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Alzheimer: grande vittoria per Confconsumatori

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Una sentenza fondamentale che dà speranza a tante famiglie alle prese con le rette delle RSA per i parenti malati. «Ora intervengano le Regioni»

 

Monza, 7 marzo 2017Il malato di Alzheimer ricoverato in RSA che necessita di prestazioni sanitarie non deve pagare la retta che dev’essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale e non più dei parenti. A conferma di questo principio,Confconsumatori, da tempo impegnata a fianco delle famiglie con malati e anziani non autosufficienti, ha ottenuto un’importantissima sentenza relativa alle rette di ricovero nelle RSA e strutture convenzionate.

IL CASO – La figlia di una donna malata di Alzheimer (deceduta nel corso del giudizio) aveva ricevuto un decreto ingiuntivo chiesto dalla RSA di Monza, presso la quale la paziente era stata ricoverata, con il quale le si intimava di pagare ben 39.274,66 € a saldo della retta di ricovero, oltre interessi e spese. Ciò anche sulla base di una dichiarazione scritta con la quale la figlia si era impegnata a corrispondere gli importi mensili dovuti dalla madre, qualora fossero venute meno le risorse di quest’ultima.

Il Tribunale di Monza, con sentenza pubblicata 1 marzo scorso, non solo ha revocato il decreto ingiuntivo ma ha anche condannato la RSA a restituire quanto era stato in precedenza versato (2.327,70 €) ritenendo che nulla sia dovuto per i malati di Alzheimer ricoverati, quando necessitano oltre che di prestazioni assistenziali, quali il vitto e l’alloggio, anche di quelle sanitarie. Il Tribunale ha chiarito anche che, in questi casi, un impegno come quello assunto dalla figlia deve ritenersi nullo, non avendo ragion d’essere farsi carico dell’obbligo di pagare ciò che non è dovuto.

LA CASSAZIONE – Secondo l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato madre e figlia in giudizio la sentenza ha grande rilevanza: «Il Tribunale si è uniformato alle sentenze della Cassazione (in particolare alla sentenza n. 22776 del 2016) per le quali quando vi sia stretta correlazione tra prestazioni assistenziali e quelle sanitarie, anche le prime sono a carico del servizio Sanitario e non possono, invece, essere fatte pagare ai malati e ai loro parenti. La sentenza del Tribunale di Monza, inoltre, fa chiarezza sul fatto che anche il nuovo DPCM 14.2.11 non ha modificato la disciplina, avendo lasciato a carico del Servizio Sanitario le “prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria”, come quelle di regola necessarie ai malati di Alzheimer».

UNA BATTAGLIA ISTITUZIONALE – Al di là delle battaglie in tribunale, Confconsumatori sta sollecitando le Istituzioni affinché si uniformino a quanto statuito dalla Suprema Corte e, più in generale, affrontino il problema degli anziani malati con politiche adeguate alla gravità della situazione. Lo scopo della Confconsumatori, infatti, non è incentivare le cause ma piuttosto stimolare la nascita di una efficace nuova politica socio-assistenziale.

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Quota 100: sanità pubblica veterinaria sempre più vicina al collasso

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L’allarme lo avevamo lanciato un anno fa , quando la possibilità di andare in pensione con quota 100 era ancora di là da venire, ma leggendo le previsioni contenute nell’indagine elaborata da Quotidiano Sanità , non possiamo che confermare: la sanità pubblica veterinaria italiana, in assenza
di interventi urgenti, rischia il collasso per mancanza di personale veterinario nei Dipartimenti di prevenzione delle ASL e negli IZS.
Secondo l’indagine, a fine 2018 hanno raggiunto “quota 100” 1.224 medici veterinari, su 5.312 in organico nel SSN (dato 2016, in calo costante considerato il blocco del turn over in atto da 10 anni).
Ipotizzando che di questi il 25% aderisca all’opzione, ci troveremmo davanti alla perdita di un 5,76% di medici veterinari che uscirà dal sistema nel breve termine.
A questo dobbiamo aggiungere, come rilevato dall’indagine SIVeMP e confermato dal Conto annuale, che il personale veterinario con più di 60 anni supera il 40% degli organici in servizio e andrà quindi in pensione con la legge “Fornero”, che, vale la pena ricordare, non è stata cancellata
dal “Governo del cambiamento”.
In sostanza: entro 4 anni quasi il 50% delle risorse dei servizi veterinari sono destinate alla pensione e  le funzioni della sanità pubblica veterinaria ancorché svolte con professionalità e efficienza dal personale veterinario rimasto in servizio saranno quantitativamente insufficienti ad
assicurare gli standard di prevenzione e garanzia sanitaria attuali.
Per invertire questa tendenza va posto rimedio al ritardo accumulato negli ultimi 10 anni nella programmazione del ricambio generazionale dei professionisti che si stanno avviando alla pensione in modo massiccio mettendo in atto un immediato e adeguato piano di assunzioni di
veterinari dirigenti per il reintegro degli organici dei servizi veterinari pubblici.
L’agroalimentare italiano è il solo comparto in crescita del paese. Vale 140 miliardi di fatturato, occupa 400.000 addetti, 7000 aziende, genera un saldo positivo della bilancia commerciale di oltre 10 miliardi l’anno. Con i Servizi veterinari del SSN dimezzati, chi assicurerà la salute e il benessere
degli animali (allevati per la produzione alimentare, da compagnia e selvatici)? Chi assicurerà il monitoraggio sanitario delle filiere dal campo alla tavola per garantire la sicurezza alimentare ai consumatori? Chi certificherà i prodotti della eccellente filiera agro – zootecnico- alimentare italiana destinati alle esportazioni?
E’ una responsabilità che può essere imputata solamente ai decisori delle politiche sanitarie, a cominciare dal Ministro della salute sino agli Assessori alla sanità di Regioni e Province Autonome.

