Firenze, 5 Maggio 2016. Il nostro sistema fiscale ha mille assurdità che vengono ormai accettate comunemente come una sorta di fatalità. Cosa che tutti sanno essere assurde ma che nessuno prova neppure più a cambiare.

Una di queste è il fatto che si possa pagare le tasse su delle perdite finanziarie.
Questo può capitare in diversi casi abbastanza speciali, che riguardano un numero piuttosto isolato di persone,  ma capita anche in una categoria di investimenti estremamente diffusa ovvero gli OICR, categoria nella quale rientrano, fra l’altro, gli ETF.
Gli ETF sono – in sostanza – dei panieri di titoli. Acquistando un singolo titoli si acquista un intero comparto e questo permette di diversificare il rischio.

Per capire dove sta l’inghippo bisogna prima sapere che in Italia vige la distinzione fra redditi di capitale e redditi diversi.
I primi, i redditi di capitale, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) scaturire da eventi certi, come lo stacco di una cedola o di un dividendo, mentre i secondi dovrebbero derivare da eventi incerti (ad esempio se acquisto un’azione) che possono produrre sia minusvalenze (in caso di perdite) che plusvalenze (in caso di guadagno). Le minusvalenze ovviamente si compensano con le plusvalenze e la tassazione si applicherà solo sull’effettivo guadagno netto.

Fin qui la teoria, la pratica, purtroppo è bene diversa. I proventi derivanti dalla vendita di ETF, ad esempio, sono classificati come redditi di capitale mentre le perdite sono classificate come redditi diversi. Ciò significa che quando si guadagna con gli ETF non si può compensare con quando si perde.

Perché questa assurdità? Per una errata classificazione. Gli ETF non generano, chiaramente, dei redditi certi. Sono per loro natura incerti, ma la legge li classifica in modo errato. Tutti lo sanno, non c’è nessuna spiegazione plausibile per questo errore, ma nessuno fa nulla.

Purtroppo, in Italia, siamo talmente abituati alle ingiustizie fiscali che non fanno più neppure scalpore quando riguadagno centinaia di migliaia di persone.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio