Rapiti  dalle ansie da spread e dai dibattiti sul debito pubblico, che ha raggiunto il suo nuovo massimo storico (2.168,6 miliardi di euro e Fiscal compact alle porte), abbiamo perso di vista la deriva dell’indebitamento privato.

Dal 2007 inizio dell’ era della “crisi”, l’incremento del debito medio nazionale  è stato del 35,1 % per quasi  19.251 euro a famiglia nel 2013.

Senza dar minimamente retta all’ottimismo standard di politici e media sulla “prossima”ripresa dell’anno a venire, i consumatori italiani hanno ridotto gli acquisti e, chi ha potuto, incrementato i risparmi.

ripresaNon è un caso che i depositi delle famiglie sianoaumentati dell’1,8% passando dagli 854,1 miliardi di euro del marzo 2012 agli 869,6 del 2013.

Anche per il Censis il valore di contanti e depositi bancari è aumentato di 234 miliardi di euro negli ultimi sette anni, dai 975 miliardi  del 2007 a 1.209 miliardi nel marzo 2014 (+9,2%) .

Secondo l’ultimo Rapporto COOP Consumi e Distribuzione sette anni di crisi hanno eroso il reddito pro capite disponibile di 2.700 euro e le famiglie hanno reagito tagliando la spesa per consumi di ben 100 miliardi.

Un disperato tentativo di resistenza dei cittadini non certo passato inosservato, visto  l’innalzamento dell’aliquota sulle rendite dal 20% al 26% decisa a Luglio sui già magri interessi di conti correnti bancari e postali, mentre sui depositi titoli  il “bollo” è del 2 per mille da Gennaio.

Il 33% degli Italiani teme di diventare povero e non certo per colpa dello spread o del debito pubblico alle stelle, bensì per la drastica riduzione dei redditi causata dalladisoccupazione dilagante  (12,6% a luglio con 3 milioni 220 mila senza lavoro in aumento e del 4,6% su base annua e picchi al sud e isole del 20%) e da una tassazione sconsiderata.

Dall’incertezza  siamo passati alla paura del futuro, aggravata dal vero problema degli Italiani: le 39 milioni di pratiche di recupero crediti,  per  48,6 miliardi di euro, attestate nel 2013 dall’UNIREC .

Sono proprio le famiglie ad essere coinvolte in quasi nove pratiche su dieci dovendo più dell’80% degli importi.

TUTELA-DEL-CREDITO-QUALE-RUOLO-SOCIALE-UNIREC-NE-DISCUTE-A-ROMA_largeMilioni di consumatori ed imprese, volenti o nolenti, sono chiamati a restituire:

  • 29,1 miliardi di euro  (17,5 milioni di pratiche) del settore bancario/finanziario/leasing , relativi arate di prestiti, rate per acquisto di beni di largo consumo, rate di mutui, scoperti di conti bancari, carte di credito revolving e canoni di leasing;
  • 18,0 miliardi di euro, ( 19,1 milioni di pratiche) dal settore utility/TLC, riguardanti bollette insolute per servizi di prima necessità quali: luce, acqua, gas e telefono;
  • 1,5 miliardi di euro  (2,4 milioni di pratiche), per crediti commerciali e di altra natura.

Significativo delle difficoltà economiche dei debitori anche il dato sulla la capacità di recupero degli operatori  sceso nel 2013 al 19,6% (-9%).

Mancati guadagni che, insieme ai debiti commerciali della P.A. ancora non saldati  (35 miliardi di euro per la CGA di Mestre), contribuiscono a strangolare  le poche imprese ancora sane rimaste in Italia, strette tra la pressione fiscale e contributiva e l’inesorabile riduzione della domanda interna causata dalla recessione.

L’abbassamento della produzione industriale dello 0,8% nel trimestre Maggio-Luglio è  la riprova che i consumi sono al palo molto più che il tasso di deflazione, con  le  vendite al dettaglio che segnano un -2,6% a giugno rispetto allo scorso anno ( -2,4% sugli alimentari -2,8% sui non alimentari).

Schermata-2014-09-22-alle-08.30.37-650x395In questo quadro si inserisce anche il dato delle sofferenze bancarie (168,5 miliardi di euro, a maggio 2014 +24% sul 2013) che inducono le banche a non erogare prestiti a famiglie ed imprese sempre più in crisi (-3,1% a marzo 2014).

