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Arrivano i viaggi ad iper velocità. Treni e aerei, ecco il futuro

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Lo scorso 14 luglio, la fabbrica aeronautica europea Airbus ha registrato il progetto (1) di un aereo (Hyperjet) che potrebbe volare a 5.500 Km/h, circa 4,5 volte piu’ veloce del suono. Il tragitto London-New York potrebbe essere coperto in un’ora rispetto alle 7,30 attuali, con i velivoli che oggi viaggiano intorno ai 900 Km/h, velocita’ che e’ praticamente tale da almeno 50 anni. C’e’ stata la parentesi Concorde, un aereo di produzione franco-britannica che fino al 2000 portava un centinaio di persone sul medesimo percorso in tre ore e mezza alla velocita’ di 2.179 Km/h, 2,2 volte superiore a quella del suono; parentesi chiusa dopo che nel 2000, decollato da Parigi, il Concorde esplose con tutti i suoi passeggeri. Il progetto Hyperjet prevede il trasporto di 20 passeggeri per ogni volo.
Quanto costera’ un biglietto?
Ai tempi del Concorde (piu’ di 15 anni fa) i biglietti costavano mediamente sui 10.000 Usd per tratta. Quanto costeranno quelli dell’Hyperjet? I dati non sono stati ancora diffusi dagli esperti, ma senza tanto sforzare la fantasia, ipotizzando una commercializzazione tradizionale di questo servizio di trasporto, diciamo che come minimo potrebbero costare altrettanto.
Siccome stiamo parlando di un prodotto e di un servizio di trasporto per il pubblico (si ipotizzano anche usi militari, ma questo qui non ci riguarda), l’aspetto non e’ secondario. E ci poniamo la domanda: a che serve? Certo, la tecnologia non deve necessariamente seguire l’aspetto “popolare”, altrimenti chissa’ quante invenzioni non sarebbero state fatte, invenzioni che poi, col tempo, sono diventate popolari (Internet e’ il caso piu’ recente ed eclatante). Ma ci sentiamo di doverci porre questa domanda perche’ chi ha registrato il progetto non lo ha fatto, per esempio, per esclusivi usi militari, ma gia’ ha fatto sapere che il velivolo sara’ in grado di trasportare 20 passeggeri. Si presume, quindi, che questo sia uno dei loro principali scopi. E quindi, mentre “a chi serve?” trova facilmente una risposta (anche se restiamo perplessi, visti i tempi di raffinate videoconferenze anche con chi e’ nello spazio), rimane sempre la domanda “a che serve?”.
I treni a bassa pressione che viaggeranno a 1.200 Km/h
Ci viene in mente un altro progetto “avveniristico”, Hyperloop, con cui si sta costruendo un treno che, in tubi a bassa pressione ed una velocita’ di 1.200Km/h, portera’ i passeggeri, gia’ a livello sperimentale nel 2016, in 30 minuti da San Franciso a Los Angeles. Dirk Ahlborn, patron della societa’ di proprieta’ del miliardario Elon Musk (quello dei bolidi elettrici Tesla e del lancio spaziale Space X), in una recente intervista giornalistica (2), pur non disdegnando eventuali contributi di denaro pubblico, rispetto ai prezzi dei biglietti ha detto: “Personalmente credo che il biglietto vale 1.800 dollari. Ma chi puo’ dire che sarebbe normale pagare cosi’ tanto? Se guadagniamo dei soldi con questo sistema, il prezzo del biglietto servira’ a regolare la domanda dei passeggeri. Se non c’e’ domanda, si potra’ pagare meno, o qualcosa. Inoltre, noi siamo un’impresa, e non un organismo sostenuto dal Governo, noi cerchiamo un modello di business. Stiamo riflettendo su tutti
gli
aspetti del progetto e non solamente sulla tecnologia. Perche’ non monetizzare i piloni che servono a sostenere il tubo, per esempio, accogliendovi degli alveari o delle stazioni di depurazione dell’aria? Guardate Facebook e Google. Sono delle infrastrutture gigantesche e guadagnano soldi in altro modo. La gratuita’ non vuol dire che non si guadagnano dei soldi.”. Una opinione che, a nostro avviso, da’ un notevole respiro e prospettiva allo specifico progetto.
Business e futuro: due approcci diversi
Hyperjet e Hyperloop. Due modi diversi di intendere il business e il futuro. A corte vedute (Hyperjet) e a larghe vedute (Hyperloop), a nostro avviso. Siamo infiammati da una ventata di populismo in versione tecnologica? Non crediamo. Internet e’ la nostra risposta. La Rete ha avuto ed ha il suo successo (diventata indispensabile e onnipresente) proprio perche’ non e’ appannaggio di pochi e danarosi eletti. Non c’e’ amministrazione statale nel mondo che non programmi e investa sui collegamenti a banda larga, puntando su di essi per lo sviluppo dell’economia e della socialita’ tutte: con costi contenutissimi o inesistenti per l’utenza. Gli Stati, lungimiranti, hanno ben visto quale ricchezza per tutti puo’ nascere da queste infrastrutture tecnologiche.
Su Hyperloop abbiamo riportato la lungimiranza (non solo di business) dei suoi artefici, ed e’ semplice ipotizzare la ricaduta su tutti i tipi di altri business che potranno fruire di questo servizio.
Su Hyperjet restiamo perplessi, almeno allo stato di quanto oggi si conosce del progetto di Airbus.
Ci viene in mente la differenza di approccio economico che c’e’ abitualmente tra la cultura Usa (Hyperloop, in questo caso) e quella europea (Hyperjet, nella fattispecie). Da una parte la bellezza per pochi “eletti”, basta che sia bellezza (Europa): “ai posteri l’ardua sentenza”; dall’altra la bellezza che se non e’ per tutti non e’ tale (Usa): godere oggi la bellezza per -magari- farla ancor meglio in futuro. Quale dei due approcci ha dato, fino ad oggi, piu’ bellezza al mondo intero? E quale approccio ce dara’ piu’ bellezza per il futuro?

