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Altroconsumo Finanza. Quali sono le obbligazioni convertibili ?

Le obbligazioni convertibili, molto diffuse negli Stati Uniti, stanno prendendo piede anche da noi. Possibilità di guadagno ci sono, ma a un rischio troppo alto. Ve le sconsigliamo.

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· Molte società europee hanno optato per le obbligazioni convertibili come forma di finanziamento. Si tratta spesso di società in difficoltà e in via di ristrutturazione che sfruttano le favorevoli condizioni di mercato (tassi bassi) e i vantaggi di questo tipo di prodotti.
Metà azione metà obbligazione
· Le obbligazioni convertibili sono titoli obbligazionari che possono essere convertiti in azioni durante la vita del prestito in base a un prezzo e a un rapporto di cambio prestabilito (un certo numero di azioni ogni obbligazione posseduta). Dunque, chi possiede l’obbligazione può diventare azionista della società.
· La decisione se convertire o meno dipenderà dal prezzo che l’azione sottostante raggiungerà durante il periodo di conversione. In genere all’emissione del titolo il prezzo dell’azione è inferiore (del 20 – 30%) al prezzo stabilito per la conversione. Quando potrò, convertirò l’obbligazione in azioni solo se il loro prezzo supererà quello di conversione prefissato.
· Qual è il prezzo da pagare per avere l’opzione di acquistare titoli azionari? Una cedola inferiore a quella di un’obbligazione, di pari affidabilità e durata, ma che non riconosce tale facoltà.
Difficili da valutare
Per valutare questo complesso strumento finanziario, un’obbligazione convertibile può essere scomposta in due parti: un’obbligazione più un’opzione. In cosa consiste tale opzione? Nel poter acquistare un certo numero di azioni a un prezzo e a una data stabilita. Se il prezzo della convertibile supera il prezzo della singola obbligazione sommato a quello dell’opzione, allora è sopravalutata. Meglio acquistare le due parti sul mercato separatamente. Problema: se calcolare il prezzo teorico dell’obbligazione è piuttosto semplice, ben più complesso è determinare quello dell’opzione. Occorre avere informazioni circa l’andamento dell’azione sottostante, il suo grado di rischio e fare delle previsioni su come si comporterà. Tutte cose che il piccolo risparmiatore non sempre è in grado di valutare. I principali acquirenti di tale tipo di prodotti sono per questo gli investitori professionali.
Vantaggi
Per chi le sottoscrive. Le obbligazioni convertibili tendono a replicare l’andamento delle azioni sottostanti, ma in maniera ridotta. Quindi, se l’azione perde terreno, anche la convertibile lo farà, ma a un ritmo inferiore, limitando le perdite – vedi grafico. Permettono di realizzare plusvalenze – vendendo l’obbligazione o esercitando la conversione – con un rischio minore di quello tipico dell’investimento azionario rispetto al quale offrono la garanzia di un rendimento minimo annuo fisso e la priorità nel rimborso del capitale se la società dovesse fallire.
Per chi le emette. Consentono alla società di reperire capitali a un prezzo inferiore a quello di mercato (per le basse cedole). Inoltre, a scadenza, se l’opzione è stata esercitata, l’emittente non dovrà rimborsare il prestito in denaro, ma in azioni, facendo entrare denaro fresco nella società. È come se avesse fatto un aumento di capitale a pagamento. Per questo sono spesso utilizzate da società in difficoltà. Visto il rischio elevato dovrebbero infatti emettere obbligazioni con cedole ben più alte di quelle di una convertibile o si troverebbero in difficoltà a far sottoscrivere un aumento di capitale.
E gli svantaggi
In primo luogo, non sempre la partecipazione alla rivalutazione dei mercati azionari è soddisfacente: ciò che vale per le perdite – che saranno limitate – vale anche per i guadagni. La storia insegna che si tratta di strumenti perdenti: nel caso non venga esercitata la conversione, guadagnano meno delle azioni quando la Borsa sale e proteggono meno di un titolo a tasso fisso puro quando il mercato scende. È poi alto il rischio che il titolo sottostante perda terreno e il valore dell’opzione si annulli. In tal caso il titolare della convertibile si ritrova tra le mani una normale obbligazione dal rendimento bassissimo. In molti casi, inoltre, i titoli sono poco liquidi e nascondono a volte costi di transazione e conversione occulti. Il periodo di conversione è spesso limitato a solo pochi mesi (a volte settimane) all’anno e l’emittente può riservarsi la facoltà di rimborsare il prestito in via anticipata o, al contrario, può obbligare l’investitore a convertire il prestito prima del previsto – se le cose si dovessero mettere male per lui.
Tanti contro pochi pro
Insomma, ci sembra che in generale i contro superino i pro di questo tipo di prodotti. Non escludiamo che ci possano essere buone opportunità da cogliere tra i singoli titoli che consiglieremmo comunque solo a chi è disposto a esporsi a un rischio maggiore di quello tipico di un investimento obbligazionario classico. Non certo a chi cerca uno strumento per far crescere con tranquillità i propri risparmi.