Gli 80 euro elargiti da Renzi  non bastano purtroppo e le speranze di ripresa non passano per il job act, ma attraverso  strumenti normativi e finanziari che  risanino l’economia italiana dai debiti.

Un velo pietoso va steso poi sul vero e proprio vaso di pandora dei crediti tributari (veri o presunti) affidati dalle P.A. ad Equitalia.

I debiti tributari  in riscossione con Equitalia - Grafico de Il Sole 24 ore.

Lo stock di debito in riscossione dal concessionario partecipato da Agenzia Entrate ed Inps è di 475 miliardi nel 2013 tra tributi, contributi e sanzioni.

Debiti  in parte virtuali essendo 120 miliardi di cartelle a carico di imprese fallite e 20 miliardi sospesi dalle Commissioni Tributarie perchè illegittimi.

Il tasso recupero nel 2013 è stato pari a 7,1 miliardi (-5% rispetto al 2012),  media che sarà  sicuramente impossibile da conservare anche quest’anno.

Anche nella migliore delle ipotesi  non basterebbero 40 anni per il recuperare le somme in riscossione che, nel frattempo, centinaia di pubbliche amministrazioni continuano a portarsi tra le voci di bilancio attive.

Imposta  Unica Comunale 2014

La difficoltà a ripagare i debiti di famiglie ed imprese risultano ulteriormente aggravate dalla  stangata sugli immobili di IMU, TARI e la nuova TASI per circa 31,096 miliardi di euro contro i 28,664 del 2013 (+8,5%) del 2013.

Una nuova manovra fiscale che stavolta coinvolgerà direttamente  anche gli inquilini con una quota dal 10% al 30% sulla TASI decisa dai singoli Comuni.

Per la CGA di Mestre sommando i vari balzelli, ogni nucleo familiare versa all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali mediamente 1.277 euro al mese.

Le iniziative di associazioni per contrastare il sovraindebitamento  non mancano come lacampagna informativa sulla nuova e sconosciuta  legge n. 3/12  avviata dal Movimento Difesa del Cittadino,  ma da sole, senza il sostegno delle istituzioni, non bastano.

I rumors su un possibile aumento delle aliquote agevolate Iva del 4% e 10% sui generi di prima necessità lasciano esterrefatti, confermando l’insipienza della classe politica e l’irresponsabilità dei tecnocrati anti deflazione anche a Bruxelles.

In questo contesto il via libera della BCE previsto a ottobre all’acquisto di ABS (Asset Backed Securities) ovvero cartolarizzazioni dei debiti come collaterale dei  finanziamenti alle banche al posto dei titoli di stato potrebbe rappresentare un buon viatico.

Esempio di cartolarizzazione di mutui bancari.

Secondo i calcoli del Securities Industry and Financial Markets Association(SIFMA), al primo trimestre 2014 il mercato delle cartolarizzazioni in Italia vale 169,2 miliardi di euro.

Tuttavia la recente operazione di cessione pro soluto fatta da ENEL di bollette scadute dal 1975 alla Classica Sviluppo per l’emissione di obbligazioni, impone una attenta valutazione della qualità effettiva di questi titoli.

Un “mercato del debito”  sempre più correlato con quello  finanziario e quindi del risparmio essendo gli ABS  acquistabili sul mercato secondario anche da investitori non istituzionali esposti a rischi nn indifferenti.

Il rimborso delle ABS potrebbe venire meno, in tutto od in parte, nel momento in cui si verificasse il mancato incasso dei crediti a sostegno dell’operazione, oltre al rischio di liquidità (ritardi nei pagamenti di capitale o interessi) o correlati al tasso di cambio (qualora i crediti posti a garanzia siano in una valuta diversa da quella delle obbligazioni ABS emesse).

Ma se i cavalli sfiduciati e malandati di famiglie ed imprese non vogliono bere perchè le banche dovrebbero aggiungere altra acqua?

Ecco quindi che la nuova operazione  di rifinanziamento quadriennale delle banche al tasso dello 0,15%  da parte della BCE (TLTRO) ha avuto un esito deludente con solo 82,6 miliardi di euro erogati rispetto ai 100 attesi.

In conclusione, il rilancio della domanda interna resta essenziale per la ripartenza del paese ma, in assenza di un abbassamento della spremitura fiscale dei cittadini e di un grande piano di rientro del debito privato con  misure specifiche e differenziate tra consumatori ed imprese, l’operazione sarà più che ardua.