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Associazioni Consumatori: acqua alla gola. Solo 900 mila italiani hanno una tessera

Dagli ultimi dati dichiarati risulta la scarsa rappresentatività del settore, dopo anni ed anni di dibattito tra rappresentanza e rappresentatività e tra chi fosse più importante e più figo, adesso sappiamo che tutte insieme rappresentano solo 900mila italiani.

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Si stanno svolgendo in questi giorni i lavori della XIV sessione programmatica del CNCU. Dai dati comunicati dalle AdC, emerge in tutta evidenza che le associazioni prima definite maggiori, nel 2013 hanno avuto un netto ridimensionamento. Alcuni addirittura segnano un calo a tripla cifra (anche se ancora sui rispettivi siti pubblicizzano rispettivamente oltre 150.000 mila aderenti). Nonostante nei palinsesti televisivi e nei tavoli, presuntuosamente alcuni si elevino a più rappresentativi e importanti di altre.
Il dato è tratto, tranne Altroconsumo sono tutte allineate, e alcune, nonostante l’appartenenza politica, le sedi e le tessere del sindacato, nei fatti,se consideriamo attività documentale, le proposte e iniziative generali, pesino meno di un’associazione spontanea o a lor dire di avvocati(sic..).

Le grandi domande adesso sono: cosa significa questo calo? Fuga dei o dai consumatori? Oppure che gli iscritti dichiarati prima avevano qualche problemino di duplicazione della tessera? Cosa farà adesso il sindacato contro i loro dirigenti in un momento in cui il sindacato vive il punto più basso della sua storia? Cercheranno di ingraziarsi anche i nuovi segretari generali del sindacato? Faranno scioperi generali della fame?

Da quest’anno sono entrate in vigore le nuove regole per l’iscrizione delle associazioni consumatori al CNCU, mediante il Decreto 260 del 2012 – Regolamento recante norme per l’iscrizione nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale ai sensi dell’articolo 137, comma 2, del Codice del consumo.

Stabilisce che: per iscritti all’associazione si intendono coloro che hanno espressamente manifestato la volonta’ di aderirvi. Ai soli fini del raggiungimento e del mantenimento dei requisiti per l’iscrizione nell’elenco di cui al presente regolamento sono computate esclusivamente le iscrizioni comprovate dal pagamento di una quota associativa di importo non meramente simbolico effettivamente corrisposto in forma tracciabile almeno una volta nel biennio anteriore alla relativa dichiarazione ovvero, nel caso tale pagamento sia effettuato in contanti, confermato dalla corrispondenza con gli importi iscritti in bilancio e dalla sottoscrizione, almeno una volta nel corso del medesimo biennio, di un modulo di adesione o di conferma espressa dell’adesione.

In base a queste nuove regole questi sono i dati (fonte: MISE), comunicati dalle associazioni consumatori che hanno chiesto l’iscrizione o il rinnovo al CNCU.

ASSOCIAZIONE 2014/13
FEDERCONSUMATORI 51.427
URTV 31.463
COSACONS 32.682
MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO 31.241
ALTROCONSUMO 377.071
ADICONSUM 35.471
ADOC 38.271
ASSOCUNSUM 30.163
ACU 36.981
CONFCONSUMATORI 24.455
CITTADINANZATTIVA 34.540
LEGA CONSUMATORI 34.781
CENTRO TUTELA CONSUMATOR 3.076
ADUSBEF 32.254
UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI 31.903
MOVIMENTO CONSUMATORI 30.370
CODICI 30.781
CASA DEL CONSUMATORE 30.658
ASSOUTENTI 46.263

La sconfitta della strategia sindacale: quello che doveva essere un meccanismo per eliminare dal CNCU le associazioni non sindacali (come le voci di corridoio andavano cinguettando da mesi), stabilito mediante un accordo tra un sottosegretario e le AdC di stampo politico sindacale, si è rivelato come un vero e proprio boomerang, addirittura permettendo l’iscrizione ad una nuova associazione, la URTV e la netta perdita di centinaia di migliaia di iscritti proprio alle associazioni sindacali.


Un focus a parte occorre farlo sulla trasparenza.

Il CNCU è l’unico organismo pubblico che non pubblica i verbali relativi alle sue sedute o che non da pubblicità alle attività che vengono svolte in quella sede o le decisione che vengono prese(se nè vengono prese), eppure le associazioni sono chiamate a verificare la trasparenza di altri organismi. Come mancano troppo spesso ogni forma di trasparenza sui bilanci da parte di alcune.
Di recente su questo tema(trasparenza delle sedute) anche il Ministero si è battuto molto per garantirla, ma senza risultato, visto che quasi tutte(escluse Codici, Altroconsumo e Codacons), si sono opposte e che alla fine ci troveremo ad avere come strumento di trasparenza uno sciapo comunicato stampa, rafforzando il detto: chi è causa del suo male pianga se stesso.

