Comunicato Codici

Assunzione medici non obiettori nel Lazio: il Ministro si schiera con i vescovi della Cei

Secolarizzazione mancata e Lorenzin protettrice dei medici

Dalla CEI ce lo aspettavamo un parere contrario, ma il Ministro della salute che parla del provvedimento della Regione Lazio come “discriminatorio” dal momento che «la legge prevede di cambiare idea nel corso della carriera lavorativa», ci pare insensato sia in quanto Ministro della sanità che come donna.

Ricordiamo al Ministro che l’Italia è tra gli ultimi Paesi In Europa in quanto a tutela della salute delle donne che vogliono abortire, non dovrebbe forse starle maggiormente a cuore la salute di queste ultime, piuttosto che la coscienza dei medici pagati dallo Stato per non svolgere il proprio dovere?

Certo si sa, che il Ministro tiene maggiormente alla tutela dei medici che a quella dei cittadini malati, basti vedere il danno che deriverà a questi ultimi dalla eventuale approvazione del Ddl Sanità sulla responsabilità professionale.

Ebbene medici non obiettori sono costretti, per sopperire agli obiettori, a dedicarsi esclusivamente alle interruzioni di gravidanza non permettendo di dedicarsi ad altre “mansioni”, senza considerare le numerose strutture dove il servizio è assicurato da una sola persona, e se questa è in ferie o in malattia il servizio non viene garantito né tantomeno erogato.

Gli ultimi dati forniti dal ministero della Sanità sono spaventosi, parlano di circa il 70% di obiettori a livello nazionale tra i ginecologi. In particolare, nel Molise è obiettore di coscienza il 93,3% dei ginecologi, il 92,9% a Bolzano, il 90,2% in Basilicata, l’87,6% in Sicilia, l’86,1% in Puglia, l’81,8% in Campania, l’80,7% nel Lazio e in Abruzzo. I tassi più bassi in Valle d’Aosta al 13,3%, al secondo posto, l’Emilia Romagna con il 51,8% dove non-obiettore è appena la metà dei medici disponibili nel pubblico.

Le interruzioni volontarie di gravidanza sono diminuite in modo significativo: dal 1983 al 2013 sono più che dimezzate nelle strutture passando da circa 234 mila a 103 mila.

Quindi a chi si sono rivolgono le donne respinte? Ovviamente abortiscono clandestinamente e successivamente si rivolgono a strutture ospedaliere con setticemia dovuta ad aborti eseguiti in modo casalingo: un vero e proprio ritorno al Medioevo.

In Italia, secondo l’articolo 9 della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza (ivg), questo servizio deve essere presente in tutti gli enti ospedalieri. Secondo la Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194), il numero di ospedali che erogano il servizio di ivg è in continua diminuzione e attualmente solo il 59% degli ospedali lo garantisce, quindi il restante 40% che non si uniforma alla legge sarebbe “fuorilegge”.

Codici si auspica che la tutela della salute in generale, e quella della donna nel caso di specie, diventino imperativi imprescindibili per le Istituzioni e ci auguriamo visti i dati delle diverse Regioni, che il provvedimento della Regione Lazio che funge da apripista, abbia un effetto contagioso innescando finalmente sulla materia un circolo virtuoso.

Comunicato Stampa Codacons

Nelle strutture pubbliche come gli ospedali non può essere ammessa l’obiezione di coscienza. Lo afferma il Codacons, intervenendo sul caso del bando della Regione Lazio per due medici non obiettori all’ospedale San Camillo.

“I concorsi si fanno per svolgere la professione medica e i medici devono fornire agli utenti tutti i servizi garantiti dagli ospedali, compresa l’interruzione di gravidanza – spiega il Presidente Carlo Rienzi, che contesta le affermazioni del Vaticano sulla questione  – Questo perché nel pubblico impiego devono essere erogati determinati servizi all’utenza, previsti dalla legge; chi non vuole prestare i servizi forniti da un determinato ente pubblico, non deve fare domanda di assunzione”.

“Un pasticcio assurdo il bando per il San Camillo, che dimostra da un lato la confusione della Regione Lazio, dall’altro i gravi errori del Ministero della salute, che non ha saputo far rispettare la legge sull’interruzione di gravidanza, portando molti cittadini a rivolgersi al mondo degli aborti illegali – prosegue Rienzi – Il Governatore Zingaretti deve ritirare l’atto in questione, perché illegittimo e inutile proprio in considerazione del fatto che l’obiezione di coscienza, scelta pienamente legittima, non può andare a discapito del servizio pubblico per cui si impegna ad operare al momento dell’assunzione”.