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Consumatori

Altro che pubblica! La Regione Lazio vende ad ACEA la più grande fonte regionale d’acqua

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La vicenda iniziava quando, con una delibera del 31 marzo 2003, il consiglio comunale di Cittaducale (provincia di Rieti) approvava la convenzione tra il Comune di Cittaducale e l’Acea S.p.a, con la quale si disponeva “l’ampliamento dell’area di protezione delle sorgenti del Peschiera”. L’operazione, già dubbia di per sé, si carica di dettagli non trascurabili nel momento in cui si considera la composizione societaria dell’Acea, il bacino di utenza del Peschiera e la natura giuridica dei territori concessi.

“Vendere le sorgenti  da cui viene prelevato un bene necessario e non rinunciabile, come l’acqua, equivale a permettere lo sfruttamento di un’utilità essenzialmente pubblica da parte di chi, presumibilmente, agirà secondo interessi che non sono quelli della collettività. D’altro canto, le fonti in questione detengono un’importanza cruciale. Sono infatti quelle da cui viene prelevata l’acqua per il fabbisogno della capitale. Roma, in altri termini, beve da una polla la cui gestione non è più garantita da ente pubblico, con tutti i rischi del caso, soprattutto economici, ma anche connessi all’efficiente erogazione del servizio. Infine, il territorio così ceduto, si è scoperto gravato da due vincoli giuridici: è, infatti, bene demaniale e vincolato agli usi civici. Ciò altro non vuol dire che sarebbe dovuto essere inalienabile, e quindi non cedibile, e non lo si sarebbe potuto deviare dall’utilità pubblica. Due vincoli che, sinergicamente, blindano il territorio e lo rendono impossibile da vendere.  Dalla considerazione di questo ultimo punto è partita la battaglia di numerose parti politiche, sia protagoniste del comune di Cittaducale, sia di quello capitolino. Interrogazioni e Comitati creati ad hoc hanno tentato di impedire una vendita tanto sciagurata quanto, presumibilmente illegittima. Codici è intervenuta nella diatriba, muovendosi su un duplice binario: da un lato esigendo il rispetto del patrimonio pubblico sottoposto a demanio, dall’altro ribadendo con forza l’importanza che lo sfruttamento dell’acqua rimanga in mano pubblica.  Inoltre,  quando  la gestione del servizio idrico  comunale viene affidata ad una spa occorre anche regolare i rapporti economici e patrimoniali  destinati a intercorrere tra la società concessionaria e la popolazione, rappresentata dal Comune stesso. In questo caso non risultano tutelati i diritti della comunità  e il Comune di Cittaducale ha disposto dell’acqua civica come se fosse di sua esclusiva proprietà.. “Siano verso la direzione giusta- commenta il  Segretario Nazionale del Codici , Ivano Giacomelli. – . L’acqua è un bene pubblico e pertanto va tutelata”

Di fronte all’ inerzia delle istituzioni,..ecco di nuovo #Codici scendere in campo per impugnare la vendita delle Fonti del Peschiera.  Il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli definisce questa vendita come “ Un atto scellerato che sottrae una fondamentale risorsa pubblica ai cittadini, con una diffusa complicità delle istituzioni che omettono di intervenire!” Perché la Procura non indaga? Speriamo di avere presto delle risposte.

 

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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