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Al via 200 nuovi controlli congiunti Autorità e GdF anche per le tariffe idriche applicate

nel piano 2015 focus su correttezza dati per riconoscimenti in tariffa idrica

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Milano, 30 aprile 2015 – Nel 2015 saranno circa 200 le nuove ispezioni e controlli tecnici che l’Autorità per l’energia e il Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza svolgeranno insieme a tutela dei consumatori. Un piano di vigilanza congiunto nei settori gas, energia elettrica e idrico che quest’anno dedicherà particolare attenzione anche alla verifica delle spese di investimento dichiarate dalle imprese per il calcolo delle tariffe, per evitare che nelle bollette degli utenti vengano riconosciuti costi non dovuti o non strettamente legati al servizio. Previsti anche nuovi controlli sulla qualità dei call center e sulla corretta applicazione dei bonus di sconto. Sono queste le principali linee di sviluppo del ‘Piano dei controlli 2015’ definite dal Presidente dell’Autorità Guido Bortoni e dal Gen. C.A. Vincenzo delle Femmine durante l’annuale incontro tra i vertici dell’Autorità e il Comando dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza.
Oltre alle tradizionali attività di ispezione, dedicate ad esempio alla sicurezza gas, alla continuità del servizio elettrico e al settore idrico, la vigilanza si concentrerà quindi anche sull’analisi dei documenti presentati dalle imprese relativi agli investimenti per la realizzazione delle infrastrutture regolate (reti di distribuzione e trasporto di gas elettricità e acqua). Le prime verifiche congiunte sono state già avviate nell’ambito dell’indagine conoscitiva 256/2014/E/COM.
Per garantire sempre più efficacia a questo tipo di controlli Autorità e GdF hanno deciso di incrementare le attività di verifica documentale e ispettiva1utilizzando anche le risorse in precedenza impiegate nella vigilanza sulla c.d. Robin Hood Tax . Sempre in materia tariffaria, nel Piano 2015 vengono confermati i controlli sugli incentivi riconosciuti per miglioramenti della qualità del servizio e particolare attenzione sarà dedicata alle tariffe applicate nel settore idrico, dove, oltre ai costi di investimento dichiarati, sarà verificata l’effettiva restituzione della quota di remunerazione del capitale investito nel periodo 21 luglio 2011 – 31 dicembre 2011, abolita dal referendum. Vengono poi confermate tutte le verifiche legate in particolar modo al rispetto della regolazione su potere calorifico, pressione e grado di odorizzazione del gas, così come l’effettiva funzionalità del pronto intervento gas. Al via anche la vigilanza congiunta sulla trasparenza e l’integrità dei mercati energetici all’ingrosso, REMIT2.
I risultati del Piano di controlli 2014
Anche nel 2014 sono state circa 200 le ispezioni compiute in collaborazione tra Autorità energia e Guardia di Finanza. Tra i principali risultati, vanno ricordati i circa 15 milioni di euro recuperati grazie ai controlli già effettuati lo scorso anno sul valore degli investimenti nella distribuzione gas remunerati ai fini tariffari. E’ stimabile in circa 14,5 milioni di euro invece il minore impatto per i settori elettrico e gas derivante dai controlli sugli incentivi riconosciuti per la qualità del servizio e sul corretto operato delle imprese nel riconoscimento degli indennizzi dovuti. Nel settore idrico sono stati avviati i primi procedimenti sanzionatori e, dove si sono riscontrate irregolarità, saranno ridotte le tariffe riconosciute, in particolare sui ricavi da riconoscere al gestore, cioè il valore su cui è basato il calcolo delle tariffe dei clienti finali. Più in generale va infine ricordato che nel corso del 2014 l’Autorità ha irrogato sanzioni per oltre 11 milioni di euro.
I controlli hanno poi portato a 2 denunce penali per mancata odorizzazione del gas su 68 controlli effettuati e all’avvio di 4 procedimenti sanzionatori (su 51 imprese controllate) per mancato rispetto delle norme sul pronto intervento gas.
Da segnalare infine l’effetto deterrente delle ispezioni che, in alcuni ambiti (ad esempio nei casi di connessione di impianti produttivi), ha contribuito a raggiungere un sostanziale rispetto delle regole, con una conseguente forte riduzione del numero dei reclami.

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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