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Aumento dell’Iva 200€ in più a famiglia

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Secondo i dati definitivi resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione annua a settembre crolla allo 0,9%, in netta frenata rispetto ad agosto (+1,2%). E’ il dato più basso da novembre 2009, ovvero da quasi quattro anni.
Per il Codacons i prezzi stanno finalmente iniziando a seguire l’andamento della domanda, ossia il crollo dei consumi. Per la verità se fossimo in un libero mercato l’inflazione avrebbe dovuto essere addirittura negativa, da mesi.
In ogni caso il vero problema è che il dato di settembre non avrà alcun effetto concreto sulle tasche dei consumatori, dato che da ottobre il Governo ha pensato bene di far scattare l’aumento dell’Iva, l’unica tassa, tra tutte quelle possibili ed immaginabili, capace di colpire anche chi è già ridotto sul lastrico.

L’Iva al 22% determinerà, a regime, un rialzo dei prezzi dello 0,6% (per la precisione 0,64%), esattamente come previsto dal Codacons e puntualmente verificatosi nel settembre del 2011, quando l’aliquota passò dal 20 al 21% (l’inflazione passò dal 2,8% di agosto al 3,4% di ottobre e restò sopra il 3,1% fino all’ottobre 2012 quando si riabbassò nuovamente di 6 decimi di punto percentuale).
Si tratta di una stangata che, a regime (ossia ad aggiustamento dei prezzi avvenuto, su base annua e a parità di consumi), equivale a 209 euro per una famiglia di 3 persone, 349 per una famiglia da 5 o più componenti, 173 euro per la famiglia media Istat da 2,4 componenti.
Una batosta ben superiore al vantaggio che i lavoratori avranno dalla riduzione del cuneo fiscale, come si può d’altronde facilmente dedurre dal fatto che dall’Iva il Governo stima di incassare 4,2 miliardi, mentre in busta paga intende farne arrivare solo 2,5, la metà dei 5 indirizzati alla riduzione del cuneo fiscale.

Secondo le stime del Codacons una riduzione di 5 miliardi del cuneo fiscale equivale ad una riduzione massima del costo del lavoro, per ogni lavoratore dipendente, di 296 euro. Di questi, però, solo la metà, 148 euro, andranno in busta paga, 12 euro al mese, 11 considerando la tredicesima. Una miseria! Se immaginassimo che l’Iva fosse pagata solo dai lavoratori che avranno l’aumento in busta paga, ognuno di loro, per l’aliquota al 22%, avrebbe una maggior spesa di 250 euro, il 68,9% in più di quanto ricevuto.
Più realisticamente, se immaginiamo che il lavoratore dipendente abbia una famiglia di 3 persone, riceverà 148 euro ma ne spenderà 209 in più per fare la spesa, 61 in più. Insomma, una presa in giro, specie se si considera che dalla riduzione del cuneo fiscale non avranno alcun beneficio le categorie più svantaggiate, come i disoccupati ed i pensionati al minimo.
Per il Codacons il fatto che tra le forze politiche che sostengono il Governo il dibattito sull’Iva sia ora magicamente sparito dall’agenda, dando ormai per definitiva l’aliquota al 22%, dimostra quanto il tema fosse solo funzionale a giochini politici fatti sulla pelle dei consumatori.

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CASO DIAMANTI ecco i numeri e le banche coinvolte

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Complessivamente coinvolti 100.000 investitori c.a.

ADICONSUM sta tutelando circa 2500 investitori in tutta Italiaper un controvalore di 60 milioni di euro
21 febbraio 2019
BANCHE COINVOLTE:

UNICREDIT, INTESASANPAOLO, BANCA MPS, BANCOBPM, (queste sono anche tutte state sanzionate dall’Antitrust).

Poi a macchia di leopardo coinvolte anche qualche BCC, UBI e qualche altro istituto di cui però non abbiamo segnalazioni  particolari (non sono state sanzionate ne menzionate).

Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Banca MPS di fatto dopo il reclamo hanno rimborsato e rimborsano attraverso un iter interno della durata da 1 a 3 mesi (siamo nell’ordine di poche migliaia di pratiche complessivamente)

Con il BancoBPM abbiamo un protocollo di conciliazione con tavoli in diverse provinc (ipotizziamo da 60/80.000 pratiche c.a.).

I territori maggiormente coinvolti sono soprattutto il Nord Est, l’Emilia, la Lombardia e la Liguria; poi abbiamo casi sporadici in Piemonte, Toscana e nel Lazio.

Nel Nord Est si caratterizzano per importi mediamente importanti che vanno dai 30/40 mila euro, ma anche con investimenti da 100/150 mila euro e punte da 200/300 mila euro.

In Lombardia la media degli importi è più bassa, siamo in media 20/25 mila euro, ma anche con punte di 150 mila e casi da 350 mila.

La Liguria ha medie anche più elevate del Nord Est.
Piemonte, Emilia e Toscana medie simili alla Lombardia.

La casistica va da: VIP(che non sono tutelati dalla nostra associazione), pensionati (con investimenti molto variegati), lavoratori autonomi (parrucchiere, idraulici ecc), lavoratori dipendenti.

Si segnalano casi di investitori che nemmeno avevano il deposito titoli, ma solo il conto corrente a cui è chiesto di investire in diamanti magari la propria liquidazione in quanto la fabbrica aveva chiuso i battenti.
 Per ogni riferimento, assistenza e supporto è disponibile il Coordinatore del Credito e Finanza Nazionale di ADICONSUM Carlo Piarulli e.mail: carlo.piarulli@adiconsum.it – telefono: 329 5922457- www.adiconsum.it

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Truffa Diamanti, ecco come far valere i propri diritti entro l’8 marzo

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Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui

Comunicato stampa 
TRUFFA SU DIAMANTI Adiconsum:
Stiamo proseguendo gli incontri con le banche per i rimborsi ai risparmiatori
Sedi territoriali Adiconsum a disposizione per presentare la domanda
al Curatore fallimentare della società di investimento IDB
entro l’8 marzo p.v.
  20 febbraio 2019 – In merito alle ultime notizie di stampa sulla vicenda degli investimenti in diamanti, Adiconsum sottolinea come stiano proseguendo i risarcimenti al 100% ai consumatori da parte di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena ed Intesa Sanpaolo.

Relativamente all’inchiesta in corso, per quanto riguarda il tavolo di conciliazione sottoscritto con il Banco Popolare lo scorso luglio, Adiconsum dichiara di aver avuto conferma, da parte dell’istituto, del prosieguo degli incontri già calendarizzati.

Inoltre, a seguito del fallimento di una delle società di investimento, la IDB di Milano, Adiconsum sta invitando i consumatori a contattare le proprie sedi territoriali per richiedere assistenza nella compilazione ed invio della domanda al Curatore fallimentare, da presentare entro l’8 marzo.

Ci auguriamo che quanto accaduto a danno dei risparmiatori non si ripeta. È nostra intenzione interagire con gli organismi competenti per vigilare e, soprattutto, prevenire situazioni del genere.
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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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