“Sì alla lotta agli sprechi, ma non a spese della qualità dei prodotti”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), commentando la proposta, al vaglio dell’Unione Europea, sull’abolizione delle date di scadenza sui prodotti a lunga conservazione.
“Ogni anno finisce nella spazzatura un terzo di tutto il cibo prodotto”, afferma Dona (segui @massidona su Twitter) e aggiunge: “gli sprechi domestici, spesso, dipendono dalla scarsa abilità nel fare la spesa (preparare la lista è sempre un’ottima abitudine da seguire) e dagli errori nella conservazione degli alimenti, ma la strada della deregulation delle date di scadenza di alimenti come la pasta, il riso, il caffè, i biscotti e i formaggi duri non è la strada migliore per tutelare gli interessi dei consumatori”.
“E’ bene ricordare -spiega Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare dell’Unc- la differenza tra la dicitura ‘da consumarsi entro…’ e quella “da consumarsi preferibilmente entro…”: l’avverbio ‘preferibilmente’ cambia di molto le cose in quanto indica che, dopo quella data, questi alimenti potrebbero essere consumati senza particolari preoccupazioni per la salute; quel che si potrebbe modificare sono le proprietà organolettiche (sapore, odore e consistenza). Inoltre, oltre il periodo di scadenza, alcuni micronutrienti (vitamine ed antiossidanti) potrebbero degradarsi e far perdere qualche proprietà nutritiva all’alimento”.
“Infine – aggiunge Macrì”- potrebbe crearsi un mercato parallelo, per cui eventuali eccedenze di produzione o fondi di magazzino potrebbero essere immesse nei circuiti commerciali a prezzi favorevoli per i rivenditori che, a questo punto, verrebbero a trovarsi unici arbitri della gestione degli alimenti. Teoricamente un panettone o un torrone non venduti durante le feste natalizie, potrebbero essere rimessi in vendita nel Natale successivo”.