I fondi e i finanziamenti.
Il nuovo regolamento ha chiarito che: “si è ritenuto opportuno chiarire, per salvaguardare la verifica dei requisiti di effettiva indipendenza delle associazioni a tutela dei consumatori ed utenti rappresentati,
evitando però dubbi e perplessità ingiustificati, quali siano le specifiche dichiarazioni che le associa stesse devono formulare perché l’amministrazione possa valutare se considerare o meno indicatori di connessione di interessi
incompatibile, la stipula di accordi con imprese ed associazioni di imprese. A tal fine è stato quindi previsto che tali dichiarazioni evidenzino gli eventuali accordi, specificando se sono stipulati per finalità di tutela dei consumatori, o le eventuali convenzioni, specificando se sono stipulate a favore degli iscritti, o lo svolgimento di
attività comuni per le medesime finalità o l’acquisizione di contributi finanziari per specifiche iniziative di interesse dei consumatori, e che fra gli elementi addotti a giustificazione della compatibilità di tali
accordi, convenzioni, attività e contributi sia evidenziato anche se in merito è stata data informazione completa e trasparente nel sito web dell’associazione e, per i contributi, anche nel bilancio o rendiconto dell’associazione. Fermo restando, quindi, che le associazioni non devono essere coinvolte in attività di promozione di prodotti
o servizi o di marchi di imprese ed in connessioni di interessi con le stesse, si è inteso consentire alle stesse di documentare l’eventuale compatibilità di rapporti fra associazioni dei consumatori ed imprese o associazioni di imprese,finalizzati proprio a meglio realizzare la tutela dei consumatori (quali ad esempio gli accordi per lo svolgimento di procedure di conciliazione bilaterale), quando l’interesse delle imprese a tali attività comuni
sia limitato all’indiretta positiva ricaduta di immagine che può derivarne anche alle imprese interessate. Non consentendo di documentare tale eventuale compatibilità si rischia infatti di scoraggiare comportamenti
imprenditoriali virtuosi e maggiormente consapevoli dell’importanza della tutela dei consumatori, che andrebbero invece valorizzati ed incoraggiati, rispetto ai quali gli effetti negativi di ipotetico implicito
condizionamento della libertà delle associazioni possono essere contrastati in modo più adeguato e proporzionale da misure di trasparenza che mettano in condizione gli associati ed il pubblico tutto di venire a conoscenza di tali rapporti ed eventuali finanziamenti e, quindi, di verificare in concreto nell’ambito associativo, ai fini della loro adesione o conferma di adesione all’associazione, se l’azione dell’associazione stessa nei relativi settori ne sia
stata in qualche modo condizionata.

Garantire risorse stabili e durature per aumentare le competenze e l’incisività d’azione diventa improcastinabile, per evitare che si possa cadere nel conflitto d’interesse e/o nella non tutela, visto che spesso non si conoscono i proventi di attività extra bandi, eppure derivanti da accordi e o le altre forme di sostentamento che quasi sempre finiscono per figurare come convegni, progetti o guide ma che in realtà potrebbero non esserlo.

In tutto questo una cosa è certa, non è come si pensava un tempo, il vulnus non è il Ministero o la direzione competente, a cui va riconosciuto assolutamenete che ci ha provato e ci sta provando, come non è un problema politico del sottosegretario di turno, ma bensì un problema di politica consumeristica, sopratutto tra i soggetti interessati. Sono finite le idee? E allora che senso ha avere un CNCU senza idee?

@doctorspinone

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Consumatori

Elettricità: differita al 2020 l’ultima fase della riforma tariffaria per gli oneri generali dei clienti domestici

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dal 1° gennaio 2019 eliminata la progressività della componente di commercializzazione

Milano, 5 dicembre 2018 – Il completamento della riforma delle tariffe relativa alle componenti degli oneri generali di sistema per i clienti domestici viene differito di un ulteriore anno rispetto al previsto 1° gennaio 2019. Lo ha deciso l’Autorità con la delibera 626/2018/R/eel per evitare la sovrapposizione nel prossimo anno con gli effetti che deriveranno dalla riattivazione degli oneri generali, parzialmente sospesi negli ultimi 2 trimestri per limitare gli aumenti di spesa dell’energia elettrica.

La riforma delle tariffe domestiche, definita dall’Autorità in attuazione del decreto legislativo n.102/14, ha già permesso di eliminare la progressività dalle tariffe dei servizi di rete (trasmissione e distribuzione), nel rispetto degli obiettivi di sostenibilità ambientale e di allineamento della struttura delle tariffe ai costi del servizio.

