitori considerano l’uso dello smartphone non idoneo ai propri figli
Oltre la metà dei genitori intervistati afferma che non lascia il telefono ai propri figli durante le vacanze: mentre con i bambini sotto gli 8 anni sono più rigidi, a partire da questa età i genitori si mostrano molto meno esigenti. Il motivo principale è che quando si tratta di bambini di età compresa tra 0 e 11 anni, in generale, non si considera l’uso dello smartphone un passatempo sano.
Invece, quando si tratta di ragazzi adolescenti, il motivo principale è un altro: i genitori non lasciano il telefono per evitare un consumo eccessivo di dati e minuti di chiamate e per non rischiare di rimanere senza batteria.
Per quanto riguarda la divisione di genere, le madri si mostrano meno flessibili dei padri durante le vacanze estive: il 57% delle intervistate dichiara di non lasciare il telefono ai propri figli.

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Il medico adesso lo prenoti on line

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Milano, 1 luglio 2019 – A poco più di un mese dal nuovo round di investimenti di Serie E pari a 80 milioni di euro da parte di One Peak Parteners e Goldman Sachs Private Capital Investing, in partecipazione con gli investitori già esistenti, Piton Capital ed ENERN Investments, MioDottore – piattaforma leader in Italia e nel mondo specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo Docplanner – annuncia una nuova partnership con Google, che ha l’obiettivo di fornire agli utenti un modo ancora più semplice per trovare in breve tempo lo specialista della salute che stanno cercando e prenotare direttamente online le visite mediche.

MioDottore mette a disposizione del motore di ricerca dettagli e informazioni certificate sui professionisti della salute presenti sulla piattaforma. Cercando uno specialista tramite Google, verrà visualizzata la rispettiva scheda di Google My Business, con informazioni sempre aggiornate sugli orari di apertura dello studio medico, indirizzo, contatti e foto. Inoltre, l’utente potrà prenotare direttamente la visita, con un semplice clic, collegandosi alla piattaforma MioDottore, dove saranno visibili non solo le disponibilità di agenda del medico, ma anche le recensioni di altri pazienti, i prezzi delle prestazioni mediche e la sezione “Chiedi al Dottore, con il contributo dello specialista alla risoluzione di dubbi o domande degli utenti.

“La partnership con Google è l’ulteriore conferma dell’impegno di MioDottore per offrire soluzioni sempre più innovative, capaci di rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più digitale e aiutare gli specialisti nella comunicazione con i pazienti, come la scheda clinica e la fatturazione digitale, che abbiamo lanciato a febbraio di quest’anno e che semplificano tutte le fasi del lavoro dei nostri medici,” spiega Luca Puccioni, CEO di MioDottore“Il nostro obbiettivo è quello didare sempre più visibilità ai nostri professionisti e alle nostre strutture mediche e facilitare ancora di più l’incontro tra pazienti e dottori.”

La funzione di ricerca e prenotazione su Google My Business rappresenta un notevole vantaggio in termini di semplificazione per gli utenti, che possono fruire del servizio anche in vacanza o lontano da casa e far fronte a qualsiasi imprevisto, pur non essendo pratici del luogo in cui ci si trova o non avendo nessuno che possa consigliare uno specialista in zona. Inoltre, consente ai medici di incrementare il flusso di pazienti, aumentando la loro visibilità online e rendendoli facilmente reperibili in caso di consulti e contribuisce a consolidare la loro autorevolezza professionale, grazie alle informazioni certificate dalla piattaforma.

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Studio europeo, ricostruisce la natura genetica del grano

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Ricostruita geneticamente la storia evolutiva del frumento

per preservarne la biodiversità e migliorarne il futuro

Il CREA è l’unico partner italiano del consorzio internazionale, finanziato dal progetto europeo WHEALBI, che ha parzialmente risequenziato per la prima volta ben 500 linee di frumento, per capire come 10.000 anni di selezione naturale, adattamento all’ambiente e selezione umana hanno portato oggi al cereale più coltivato al mondo, così come lo conosciamo. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature Genetics” è firmato da oltre 29 autori di 8 diversi paesi, tra cui, appunto, due ricercatori italiani, Alessandro Tondelli e Luigi Cattivelli, del CREA Genomica e Bioinformatica, che hanno organizzato la caratterizzazione di campo ed analizzato i relativi dati di tutti frumenti utilizzati nel lavoro.

La premessa Il grano tenero ha un “supergenoma” – responsabile della sua straordinaria capacità di adattamento ambientale – e si è evoluto tramite due eventi di ibridazione naturali. Il primo, circa mezzo milione di anni fa, da cui si sono originati tutti i frumenti duri, è il risultato di un incrocio tra due specie di frumento selvatico: una del genere Aegilops, oggi probabilmente estinta, e il Triticum urartu. Il secondo, risale a circa 10.000 anni fa, e coinvolge un discendente del primo incrocio e un altro frumento selvatico (Aegilops tauschii) ed è proprio allora che ha origine il grano tenero.

Il lavoro I ricercatori hanno sequenziato parzialmente il genoma dei circa 500 frumenti che rappresentano la diversità genetica globale dei frumenti (monococchi, farri, duri, teneri, spelta, moderni, antichi, popolazioni locali, coltivati e selvatici) per capire da quale frumento antico, selvatico, monococco o farro derivano i geni che abbiamo nei frumenti moderni e come sono giunti sino a noi. In generale, viene confermato quanto già noto sulla storia evolutiva dei frumenti, anche se si chiariscono alcuni dettagli sinora molto controversi. E’ emerso che il farro ed il frumento duro sono stati selezionati a partire dai farri selvatici in parallelo ed indipendentemente l’uno dall’altro e non uno successivamente all’altro (il farro coltivato dal farro selvatico e poi il duro a partire dal farro coltivato), come si era sempre creduto. Allo stesso modo, il frumento tenero deriva da un incrocio tra un frumento duro (e non un farro) e A. tauschsii e, solo successivamente, dal frumento tenero si evolve il frumento spelta che, di conseguenza, è il frumento di più recente origine.

Infine, un’analisi accurata dei frumenti teneri moderni suggerisce una suddivisione genetica tra i frumenti dei paesi dell’Europa occidentale e quelli dell’Europa orientale, un effetto collaterale della guerra fredda, che ha bloccato per decenni lo scambio di germoplasma tra paesi NATO e paesi del patto di Varsavia.

Le ricadute “Abbiamo individuato i geni che hanno reso e rendono differente una varietà o una popolazione locale di grano tenero dall’altra – spiega Luigi Cattivelli, uno dei due autori italiani della ricerca nonchè direttore del CREA Genomica e Bioinformatica – un risultato importante che ci permette di conoscere a fondo la biodiversità e quindi di preservarla al meglio, fornendoci anche un prezioso patrimonio di informazioni genetiche da utilizzare per migliorare in modo sostenibile una coltura che costituisce l’alimento base per oltre un terzo della popolazione umana mondiale”.

Il lavoro pubblicato in Nature Genetics dal titolo “Tracing the ancestry of modern bread wheats” può essere scaricato a questo link https://doi.org/10.1038/s41588-019-0393-z

Contatto stampa: Cristina Giannetti cell 345 0451707

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