La Bce “è unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali nell’ambito del suo mandato per far fronte con efficacia ai rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione”. E’ quanto emerge dall’ultimo bollettino dell’Eurotower.

Per il Codacons l’allarme deflazione è decisamente infondato. In primo luogo perché l’attuale disinflazione non fa confusa con la deflazione. In secondo luogo perché le  famiglie non hanno rallentato la loro spesa perché si attendono un calo ulteriore dei prezzi, ma semplicemente perché hanno finito i soldi e sono ridotte sul lastrico. Nessun fenomeno di tesaurizzazione. E’ dal 2007, infatti, che le famiglie, ininterrottamente,  hanno frenato la loro spesa persino per beni indispensabili come i prodotti alimentari (-1,4% nel 2007, -3,3% nel 2008, -3,1% nel 2009, -0,7% nel 2010, -1,8% nel 2011, -3% nel 2012, -3,8% nel 2013) ma lo hanno fatto non certo per l’aspettativa di una riduzione dei prezzi (nel 2008 l’inflazione era al 3,3%, nel 2012 al 3%….) ma solo perché lo stipendio non basta più ad arrivare a fine mese.

In ogni caso non si capisce perché quando i prezzi raddoppiavano subito dopo l’introduzione dell’euro nessuno se ne preoccupava, mentre ora che stanno semplicemente rallentando la loro crescita, tutti si debbano agitare e preoccupare.

Per l’associazione di consumatori  il calo dell’inflazione non può essere demonizzato. La legge della domanda e dell’offerta, insomma, non può piacere a fasi alterne, solo quando la domanda sale ed i prezzi crescono. Se anche ci fosse un calo dei prezzi, questo servirebbe a salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie e a ridare loro capacità di spesa.

Detto questo, se la Bce vuole immettere nel sistema nuova moneta, cercando di favorire un abbassamento ulteriore dei tassi di interesse e maggiori investimenti, o vuole abbassare a zero il costo del denaro, nulla in contrario…