Se un approccio è sbagliato, e lo è palesemente, perché perseverare nell’errore? La saggezza popolare taccia tale comportamento addirittura come “diabolico”.
E allora perché un’agenzia di riscossione importante come Equitalia sta intraprendendo proprio questa strada? La domanda rimane irrisolta, sta di fatto che l’impressione che si ricava dalla situazione attuale è che il possibile passaggio di testimone da Attilio Befera a Marco di Capua nella guida dell’agenzia non farebbe altro che doppiare una linea politica sbagliata e non efficace.
Dietro tutte le azioni di Befera, infatti, possiamo intravedere anche il suo vice Marco di Capua, in qualche modo co-responsabile delle strategie e degli approcci aziendali.
Il suo approccio sembra ricalcare completamente quello di Attilio Befera, che negli anni, da una sorta di duro cacciatore di evasori, ha cercato di mostrare un approccio più morbido, approccio che in realtà non si è riversato in un vero e proprio comportamento più sensibile alle difficoltà degli italiani, almeno a quanto raccontano i cittadini che spesso lamentano approcci fin troppo aggressivi. È sicuramente figlia del vecchio approccio, quello più duro, la proposta di usare i perfino i social network per scovare chi non paga. Proprio nel 2011 infatti Marco di Capua affermava che “Ogni strumento che possa condurre ad avere informazioni viene usato, si chiami Facebook o sia un registro o l’iscrizione a un circolo esclusivo”. In pieno accordo, Attilio Befera parlava della possibilità per il fisco di sbarcare sui social network – e su Facebook in particolare – anche per individuare le fasce di reddito più alte che si nascondono dal fisco.

Quello che sembra quindi è che, se sarà Di Capua a guidare Equitalia, avremo probabilmente un altro Befera all’orizzonte. Ma se quella finora presente è stata un apolitica che non funziona, perché perseverare?

L’inefficienza dell’agenzia di riscossione è facilmente deducibile da alcuni dati che caratterizzano Equitalia. Stando a quanto racconta Linkiesta.it, Equitalia avrebbe infatti un passivo di 858 milioni. L’ultimo anno sembra sia stato caratterizzato da una diminuzione di incassi e di riscossione. Nell’ultima delibera della Corte dei Conti si legge che “L’attività di riscossione da ruolo, nel 2012 ha registrato ancora una volta una flessione, passando da 8,9 miliardi del 2010 a 8,6 miliardi del 2011 e a 7,5 miliardi nel 2012”. Impressionante considerare che nell’ultimo decennio la riscossione è passata da 2 miliardi a un picco di 10 per poi scendere a 7,5 (fonte Liberoquotidiano.it).

“Insomma – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – siamo palesemente di fonte ad una linea politica che non funziona. Allora perché non cambiare? Ci rivolgiamo direttamente al Presidente del Consiglio Matteo Renzi per lanciare un appello: è assolutamente necessario cambiare rotta, implementare nuovi metodi di riscossione e avviare un nuovo percorso. Ma per fare ciò non bisogna ripetere gli errori del passato, bisogna semmai avviare un reale e concreto cambiamento ai vertici”.