(1) https://www.youtube.com/watch?v=0dyrbRGkVKI
(2) http://www.aduc.it/articolo/hyperloop+uomo+andato+sulla+luna+non+dovremmo_23209.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Consumatori

La pazienza degli italiani durante lo shopping natalizio ha un limite: 11 minuti

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  • Solo il 31% degli intervistati italiani è disposto ad attendere in coda più di 20 minuti
  • Se l’attesa è lunga, quasi il 40% degli italiani preferisce andare in altri negozi o ricorrere al negozio online
  • Gli uomini hanno meno pazienza delle donne: soprattutto se si tratta di giocattoli e vestiti

Dicembre 2018. Natale è spesso sinonimo di grandi folle nei centri commerciali, supermercati e negozi di ogni genere, spesso accompagnate da lunghe code alla cassa. La pazienza degli italiani in queste occasioni ha un limite. Secondo uno studio condotto tra gli utenti* di Tiendeo.it – la piattaforma di offerte geolocalizzate e cataloghi- emerge che gli italiani attendono pazientemente in fila alla casa non più di 11 minuti.

Il ritmo frenetico tipico degli acquisti, sommato agli impegni e ai preparativi natalizi, fanno sì che il 56% degli intervistati non sia disposto a superare gli 11 minuti di coda. Ciò avviene in diversi tipi di negozi e nelle principali categorie merceologiche (supermercati, elettronica, giocattoli e negozi di abbigliamento). All’estremo opposto troviamo invece il 31% degli italiani intervistati, disposti invece ad aspettare più di 20 minuti per ottenere l’acquisto desiderato.

Quasi il 40% degli italiani cerca alternative e va da un competitor

Le infinite code possono rappresentare un motivo decisivo per rinunciare all’acquisto di determinati articoli. Ciò è quanto conferma una parte importante degli intervistati. Secondo il sondaggio promosso da Tiendeo.it, infatti, quasi il 40% degli intervistati preferisce lasciare il negozio e andare in cerca di alternative: altri negozi che vendono lo stesso prodotto, oppure effettuare l’acquisto online. L’ampia gamma di possibilità alla portata dei consumatori costringe i retailer a ottimizzare in modo significativo l’esperienza nel negozio fisico per cercare di ridurre al minimo la possibilità di perdere la vendita.

Gli uomini hanno meno pazienza delle donne

Sono gli uomini ad dimostrare di essere meno pazienti davanti alle lunghe code che si possono creare alle casse. A non superare gli 11 minuti di attesa, in particolare per acquisti di giocattoli (72%) e vestiti (70%), sono soprattutto gli uomini.

Ed è proprio in questi momenti che gli acquirenti tendono a lasciare il negozio e cercare alternative, acquistare online o addirittura rinunciare all’acquisto.
In particolare, nel settore dell’abbigliamento sono gli uomini che prima di acquistare  consultano maggiormente i social network (33% vs 12%).


Per ingannare l’attesa in cassa, il 71% degli italiani osserva gli altri.  

Malgrado i social network siano alla nostra portata, sempre e ovunque, e siano spesso impiegati per ingannare le attese, è interessante notare che solo il 16% degli italiani li utilizzi mentre è in coda a Natale. Un significativo 71% si integra nell’ambiente, prestando attenzione al comportamento delle persone che ha intorno e persino parlando agli altri .


L’acquisto di giocattoli è il più impegnativo

Il momento dell’acquisto di giocattoli per i più piccoli risulta spesso complesso e difficoltoso. Per questo motivo, e causa delle ingenti concentrazioni di masse di clienti che si affollano nei negozi, sono proprio i giocattoli (40%), seguiti da elettronica (38%) e abbigliamento (36%) la categoria merceologica in cui la tolleranza in coda si riduce ai minimi termini. Per questi acquisti la tendenza più diffusa è quella di cercare alternative in altri punti vendita, o realizzare gli acquisti attraverso i canali online.

Invece per quanto riguarda l’acquisto cibo (35%) si preferisce posticipare l’acquisto e tornare al supermercato in un momento più tranquillo.


