Seguici su

Consumatori

Aumento IVA in tutta l’UE. Le cifre in Italia e negli altri Paesi europei

Pubblicato

il

Secondo l’ultimo rapporto Eurostat sulle tendenze fiscali presentato qualche giorno fa dalla Commissione europea le aliquote IVA sono aumentate in modo significativo nella UE dal 2008. Generalmente stabili intorno al 19% rispetto al decennio precedente, il tasso medio di IVA è aumentata ogni anno da quando è scoppiata la crisi bancaria. Nel 2013, è pari al 21,3%.

Aumenti sono stati particolarmente notevoli nei paesi che hanno sperimentato difficoltà finanziarie. In Ungheria, il tasso è stato aumentato di sette punti percentuali in cinque anni per raggiungere il 27%, il livello più alto in Europa. La Spagna ha alzato il tasso di cinque punti percentuali tra il 2008 e il 2013 (dal 16 al 21%), così come la Romania (dal 19 al 24%).

Cipro (dal 15% al 18%), Lettonia e Lituania (dal 18% al 21%), il Portogallo (dal 20 al 23%) e Regno Unito (dal 17,5 al 20%) hanno anche attuato aumenti sostanziali. Il Belgio ha lasciato il suo tasso invariato al 21%, una stabilità che si trova nella maggior parte dei paesi vicini: Francia (19,6%), la Germania (19%, invariato in quanto il tasso è stato portato a tre punti percentuali nel 2007) e Lussemburgo (15%). Nelle terre nordiche, invece, è risaputo che il costo della vita è elevato e Svezia e Danimarca sono la testimonianza di questo dato. Nel primo Paese l’Iva è al 25% (6% o 12% se ridotta) mentre nel secondo esiste una sola aliquota fissa al 25%: questo significa che se in Danimarca una persona va a comprare il pane è costretta a pagare una tassa del 25%. In Italia, al momento, per il pane paghiamo soltanto il 4%.

Nei 27 stati membri l’Iva ha un altro nome, ma quel che cambia, soprattutto, è la sua sostanza. Il nostro 21% di aliquota ordinaria è perfettamente in equilibrio fra il 15% del Lussemburgo e il 27% dell’Ungheria. Insieme all’Italia anche in Belgio, Lettonia e Lituania la percentuale ordinaria è del 21%. Tra i Paesi più “vicini” a noi, però, l’Italia è quello che sta peggio. In Germania ci sono due scaglioni, quello ridotto al 7% e quello ordinario al 19% mentre in Francia gli scaglioni sono tre ma minori in percentuale rispetto ai nostri (2,1%, 5,5 o 7% e 19,6%). In Spagna, invece, le aliquote sono pressoché le stesse (4%, 8%, 18%) mentre nel Regno Unito ci sono due regimi, uno al 5% e uno al 20%.

I Paesi con l’Iva più bassa sono il Lussemburgo con un 15% di aliquota ordinaria (oltre a 3% super ridotta e 6% o 12% per quella ridotta) e Cipro con il 5 o l’8% di aliquota ridotta e il 17% di aliquota normale. Gli Stati all’interno dei quali l’Iva è più pesante per i consumatori sono Ungheria, Romania, Svezia e Danimarca. Del primo Stato ne abbiamo già parlato mentre nel secondo Paese dell’est Europa esistono due scaglioni, il primo al 5 o al 9% mentre il secondo al 24%, superiore di ben tre punti rispetto al nostro già elevato.

Questa modifica corrisponde alle raccomandazioni della Commissione europea, che ha suggerito alzando l’imposta sui consumi per ridurre il carico fiscale sul costo del lavoro. Le cifre delle entrate confermano una lieve tendenza in questa direzione. L’aliquota fiscale implicita sul consumo è aumentato dal 2008, dal 19,7% al 20,1%, mentre l’aliquota fiscale implicita sul lavoro è scesa dal 36,1% al 35,8%.

Strano a dirsi vista la situazione tributaria in Italia ma il nostro Paese, per quel che concerne l’Iva, rileva Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, non è quello più tartassato fra gli stati membri dell’Unione Europea. Le nostre aliquote dell’imposta sul valore aggiunto rientrano nella norma e, anzi, l’Italia è uno dei pochi Stati a godere di tre scaglioni di aliquote:

4 per cento (aliquota minima), applicata ad esempio alle vendite di generi di prima necessità (alimentari, stampa quotidiana o periodica, ecc.);

10 per cento (aliquota ridotta), applicata ai servizi turistici (alberghi, bar, ristoranti e altri prodotti turistici), a determinati prodotti alimentari e particolari operazioni di recupero edilizio;

21 per cento (aliquota ordinaria), da applicare in tutti i casi in cui la normativa non prevede una delle due aliquote precedenti.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Consumatori Italiani e Giapponesi si confrontano

Pubblicato

il

Study Visit 22 gennaio: delegazione giapponese presso Adiconsum e Centro Europeo Consumatori Italia per un confronto sulla tutela transfrontaliera del consumatore


 Il 22 gennaio, alle ore 10, presso la sede nazionale di Adiconsum e il Centro Europeo Consumatori Italia, ha avuto luogo la prima Study Visit del 2019: una delegazione di rappresentanti della Consumers Affairs Agency (agenzia governativa giapponese) e della Mitsubishi UFJ Research and Consulting, (società di ricerca e consulenza), sarà ospite di Adiconsum  e del Centro Europeo Consumatori per uno stimolante confronto sulla tutela del consumatore nelle controversie transfrontaliere. Le attività di assistenza e consulenza di Adiconsum e dell’ECC-Net, le modalità di gestione dei reclami e i rapporti con le autorità nazionali ed europe, costituiranno solo alcuni dei temi in agenda previsti per l’incontro di domani, la cui finalità è quella di comparare i due diversi sistemi di trattazione delle controversie transfrontaliere in materia  di consumo e valutare  future eventuali collaborazioni internazionali a tutela dei consumatori.

