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Alitalia, taxisti e non solo. Chi paga? Il solito consumatore. E’ guerra? Meno male che c’e’ l’Ue

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Firenze, 23 Febbraio 217. Alitalia agonizzante e il ministro dei Trasporti fa sapere ai dipendenti che loro non pagheranno errori e colpe dei manager. I taxisti mettono a ferro e fuoco la capitale e il Sindaco di questa citta’ dice che e’ con loro, mentre il solito ministro da’ loro ragione e prende solo un po’ di tempo per ratificare.
Sono solo due recenti episodi della via dell’economia italiana alle liberalizzazioni, Tra un dl Milleproroghe (che -il nome stesso…- e’ la sconfitta di un Paese che dovrebbe basarsi su certezza dei doveri e dei diritti, e dei tempi) e un dl Concorrenza che non vede mai l’alba e che quando arrivera’, dubitiamo che non sara’ lacerato.
Alitalia. I manager che dovrebbero pagare non ci sono piu’ da tempo, lasciati andare con liquidazioni da far impallidire anche il piu’ risoluto monopolista. Quindi, se non la si butta via, dopo aver cercato senza successo di fregare Etihad, a pagare non potranno che essere i contribuenti, cioe’ noi utenti e consumatori.
Taxisti. Con pugni di metallo (in senso letterale) hanno ottenuto la promessa che continueranno a gestire monopolisticamente il disservizio (in termini quantitativi ed economici), facendo compagnia ai divieti per i bus lowcost (Flixbus). Uber probabilmente continuera’ in qualche modo, piu’ o meno illegale perche’ -negarlo e’ fare a pugni con l’evidenza- l’offerta e’ troppo bassa e costosa rispetto alla domanda e -come accade per gli spinelli- anche se me li vieti io me li faccio lo stesso e il mercato parallelo/clandestino e’ pronto a servirmi. Anche qui, chi paga? Il solito consumatore, con l’aggravante che gli viene anche impartita una bella lezione di illegalita’, cioe’ come non poterne fare a meno per vivere la quotidianita’. Lezione che, ovviamente, avra’ i suoi tragici risvolti: legittimazione di evasione fiscale, infrazioni al codice della strada, fregare la pubblica amministrazione ad ogni possibile occasione, etc..
E qui ci sarebbero anche i nostri governanti, legislatori e amministratori. Mediamente stanno dimostrando di pensare piu’ alle poltrone che altro. Il Pd sembra che non abbia altro che il problema del suo segretario e della scissione (che barba…). Il M5S sembra che non abbia altro che raccogliere consensi sulla rabbia, altrimenti non si capisce perche’ sostiene i taxisti corporativi mentre nel suo programma chiede l’abolizione dell’orine dei giornalisti (uno schiaffo ala coerenza di base di una qualunque politica economica). I destrorsi vari, con l’aiuto dei leghisti, cercano di raccogliere briciole ergendosi a paladini di ogni forma di conservazione dello status quo, con sfondoni di economia che -non a caso- li fanno collocare tra gli anti-Ue, sparando una serie di cazzate che definire infantili o pre-industriali sarebbe come fare offesa agli infanti e ai cultori delle economie bracciantili di vicinato. E infine ci sono i sinistrorsi vari che, quando riescono a distrarsi
dalla ricerca di identita’ e spazi per un futuro di nicchia a spese delle assemblee elettive, balbettano curve di economia che non riescono a far capire a nessuno. Noi di Aduc ce l’abbiamo con i partiti? No. Ma ce l’abbiamo con le politiche che esprimono in questo momento delicato e cardine per il futuro della nostra economia. Politiche che potrebbero anche essere diverse, ma non lo sono. Noi abbiamo fiducia nella democrazia parlamentare che si determina grazie al contributo dei partiti, e magari con buone iniezioni di democrazia partecipativa. Ma non vediamo niente del genere in quello che i partiti che abbiamo citano fanno oggi.
E quindi? E’ guerra? Nei fatti, il punto interrogativo andrebbe sostituito da uno esclamativo, ma prendiamo tempo. Le guerre non ci piacciono, neanche quelle non-violente che le corporazioni italiane non sanno neanche cosa siano. Ci piace il dialogo, il confronto su proposte, questioni, scadenze, programmi e fatti. In questo turbinio, dalla parte del soggetto base dell’economia di mercato, il consumatore, domandiamo ai decisori: siamo in Ue, una grande opportunita’ e una presenza consolidata, siano uno dei Paesi che meno utilizza i fondi comunitari ma che abbiamo ispirato (Spinelli, Rossi) un futuro del nostro continente che fino ad oggi -pur coi suoi difetti- ci ha dato benessere e migliorie.. .vogliano continuare ad esserci e ad essere motore non solo per quelli che parlano la nostra lingua? Certo -pensando ai taxisti, per esempio- ci sono dei prezzi da pagare, ma forse i produttori e venditori di videocassette hanno messo a ferro e fuoco le nostre citta’ quando sul
mercato e’ comparso Netflix et similia, mandandoli tutti in pensione? Altri esempi, a iosa.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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