* Studio condotto su un campione di oltre 800 utenti Tiendeo.com nel 2018

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MADE IN ITALY DAY 2018 Venerdì 14 dicembre, aiutiamo i nostri produttori

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Adiconsum aderisce alla petizione lanciata dai produttori italiani
a tutela del Made in Italy

NO all’introduzione di bollini allarmistici
per indicare salubrità o meno degli alimenti
13 dicembre 2018 – Sono giorni difficili per il Made in Italy. Mentre, proprio in questi giorni, dovrebbe andare in votazione una risoluzione presentata, lo scorso novembre, alla seconda Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) sull’utilizzo di bollini allarmistici per indicare la salubrità o meno degli alimenti, che penalizzerebbe i prodotti Made in Italy, la Coldiretti ha lanciato un nuovo allarme sul giro d’affari dell’Italian Sounding che sarebbe salito a 100 miliardi di euro.

ADICONSUM, come associazione rappresentativa dei consumatori italiani, sostiene i produttori italiani, ed in particolare la petizione dei Produttori Italiani “Scegli il prodotto italiano. Acquistalo nei Centri storici”, lanciata in occasione del “Made in Italy Day”, che si celebra il prossimo venerdì 14 dicembre 2018.

A tal proposito, ADICONSUM annuncia, a testimonianza del suo impegno nella tutela delMade in Italy, che siglerà un protocollo d’intesa con l’Istituto Tutela Produttori Italiani.

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Adiconsum segnala Toyota per pubblicità ingannevole

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
L’ingannevolezza dei messaggi pubblicitari della Toyota segnalati già dallo scorso 2 luglio.

Adiconsum a Antitrust:
aprire al più presto l’istruttoria tesa ad accertare l’ingannevolezza dei claim diffusi
dalla casa automobilistica giapponese


 
13 dicembre 2018 – Lo scorso 2 luglio, Adiconsum ha segnalato all’Antitrust, l’ingannevolezza di alcuni messaggi pubblicitari relativi alle auto ibride della Toyota.

Apprendiamo dalla stampa – dichiara Carlo De Masi,Presidente di Adiconsum nazionale –che nei giorni scorsi anche un’altra associazione consumatori ha deciso di chiedere l’intervento dell’Antitrust  per porre fine alla pubblicità ingannevole di Toyota.  È evidente che siamo di fronte ad un vero e proprio “CASO” che necessita di chiarezza per non indurre il consumatore a fare acquisti con aspettative ecologiche e di prestazioni che poi non corrispondono alla realtà.

Toyota nella sua pubblicità usa termini come “50% elettrica”, “Non devi ricaricarla e ti permetterà di fare oltre il 50% dei tuoi percorsi in città in modalità elettrica”, “si traduce in risparmio di benzina e zero emissioni”. Frasi che fanno credere ciò che non è possibile, visto che un’auto ibrida semplice può percorrere, in solo elettrico, al massimo circa 2 Km.

ADICONSUM, da sempre attenta all’innovazione e soprattutto alla mobilità sostenibile, già da aprile 2018 è intervenuta per cercare di far modificare la pubblicità ritenuta non corretta, contattando direttamente  la dirigenza della Toyota. Nonostante i ripetuti incontri – dichiara Mauro Vergari, responsabile dell’Ufficio innovazioni di ADICONSUM – l’azienda automobilistica nipponica ha ritenuto di non dover modificare la pubblicità, costringendo ADICONSUM, a luglio 2018, a segnalare il caso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Da allora siamo in attesa che l’Antitrust apra l’istruttoria e speriamo che al più presto si faccia chiarezza.

L’acquisto di un’auto sostenibile, che salvaguardi l’ambiente e la salute, è attualmente  un’esigenza molto sentita da parte dei consumatori che richiede scelte oculate e competenti, viste anche le recentissime scelte del Governo in merito alla bonus/malus che si vuole applicare alle auto riducendo il costo di quelle non inquinanti, i sempre più diffusi divieti alla circolazione per le auto inquinanti da parte dei Comuni e soprattutto la necessità di raggiungere gli obiettivi europei per ridurre, entro il 2030, del 33% le emissioni di CO2.

Con questo quadro non è possibile tollerare da parte delle case automobilistiche, come Toyota, pubblicità contenenti messaggi equivoci, non trasparenti e infondati che inducono ad acquisti errati:
·      non basta dire “ibrido” per credere di non inquinare
·      non è corretto dire “ibrido” per intendere trazione elettrica, perché le motorizzazioni ibride sono variegate e soprattutto esiste una grande differenza fra le ibride normali, che hanno motori temici con un piccolissimo storage per l’elettrico, e l’ibrido plug-in assimilato ai veicoli elettrici.  Il plug-in, infatti, oltre al motore termico ha un motore elettrico alimentato da una capiente batteria, capace di circolare da solo per oltre 50 Km senza nessuna emissione (non inquinando le città) ed è ricaricabile con la spina collegata alla rete elettrica.

Confidiamo nell’intervento dell’Antitrust – conclude De Masi – che con la sua qualificata azione sicuramente vorrà fare chiarezza. I consumatori hanno diritto a ricevere informazioni corrette, certe  e comprensibili da tutti.

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