Continua a leggere

Consumatori

Italiani e prima auto: tutto ciò che c’è da sapere nella ricerca di automobile.it

Pubblicato

il

Una ricerca svela i retoscena

L’arrivo della prima auto è un passaggio fondamentale nella vita di ogni automobilista e di ogni persona. Per questo motivo, con la propria prima auto si crea spesso un rapporto che va al di là delle caratteristiche tecniche del veicolo e degli utilizzi che se ne possono fare, siano essi relativi al lavoro, allo studio o allo svago. Quali sono, quindi, le caratteristiche che legano gli italiani alla loro prima auto?

La ricerca realizzata su un campione di 1.000 intervistati da automobile.it, sito di annunci di auto usate, nuove e Km 0, risponde a questa domanda mettendo in evidenza alcuni elementi salienti che caratterizzano questo rapporto. I risultati, racchiusi in una infografica, raccontano quali siano le preferenze degli Italiani quando si parla di prima auto e forniscono uno spaccato interessante del nostro Paese, che sembra essere particolarmente legato al Made in Italy: il 55% delle prime auto è una Fiat e la classifica è dominata da tre auto della casa torinese: 500, Panda e Punto.

Il podio delle marche più gettonate è completato dalla francese Renault, con modelli importanti come la Renault 4 e la Clio, e dall’americana Ford, con la Fiesta su tutte.

Differenze rilevanti si evidenziano anche tra uomini e donne; queste ultime, infatti, ottengono la prima auto in media due anni dopo rispetto agli uomini, a 22 anni e 7 mesi rispetto ai 20 anni e 6 mesi degli uomini. Uomini e donne hanno anche priorità diverse nella scelta della prima auto; se gli uomini si lasciano guidare soprattutto dal fascino del brand, le donne tendono a dare maggiore importanza alla sicurezza.

Nel complesso è tuttavia il prezzo la variabile che più influisce sulla scelta della prima auto; è stato indicato infatti dal 34% degli intervistati ed è seguito dall’alimentazione (9%) e dall’estetica (9%). Meno gettonati lo spazio interno e gli optional, definiti importanti soltanto dal 5% e dal 3% degli intervistati.

Anche su base geografica non mancano le differenze. Valle d’Aosta, Basilicata e Toscana sono le regioni più “giovani”, quelle in cui la prima auto arriva prima. Al contrario Molise, Marche e Veneto sono quelle in cui questo traguardo viene raggiunto più tardi, tra i 23 e i 24 anni.

Continua a leggere

Consumatori

#10yearschallenge SOCIAL E TUTELA DATI: RISCHI E OPPORTUNITÀ

Pubblicato

il


Adiconsum:
Uso dei Social network sì,
ma senza perdere mai la consapevolezza
che qualsiasi cosa postiamo è di dominio pubblico.

Tra gli over 55, il 41% sono analfabeti funzionali,
i meno avveduti nell’uso responsabile di internet e dei social
21 gennaio 2019 – Non passa giorno che sui social non venga lanciata una nuova moda attraverso un hashtag accattivante per aumentare i “like” e condividere momenti o situazioni con i propri followers. L’ultimo in ordine di tempo, lanciato dal Social network Instagram e ripreso anche da Facebook e Twitter, si chiama #10yearschallenge e invita gli utenti social a postare foto di cose, luoghi, avvenimenti, pensieri, immagini personali relative ad un lasso di tempo di 10 anni (2009-2019).

Questo nuovo hashtag sta riscuotendo molto successo e anche perplessità, soprattutto per quello che ricorda il fatto di postare foto personali. 

Con l’occasione, Adiconsum vuole ricordare che postare una proprio foto sui social potrebbe essere sempre pericoloso, soprattutto perché le foto postate rimangono archiviate sulla piattaforma e diventano di sua proprietà e di chiunque riesca a carpirle e catalogarle. Non solo le foto, ma anche tutto ciò che postiamo, può permettere di tracciare un profilo dei nostri interessi, delle nostre amicizie, dei nostri pensieri, che possono venire immagazzinati per altri scopi. Tutto questo non accade, quindi, solo quando vengono lanciati nuovi hashtag e nuove iniziative, ma è la regola dei social e non dobbiamo mai dimenticarla.

Una recente ricerca dell’Osservatorio Isfol ha rilevato che nel nostro Paese, tra gli over 55enni, gli analfabeti funzionali, cioè coloro che non sono mai stati o che non sono più in grado di leggere e comprendere una notizia, di interpretarla, di modularla, nonché di discernere tra notizie vere e fake news, raggiungono il 41%.

L’uso non consapevole di internet da parte degli analfabeti funzionali, ma anche da parte dei giovani, può diventare un terreno fertile per chi vuole fare business con la raccolta di dati personali.

Anche se non è una novità che i dati non sono solo di nostra proprietà, vero è che possiamo limitarne la loro diffusione adottando una serie di comportamenti più responsabili e consapevoli, durante la navigazione in internet, non togliendo nulla al desiderio di condividere i nostri momenti con gli amici.

Consigli Adiconsum

·       Controlla sempre le impostazioni relative alla privacy
·       Pensa e seleziona quello che pubblichi su internet
·       Non dimenticare mai che la rete è un luogo pubblico, dove si può prelevare tutto ciò che si trova e riutilizzarlo a nostra insaputa
·       Rispetta la netiquette, l’insieme di regole da osservare sui social network.

Continua a leggere