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Aumenti bollette causa truffe, il TAR conferma: l’AUTORITA’ per l’energia deve adeguarsi

In un Paese normale, quando uno cerca di risanare i Bilanci di centrali poste al SUD e in perdita, truffando i consumatori con speculazioni sul dispacciamento, l’autorità che vigila il settore avrebbe sospeso la licenza, e se l’operatore ha rubato 100 l’autorità lo multa per 200. E invece no, la nostra autorità che fa? Non solo non annuncia alcun sanziona-mento, anzi usa l’avvocatura dello STATO, quindi spende soldi pubblici, per difendere l’attività di tali operatori. E’ lecito adesso pensare che questa autorità non ha alcun reputazione e che non avendo più credibilità il suo presidente( Guido Bortoni) dovrebbe dimettersi?
LG

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In un Paese normale, quando uno cerca di risanare i Bilanci in perdita  , operando mediante truffe speculative a danno dei consumatori con speculazioni sul dispacciamento, l’autorità che vigila e regola il settore avrebbe sospeso la licenza, e se l’operatore ha rubato 100 l’autorità lo multa per 200. E invece no, la nostra autorità che fa? Non solo non procede con il sanziona-mento, magari aspetta una proposta d’impegni, anzi usa l’avvocatura dello STATO, quindi spende soldi pubblici, per difendere l’attività criminale degli operatori fraudolenti. E’ lecito adesso pensare che questa autorità non ha alcun reputazione e che non avendo più credibilità il suo presidente (Guido Bortoni) dovrebbe dimettersi?

@doctorspinone


Nuova vittoria del Codacons al Tar della Lombardia. La seconda sezione del Tar, infatti,  ha respinto le richieste dell’Autorità per l’energia e ha confermato la bocciatura degli aumenti delle tariffe elettriche scattati lo scorso 1 luglio. 

Il Tar non solo ha accolto pienamente le istanze del Codacons,  promotore del ricorso contro i rincari tariffari e intervenuto anche stavolta in giudizio,  ma ha contestato interamente le tesi sostenute dell’Autorità dall’energia che aveva chiesto la revoca della sospensione degli aumenti per le bollette della luce,  aumenti come noto scattati a seguito delle speculazioni dei grossisti. 

Scrive il presidente della II sezione del Tar Lombardia, Mario Mosconi,  nel nuovo decreto emesso oggi:

Rilevato che l’Autorità convenuta nella delibera 342 del 24/06/2016 – di cui si chiede di integrare in via istruttoria le allegazioni alla medesima – ha espressamente riconosciuto che “le strategie di programmazione non coerenti adottate dagli utenti del dispacciamento in immissione ed in prelievo nonché le strategie di offerta degli utenti del dispacciamento titolari di unità produttive abilitate hanno compromesso l’interazione equa e concorrenziale tra domanda ed offerta nei mercati concorrenziali e costituiscono una minaccia al buon funzionamento dei mercati stessi” (v. pagina 5 delibera; cfr. XIII considerando REMIT) […]

Osservato che, a tale ultimo riguardo, le iniziative intraprese dalla citata Autorità per contenere i rilevati fenomeni distorsivi non hanno ancora ottenuto alcun effetto utile soprattutto atto a tutelare, quantomeno provvisoriamente, una vastissima platea di utenti vulnerabili quali possono essere quei consumatori che, sottoscrittori di contratto tipo per adesione, si vedono – uti singoli – imposto dall’esterno un aumento del prezzo della c.d. bolletta in relazione ad un mercato complesso più che rilevante in cui è palese che si agitino ancora posizioni dominanti tendenzialmente monopolistiche e/o cartelli dinamici finalizzati a trasferire ogni rischio di impresa su altri soggetti destinatari, per lo più, di prezzi amministrati; […]

Annotato che, rispetto a tale quadro di insieme e nel considerare parimenti insiemistici alcuni settori relativi di detto mercato complesso, l’Autorità – per declinare la mancanza di un danno grave ed irreparabile per l’utenza debole in discorso – si riferisce ad una misura individuale di un possibile risparmio medio di prezzo nell’arco di un anno ipotetico di consumi, così parcellizzando la vicenda e contradditoriamente mettendo a confronto con masse unitarie mercantili solo singolarità di utenza; […]

Considerato che le affermazioni dell’Autorità sono ripetitive nel declinare la carenza di un danno per il singolo utente debole e che, nella sostanza, per nessuno degli attori più “forti” può declinarsi un’utile comparazione sotto il profilo del danno, atteso infine che non viene enunciato alcun pericolo per la sostenibilità del sistema nella sua interezza”.

 

Tutto ciò considerato il Tar “Dichiara inammissibile la sedicente domanda subordinata sopra descritta e Conferma i presupposti e i disposti tutti di cui al decreto monocratico 911 del 19/07/2016″.

“Si tratta di una decisione importantissima che avrà effetti positivi per la totalità delle famiglie italiane – spiega il presidente Carlo Rienzi – Le prossime bollette della luce,  infatti, non potranno in nessun caso tenere conto dei rincari decisi dall’Autorita’ scattati lo scorso 1 luglio, con vantaggi economici evidenti per gli utenti, che possono aderire alla class action contro gli aumenti delle bollette direttamente sul sito www.codacons.it”  

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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