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Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, storia di un fallimento annunciato, i risparmiatori vengano interpellati

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E’ noto a tutti che Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca siano state oggetto di un tentativo di salvataggio, ma chi ci ha messo i soldi?

I privati, ovvero banche italiane e Cassa Depositi e Prestiti, essenzialmente soldi derivanti dai risparmi postali investiti nel Fondo Atlante.
Fondo in teoria privato, che avrebbe dovuto salvare il sistema bancario dai non performing loans, acquistandoli.

I soldi nel Fondo Atlante, ben 3,5 miliardi, non “investiti” per salvare il sistema bancario, ma per entrare nel capitale di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Cosa è successo? Unicredit ha messo 600 milioni di euro nel Fondo Atlante, ma in seguito alla pubblicazione del proprio bilancio, è venuto alla luce del sole che li ha letteralmente persi, in quanto ha svalutato dell’80% la propria quota investita nel Fondo. Milioni di euro bruciati in 18 mesi scarsi.

Pertanto potrebbe replicarsi tale evento nefasto: i soldi di Cassa Depositi e Prestiti, ovvero soldi pubblici, potrebbero letteralmente andare in fumo così come è successo per quelli di Unicredit, e ciò determinerebbe una ingente perdita di un investimento pubblico.

Ebbene le Associazioni dei consumatori-risparmiatori apprendono le novità dai media nella misura in cui questi possono, sanno e vogliono comunicarle, ma rimangono comunque fuori da ogni decisione.

Istituzioni finanziarie e organi di vigilanza che dopo avere dilapidato (le prime) e omesso o mal fatto le operazioni di controllo preventivo (i secondi), si attribuiscono il compito di salvarle senza che in questa operazione vengano ascoltati i risparmiatori.

Risparmiatori, che sono stati tenuti fuori dalle segrete stanze ove e mentre si spartivano e dilapidavano i loro risparmi e vengono tenuti fuori adesso che corrono il rischio di perdere anche i depositi ancora tenuti presso quelle banche. Inoltre non va dimenticato che si tratta di banche popolari e non speculative o di affari, e quindi luoghi dove il ruolo dei risparmiatori dovrebbe essere centrale.

Se poi si pone mente al fatto che i criteri con i quali si cerca di porre rimedio a tanto disastro sono gli stessi che hanno seppellito le quattro banche e il Mps, ci si rende conto che il futuro non è in nessuna maniera affidabile.

Se è vero che il lavoro che si sta facendo in questi giorni è quello di salvare i risparmi depositati in quelle banche, meglio sarebbe dire: “per salvare le banche” tout court è assolutamente necessario che siano i risparmiatori a partecipare con il proprio controllo e le proprie proposte all’intera operazione di salvataggio.

Il mercato retail, in questo modo, avrebbe molta più fiducia nelle ricette poste in essere e si potrebbe parlare di salvataggio e rilancio delle banche e dell’economia ad esse afferente, operando finalmente alla “luce del sole”.

L’Associazione Codici resta a disposizione di tutti i consumatori, per qualsiasi segnalazione potete rivolgervi a http://www.codici.org/servizi-bancari.html o al numero 06.55301808.

 

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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