Per le componenti tariffarie degli oneri generali rimane quindi in vigore la struttura a due scaglioni in vigore nel 2018 (fino a 1.800 kWh/anno e oltre 1.800 kWh/anno). Ciò permette di mantenere proporzionato, per tutti i clienti domestici, l’effetto della riattivazione degli oneri generali.

Il rinvio non riguarda invece la componente DISPBT, applicata a tutti i clienti aventi diritto al servizio di maggiore tutela, che nel 2018 aveva ancora una struttura progressiva per i clienti domestici residenti. Dal 2019 verranno pertanto eliminati gli scaglioni da tale componente, che riguarda i costi di commercializzazione1

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Ferri da Stiro, approfondimento di Unomattina con Luigi Gabriele di ADICONSUM e Valerio Rossi Albertini (Fisico del CNR)

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Tipologie ferri da stiro.

Approfondimento di Unomattina con luigi Gabriele Adiconsum e Valerio Rossi Albertini Fisico CNR

Riguarda il video dal minuto 39

  • Perchè il ferro a caldaia ha superato quello classico?Pro e contro di questa scelta.Ferri classici, perchè c’è una differenza così ampia tra quelli che costano 20 euro e quelli 100?
  • Consigli per l’acquisto
  • Consumi tra classici e a caldaia.
  • Acqua decalcificata(distillata) ha senso?

Vediamo l’approfondimento realizzato dalla redazione con la collaborazione dell’ufficio stampa di ADICONSUM

A vapore

Prezzo: da 20 a 100 euro circa

Potenza massima: (200-2500 watt)

Pro:

  • Economico
  • Occupa poco spazio
  • Utile per stirature rapide
  • Si scalda velocemente

Contro:

  • Serbatoio limitato

Caratteristiche importanti da valutare

  • La pressione del vapore, espressa in bar (sotto 3bar la pressione è bassa, i modelli migliori più aggiornati vanno dai 4,5 bar in su)
  • Grammi di vapore/minuto (per avere prestazioni decenti questo valore deve essere almeno pari a 70g/min; i top di gamma arrivano tranquillamente a 200g/minuto)
  • Vapore verticale (funzione optional)

Consumi: dipendono da molti fattori; una maggiore potenza in termini di watt comporta un maggiore consumo energetico, ma allo stesso tempo, consente al ferro di scaldarsi più velocemente.

Con caldaia

Prezzo: varia in base alle prestazioni da 50 fino a 300 euro

Potenza massima: 700 -2400 watt 

Pro:

  • ideale per lunghe sessioni di stiratura
  • diverse fasce di prezzo
  • esistono modelli che promettono un risparmio energetico del 20/30%

Contro:

  • Molto voluminoso

Caratteristiche importanti da valutare

  • Presenza di un sistema anticalcare adeguatoRisparmio energetico (alcuni modelli assicurano risparmi maggiori rispetto ad altri sistemi)

Da viaggio

Prezzo: dai 13 ai 40 euro

Potenza massima: 700 -1000 watt

Pro:

  • Facile da trasportare
  • Economico

Contro:

Bassa temperatura

Caratteristiche importanti da valutare

  • Varianti mini
  • Varianti con manico pieghevole

Senza filo

Prezzo: 40 /120 euro

Potenza: 1800 – 2400 watt

Pro:

  • Niente fili
  • Poco ingombrante

Contro:

  • Più costoso di un ferro a vapore (a parità di prezzo le performance del ferro a vapore sono migliori)
  • Non adatto per lunghe sessioni di stiratura

Caratteristiche importanti da valutare

  • Vedi ferro da stiro a vapore

 

Verticale

Prezzo: 30/150 euro (alcuni modelli possono arrivare a 910 euro)

Potenza: 700- 1800 watt

Pro:

  • Pratici da usare
  • Prezzi che variano
  • Stiratura molto veloce

Contro:

  • Poco precisi

Caratteristiche importanti da valutare

  • Modello ferro da stiro verticale
  • Modello stiratrice verticale

Altri modelli:

Tavola da stiro con ferro incorporato; Pressa da stiro; macchina per stirare

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Consumatori

Aspirapolvere o scopa elettrica? Fatti consigliare da un fisico (Valerio Rossi Albertini) e un consumerista(Luigi Gabriele)

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Unomattina

St 2018/19 Aspirapolvere o scopa elettrica? – 18/09/2018

Come eliminare la polvere domestica? In studio Luigi Gabriele, esperto consumi, e Valerio Rossi Albertini, fisico CNR.

Riguarda il video:

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