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Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

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Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

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Dal 1 ottobre aumentano bollette e carburanti + 340 all’anno/famiglia

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A partire da oggi, lunedì 1 ottobre, sugli italiani si abbatterà una stangata da circa +340 euro annui a famiglia determinata dai forti rincari delle bollette luce e gas cui si associa l’andamento al rialzo dei listini dei carburanti. Lo denuncia il Codacons, che invita il Governo a intervenire per salvaguardare le tasche dei cittadini.

“A partire da oggi gli italiani pagheranno l’elettricità il 7,6% in più, mentre per il gas gli aumenti raggiungono il 6,1% – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una batosta che si ripercuoterà in modo diretto sulle bollette energetiche, con una maggiore spesa per luce e gas pari a complessivi +110 euro su base annua. Si stanno registrando inoltre forti incrementi anche sul versante dei carburanti, al punto che oggi un litro di benzina costa il 12,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre per il gasolio si paga addirittura il 14,5%; basti pensare che un pieno di diesel costa oggi 10,1 euro in più rispetto ad ottobre dello scorso anno”.

Solo per i maggiori costi diretti legati a bollette e carburanti (ipotizzando due pieni al mese) una famiglia media spenderà circa 340 euro in più su base annua, senza contare gli effetti indiretti sui prezzi e negli altri settori connessi all’energia.

“Invitiamo il Governo ad intervenire per salvaguardare le tasche degli italiani, adottando provvedimenti in grado di limitare gli effetti dei rincari energetici, a partire dal taglio delle accise sui carburanti atteso da decenni” – conclude Rienzi.

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Bankitalia spende 750mila euro per un sito che dovrebbe educare i consumatori al risparmio

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CODICI presenta un Esposto alla Corte dei Conti per il sito sull’educazione finanziaria del Comitato EDUFIN

L’Associazione si oppone allo sperpero di denaro pubblico e chiede di verificare costi e modi di realizzazione di uno strumento che risulterebbe più a favore delle Banche che dei Consumatori

L’Associazione CODICI, a tutela degli interessi dei cittadini e dei consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, ritenendo che l’iniziativa del sito internet per l’educazione finanziari del Comitato EDUFIN, al quale sono stati assegnati fondi per un totale di 1 milione di euro dal 2017, rappresenti una dispersione di fondi pubblici.

CODICI chiede al nuovo Governo, in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, di vigilare su questo spreco di soldi pubblici e controllare l’emergenza che si nasconde dietro le attività di consulenze e appalti, per progetti che risultano inadeguati ai costi.

Analizzando il sito internet dedicato http://www.quellocheconta.gov.it/it/che è costato più di 750 mila euro, risulta evidente come, una spesa di questa entità sia sproporzionata a fronte dei contenuti pubblicati all’interno dello stesso sito. I testi risulterebbero dei contenuti riconducibili a siti internet di istituti bancari. Una situazione paradossale che appare ancor più strana dal momento che il sito in questione e il comitato ad esso collegato sono stati costituiti per informare e divulgare nozioni fondamentali per il consumatore, riguardo l’argomento finanziario. Da un’analisi del sito si evince come questa informazione sia del tutto insufficiente.

La Fondazione per l’Educazione Finanziaria al Risparmio, attraverso il Comitato per l’educazione finanziaria, ha realizzato un sito web che, da quanto riportato anche in un’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano”, sebbene sia un’iniziativa governativa di EDUFIN, risulterebbe inefficace e molto dispendiosa per i contribuenti italiani.

Il sito nasce con l’intento di fare luce su una materia che sembrerebbe ancora oscura ai risparmiatori, quella della cultura finanziaria. Dagli strumenti bancari per mettere da parte i primi risparmi, alle nozioni sulla busta paga e il TFR; dal percorso che è possibile intraprendere per l’acquisto di una casa, alle spese da affrontare in una famiglia, fino alla gestione della pensione.

Il problema evidenziato nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” dello scorso 29 Aprile, riguarda sia le spese di realizzazione del sito, che è costato quasi un milione di euro all’anno (750 mila euro), provenienti dal Ministero del Tesoro, che i contenuti. Ad una lettura attenta non emergono informazioni davvero utili e complete sull’educazione finanziaria, sebbene questa dicitura sia riportata quasi in ogni articolo, ma si tratta piuttosto di informazioni banali e talvolta fuorvianti.

“Come Associazione a difesa dei Consumatori, riteniamo – dichiara il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – che operazioni come questa rappresentino un grande sperpero di risorse pubbliche e non siano state gestite in maniera totalmente trasparente. Sicuramente i contribuenti e i risparmiatori a cui era indirizzato il sito si ritroveranno ancora a farsi molte domande sull’educazione finanziaria, dopo aver letto articoli poco esaustivi, a favore di alcuni istituti bancari o news che rappresentano vere e proprie campagne promozionali per vendere polizze” – ha concluso Giacomelli.

Per i motivi sopracitati CODICI, nella sua quotidiana attività a tutela dei Consumatori, ritenendo che il sito governativo non sia stato realizzato con un punto di vista imparziale, bensì contenga contenuti pubblicitari a favore delle Banche, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.

Ufficio Stampa Associazione CODICI
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