E’ stato inviato oggi alla Procura della Repubblica di Arezzo l’annunciato esposto del Codacons sul caso di Banca Etruria. Un atto durissimo quello dell’associazione, più incisivo e articolato di quello presentato da altri enti e dai singoli risparmiatori, perché da un lato chiede di accertare il comportamento del management della banca alla luce di una serie di reati ben precisi, dall’altro chiama direttamente in causa gli organi di vigilanza.
Nell’esposto finito sul tavolo della Procura il Codacons fa un breve excursus sulla storia dell’istituto di credito, per poi ipotizzare fattispecie penalmente rilevanti. Si legge nell’atto:
“le prime emissioni di bond risalgono al 2006 ma nel 2013 le vendite di titoli proseguirono, nonostante il deterioramento dei dati patrimoniali avrebbe dovuto impedire di immettere sul mercato titoli potenzialmente ad alto rischio e comunque i risparmiatori avrebbero dovuto essere avvertiti del deterioramento […]
E’ di tutta evidenza la necessità di accertare il legame tra il dissesto bancario e le condotte degli ex amministratori e vertici, legame che le Autorità in intestazione dovranno valutare per quanto attiene ai profili penali dei comportamenti illeciti eventualmente verificati, in tema di reati societari e contro il patrimonio”.
In particolare il Codacons sollecita la Procura ad indagare su eventuali illeciti “da parte degli ex vertici amministrativi e gestionali della banca, e dagli organi di vigilanza e controllo istituzionale, Consob e Banca d’Italia, per aver permesso il prorogarsi di una situazione grave e pericolosissima per i risparmiatori e gli azionisti, ed invece di tutelare il risparmio e la proprietà – entrambi costituzionalmente garantiti – hanno permesso il disastro di perdite che oggi tutti conosciamo. Infatti, l’iter che ha condotto il Governo a varare i provvedimenti di azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate, è verosimilmente frutto di due concause gravissime: da una parte gli atti degli organi amministrativi e di controllo della banca, dall’altra la mancata vigilanza di fatto degli organi predisposti. Perché Banca d’Italia e Consob non hanno diffuso le notizie circa il gravissimo rischio di insolvenza della banca? Perché non sono intervenute a tutela dei risparmiatori negli anni in cui questi investivano inconsapevoli in una banca già irrimediabilmente malata? La tutela del mercato e della stabilità finanziaria deve essere garantita IN PRIMIS contro le frodi a danno del risparmio COSTITUZIONALMENTE GARANTITO, pena il costituirsi di un perverso meccanismo collusivo”.

Tutto ciò considerato, il Codacons ha chiesto alla Procura di Arezzo “di voler compiere tutte le indagini necessarie al fine di accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili eventuali comportamenti di organi pubblici e/o istituzionali e/o soggetti privati che configurino gli estremi dei reati di truffa ex art. 640 c.p. che afferma la responsabilità di “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”, o dei reati di cui agli artt. 2621, 2622, 2625, 2638, 2391 del Codice Civile che dovessero essere ravvisati riguardo ai fatti enunciati in premessa e, in caso affermativo, di voler esperire nei confronti di chi sarà ritenuto responsabile, l’azione penale per tutti quei reati che Le S.V. riterrà ravvisabili”.