Come è loro responsabilità dare con urgenza una prospettiva al CCNL dirigenza medica, veterinaria e sanitaria scaduto da 10 anni, il cui ritardo incentiva la fuga da un ambiente di lavoro ormai palesemente frustrante.
19 marzo 2019

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Nascono “L’Alleanza per i consumatori” e “Il Manifesto della Spesa Nutriente”.

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Nascono “L’Alleanza per i consumatori”  e  “Il Manifesto della Spesa
Nutrirsi e fare spesa nell’era della tecnologia esponenziale e dei social network

Troppi consumatori non sanno cosa mangiano


19 marzo 2019 – Si è appena conclusa la Settimana mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale,  promossa per l’undicesimo anno dal WASH (World Action on Salt & Health) e anche quest’anno si è ribadito il concetto che mangiare salato provoca danni irreparabili. 

ADICONSUM ha voluto celebrare questo evento, realizzando una Tavola rotonda a porte chiuse, riunendo a Roma, presso il locale dell’Ambasciatrice del Gusto, Cristina Bowerman (che ha presenziato all’evento), le più innovative aziende del food italiano tra cui: Luigi Galimberti – CEO di Sfera,  Michele Conte – CEO di Aquasalis, Bonifacio Sulprizio – Direttore Qualità De Cecco, Laura Di Renzo – Prof.ssa Uniroma Tor Vergata, Andrea Di Palma – Segretario Nazionale Adiconsum, Fabrizio Nardin – LEO Nardin, Marco Vitale – CEO di Foodchain, Giovanni Ferri – CEO di BeecoFarm.

Il tema dell’evento è stato “Da Ipersodico a Iposodico: nutrirsi e fare spesa nell’era della tecnologia esponenziale e dei social network”. Nel corso della tavola rotonda si è dibattuto di molti argomenti tra cui:

·       Qualità e sostenibilità, nella tradizione della produzione

·       Social, communication e trasparenza 

·       Cambiamento del consumatore  

·       Cambiamento della produzione agricola 

·     Nutrimento iposodico e benefici, anche sociali, della riduzione dell’uso di sale nella preparazione e consumo dei cibi mediterranei.

Dai partecipanti è emerso che nonostante la gran parte dei consumatori sappia che il “sale è dannoso per la salute”, ben pochi sanno che solo il 35% del sale che mangiamo è deciso da noi e che il restante 65% è contenuto nei cibi da scaffale che compriamo nei supermercati oppure nel cibo che assumiamo nei pasti fuori casa.

Negli ultimi due decenni il rapporto con il cibo è completamente cambiato, sia rispetto ai temi legati alla sostenibilità ambientale e alla modalità di produzione del cibo sia rispetto al coinvolgimento della tecnologia blockchain nella definizione del prezzo, ma l’informazione al consumatore risulta ancora carente (etichetta). Quanti ad esempio sanno la differenza tra pasta essiccata a bassa e ad alta temperatura? 

Tale differenza è sostanziale: la pasta essiccata ad alta temperatura produce, infatti, sostanze ritenute potenzialmente coinvolte nell’insorgenza di patologie quali diabete, malattie dell’apparato cardiovascolare e morbo di Alzheimer. Eppure sulle nostre paste non troviamo queste informazioni dove è presente paradossalmente una sola denominazione: pasta di “semola di grano duro”.

Oggi il consumatore determina i consumi, ma è inconsapevole della sua forza.

Per questo motivo, ADICONSUM promuove la creazione di un’Alleanza per i consumatori e la stesura di un Manifesto per la piena informazione dei cittadini rispetto al cibo e alla qualità effettiva. 

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MUTUI, è scaduto il fondo prima casa

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RADIO24- Cuore e denari del 19 marzo 2019 approfondisce il tema: fine del fondo prima casa.

Riguarda lo streaming

Diretta Due di denari

@Due di denari – Radio 24 in diretta fino alle 12. Debora e Mauro ci parlano di #Mutui: a che punto siamo con il rialzo dei tassi? Quali i consigli da tenere a mente per chi cerca casa?

