L’articolo 5 del Decreto Sblocca Italia non solo è un regalo ai concessionari autostradali, ma “potrebbe essere in contrasto con quello che da tempo ci sta dicendo l’Unione europea sul fatto che le concessioni devono essere messe a gara pubblica”. Con queste parole, nell’audizione di lunedì scorso in Commissione Ambiente della Camera, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone ha chiesto al governo Renzi di stralciare il provvedimento. L’articolo del decreto prevede la proroga automatica per i concessionari che propongono l’accorpamento di più tratte o si impegnano a fare investimenti: «È ora di finirla con questo sistema di favori ai soliti grandi gruppi industriali – tuona Carlo Pileri, portavoce nazionale di iConsumatori – che detengono da troppi anni un oligopolio nel settore contro la logica della concorrenza, con la conseguenza di un continuo aumento delle tariffe che in alcuni tratti autostradali, privi di alternativa, hanno raggiunto livelli insostenibili per gli automobilisti e per i camionisti. La proroga automatica è una presa in giro; mentre l’Europa ci chiede gare pubbliche e trasparenti, il Governo elargisce appalti sempre agli stessi con delle norme “ad aziendam”!». Gli “stessi” sono Autostrade per l’Italia (Benetton), il gruppo Gavio, il gruppo Toto (quello di Air One) e una pletora di enti pubblici e privati che gestiscono singoli tratti della rete, per un totale di circa 6 miliardi di euro l’anno. «Siamo d’accordo con il presidente dell’Antitrust Pitruzzella – dichiara il presidente di Konsumer Italia Fabrizio Premuti − che le misure delineano “un meccanismo di proroga implicita delle concessioni”, con una grave violazione dei principi di concorrenza ed economicità del mercato. D’altronde il ministro Lupi già con il decreto del 6 ottobre scorso sui guard rail aveva condonato il 40% dei costi ad Autostrade per l’Italia e Anas». Con quel decreto il Governo ha introdotto le nuove misure delle barriere spartitraffico e di quelle laterali: «I guard rail saranno ridotti su circa 2mila chilometri di autostrada di circa 30 centimetri di altezza – prosegue Premuti – e avranno una resistenza minore a contenere l’urto. Lo stesso ministro che parlava di “tragedia immane” il 29 luglio 2013, quando morirono 39 persone perché un bus sfondò la barriera di protezione sull’autostrada A16, nei pressi di Avellino, ora cosa fa? Mette a rischio la sicurezza di più della metà degli autoarticolati e degli autotreni a pieno carico, in un Paese dove il traffico giornaliero medio dei veicoli pesanti è di 9.302 unità, quasi il triplo della Francia e poco meno del doppio della Germania». Ciò che stupisce poi è che il decreto sia stato preparato da Sergio Dondolini, capo della Direzione Generale della Sicurezza Stradale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché Consigliere di Amministrazione dell’Anas. Un conflitto di interessi?