Pubblicato da Radio 24 su Martedì 19 marzo 2019

#Mutui: come vanno i tassi? Quali strumenti a disposizione per chi cerca di comprare casa?
Ne abbiamo con Vito Lops de Il Sole 24 ORE e con Luigi Gabriele di ADICONSUM NAZIONALE.

Ascolto la puntata in PODCAST

Cosa prevedeva il fondo?

L’art 1 comma 48 lett. c) della Legge 27 Dicembre 2013, n, 147 ha istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze il Fondo di garanzia per la prima casa (Fondo prima casa).

Il Fondo, con una dotazione di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, prevede la concessione di garanzie a prima richiesta su mutui, dell’importo massimo di 250 mila euro, per l’acquisto ovvero per l’acquisto e per interventi di ristrutturazione e accrescimento dell’efficienza energetica di unità immobiliari site sul territorio nazionale da adibire ad abitazione principale del mutuatario.

Con Decreto interministeriale 31 luglio 2014, pubblicato nella G.U.R.I n. 226 del 29 settembre 2014 sono state emanate le norme di attuazione dell’art. 1, comma 48, lett. c) della predetta legge n. 147/2013 ed è stata individuata Consap quale soggetto gestore del Fondo.

Con l’entrata in vigore del suddetto Decreto, cessa l’operatività del Fondo di garanzia di cui all’art. 13 comma 3 bis del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 convertito con modificazioni in legge 6 agosto 2008 n.133.

Da febbraio 2019 il fondo ha esaurito la sua dotazione.

Leggi la lettera inviata da ADICONSUM al MINISTRO TRIA

Sig.Ministro Giovanni TRIA  – Ministro dell’economia e Finanze

Capo di Gabinetto Pres. – Roberto Garofoli

Capo segreteria – Dott.ssa Renata Pavlov


Roma 22, novembre 2018

Adiconsum lancia l’allarme: il Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa gestito da Consap, la Concessionaria servizi assicurativi Pubblici S.p.A,  sta per esaurirsi.

Signor Ministro,

Il Fondo di Garanzia prima casa, istituito con la Legge 147 del 27 dicembre 2013, il Fondo in un primo tempo era rivolto solo alle giovani coppie; dal 2017 il Fondo è stato rinnovato.

L’attuale Fondo di garanzia per accendere un mutuo per l’acquisto della prima casa NON prevede il possesso di alcun requisito specifico né di età né di reddito. Con il Fondo di garanzia, il 50% della quota capitale del mutuo ipotecario è garantito dallo Stato. L’unico limite è che il mutuo non superi i 250.000 euro.

Il Fondo di garanzia ha rappresentato in questi anni una tutela sociale nei confronti di quelle persone che difficilmente avrebbero avuto accesso al credito. Inoltre, ha rappresentato anche un importante volano per il settore dell’edilizia. Alla fine di marzo 2018, i mutui ipotecari accesi ricorrendo alle garanzie dello Stato sono stati 40.432 per un valore di 4,5 miliardi di euro.

I vantaggi del Fondo di garanzia

Grazie alla garanzia dello Stato:

  • non è necessario che i genitori facciano da garanti per il mutuo dei propri figli
  • la banca ha il divieto di acquisire garanzie personali
  • possibilità di ottenere un mutuo per un importo fino al 100% del valore dell’immobile (a discrezione della banca).

Le categorie “Priorità”

Le categorie c.d. priorità comprendono:

  • le giovani coppie
  • i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori
  • i giovani titolari di un rapporto di lavoro atipico
  • gli affittuari di alloggi di proprietà degli enti di edilizia residenziale pubblica (ex Istituto Autonomo Case Popolari-IACP).

Alle categorie “Priorità” viene applicato:

  • un TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) non superiore al Tasso effettivo globale medio (TEGM) (pubblicato ogni trimestre dal Ministero dell’Economia e delle Finanze)
  • una via preferenziale nell’ordine di lavorazione delle domande.

Proposte Adiconsum

Come Adiconsum, oltre al rifinanziamento del Fondo, proponiamo:

  • il superamento del concetto di “Priorità”, allargando la disponibilità al maggior numero di cittadini, aumentando la spesa utile per l’acquisto e la ristrutturazione della casa, anche alla luce delle nuove e restrittive norme sulla sicurezza degli immobili, oltre la riqualificazione energetica
  • integrare nel sistema di tutela dei mutui per l’accesso al bene primario della casa, le recenti pattuizioni che permettono il blocco della restituzione del capitale con il solo pagamento degli interessi.

Pertanto Adiconsum chiede alla SV e  al Governo tutto, l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder comprese le Associazioni Consumatori per omogeneizzare le regole, aggiornarle per aumentare le opportunità da offrire ai cittadini consumatori.

ADICONSUM

Il Vice presidente

Danilo Galvagni

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