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Banche: prelievo forzoso in caso di fallimento. L’ABI fa una brochurina con 12 associazioni consumatori

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Firenze, 25 gennaio 2016. Banalizzando e semplificando, la normativa sul bail-in – in vigore dal 1 gennaio 2016 – prevede che in caso di dissesto finanziario di una banca non sara’ piu’ possibile “salvarla” con soldi pubblici o delle banche centrali, ma dovra’ salvarsi da se’. O meglio, si salvera’ con i soldi degli azionisti, degli obbligazionisti e – se non bastassero – operando un prelievo forzoso sui conti dei correntisti, per gli importi eccedenti i 100.000 euro. Questo in parole povere.

E da qui’ nasce ovvia una considerazione: occorre prendere consapevolezza che non siamo in un’era di tutela del risparmio. Al contrario, e’ il risparmiatore che tutela le banche. Cosi’ e’, la normativa europea esiste, opera in Italia e di conseguenza sta ai singoli risparmiatori/investitori orientare in modo piu’ consapevole le proprie scelte economiche e di investimento, facendosi affiancare da consulenti finanziari indipendenti (1), cioe’ esterni alla banca.

Se ne parla da tempo, perche’ queste ovvie considerazioni ora? Perche’ ci e’ capitata sotto gli occhi la brochure che l’ABI- Associazione bancaria italiana (2) ha messo in circolazione per rassicurare gli italiani sul bail-in, dove sostanzialmente e’ scritto: non e’ una catastrofe, i vostri soldi sono al sicuro, le banche son forti e solide, se cosi’ non fosse c’e’ chi le sorveglia e  previene la crisi – se comunque le cose andassero male – non sara’ poi la fine del mondo.

L’avremmo definito uno scherzo di cattivo gusto, visto quanto e’ accaduto e sta accadendo nel sistema bancario italiano, se non provenisse dall’ABI e da ben 12 associazioni dei consumatori (3), rea cui ovviamente non c’e’ la nostra..
Scopo del gioco: tranquillizzare i correntisti, mandando il messaggio che non c’e’ da stare in allarme, e’ tutto ok.

Ora, una cosa e’ evitare il panico, altra e’ trattare gli italiani da idioti, utilizzando una grafica da fumetto e affiancando alle parole “chiave” della brochure piccole icone che sembrano uscite da una scuola materna.

La brochure dal del tu al lettore, accorcia le distanze: si intitola confidenzialmente “Tu e il bail-in” e si guarda bene dall’utilizzare la frase “prelievo forzoso sui conti correnti”. Ci gira attorno, sminuisce, punta sulla capacita’ di prevenzione del “tuo” bail-in (?).

Ne estrapoliamo qualche frase:
– Il bail-in punta a risolvere la crisi bancaria con rapidita’ ed efficienza…
– Il piano di risanamento prevede cosa una banca deve fare qualora si realizzino eventi avversi, evitando cosi’ di dover prendere decisioni affrettate in emergenza…
– Se poi la prevenzione della crisi non fosse sufficiente….
Spicca infine un commento a quello che accadra’ ai correntisti in caso di “necessita’”:
– “In ogni caso è importante osservare che l’eventuale perdita per i creditori della banca non sarà mai superiore a quella che si avrebbe nel caso di liquidazione (chiusura) della stessa”…

non e’ la fine del mondo, e’ quello che vi sarebbe accaduto anche in caso di liquidazione, con la differenza pero’ che in caso di liquidazione “caschiamo” tutti mentre in caso di salvataggio con bail-in azionisti, obbligazionisti e correntisti perdono il proprio denaro; quanto alla banca, non e’ detto. Il sacrificio dei primi consentira’ di assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca  in modo – si spera – da risolvere la crisi e salvaguardare la fiducia del mercato.

Ci saremmo aspettati dall’ABI e dalle associazioni di consumatori che hanno collaborato un atteggiamento piu’ responsabile, volto non a banalizzare e sminuire la portata delle nuove norme ma a rendere gli investitori e i correntisti coscienti dei rischi che corrono. Le nuove regole comportano infatti importanti modifiche che si rifletteranno sulla relazione banca/cliente, visto il significativo sacrificio che investitore e risparmiatore possono essere chiamati (costretti) a compiere in caso di dissesto della “propria” banca.
Ci saremmo aspettati insomma che ABI desse il buon esempio alle banche. Non e’ un buon inizio.

(1)  http://investire.aduc.it/editoriale/consulenti+finanziari+ha+vinto+momento+lobby_23752.php
(2)  https://www.abi.it/DOC_Info/News/Bail_In_Brochure.pdf
(3)  Unione Nazionale Consumatori, Movimento Consumatori, Lega Consumatori, Confconsumatori; Codacons, CittadinanAttiva, Assoutentu, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, ADOC, Adiconsum, ACU

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Consumatori

Finanziamenti condizionati a polizze assicurative, avviate istruttorie per presunte pratiche commerciale scorrette su Agos, Findometic e Cardif

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, anche a seguito di una segnalazione dell’IVASS, ha avviato due distinti procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette nei confronti:
•    della società finanziaria Agos Ducato S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Vita, Cardif Assurance Vie s.a.;
•    dell’istituto di credito Findomestic Banca S.p.A. e della compagnia di assicurazione, operante nel Ramo Danni, Cardif Assurances Risques Divers s.a..

Oggetto degli approfondimenti sono due autonome condotte poste in essere rispettivamente dalle citate società erogatrici dei finanziamenti e dalle predette compagnie di assicurazione.

Secondo l’ipotesi istruttoria, Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A. avrebbero condizionato, di fatto, la concessione a favore dei consumatori di prestiti personali alla sottoscrizione da parte degli stessi di polizze assicurative prive di connessione con il finanziamento, realizzando in tal modo una “pratica legante” tra i prodotti bancari e assicurativi, in violazione degli artt. 24 e 25, comma 1, lett. a), del Codice del Consumo. Tali condotte sarebbero idonee a limitare considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento in questione, nella misura in cui le imprese prospettano ai consumatori – intenzionati a richiedere prestiti – di poter accedere a questi ultimi solo sottoscrivendo le menzionate polizze assicurative, che nulla hanno a che vedere con il finanziamento, attuando un abbinamento forzoso tra le due tipologie di prodotti.

Dal canto loro, Cardif Assurance Vie s.a. e Cardif Assurances Risques Divers s.a. avrebbero posto in essere condotte contrarie alla diligenza professionale e idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento del consumatore, in violazione dell’art. 20, comma 2, del Codice del Consumo. Segnatamente, esse, pur essendo venute a conoscenza dell’abbinamento forzoso tra le proprie polizze assicurative e i finanziamenti erogati, rispettivamente, da Agos Ducato S.p.A. e Findomestic Banca S.p.A., avrebbero rifiutato la restituzione richiesta da parte di consumatori in sede di estinzione anticipata dei finanziamenti delle quote parti dei premi delle polizze assicurative de quibus, motivando il rifiuto con l’assenza di connessione tra le due tipologie di prodotti: nel far ciò, le due compagnie non avrebbero attuato nei confronti delle finanziarie alcuna attività di verifica circa gli abbinamenti forzosi e, in via generale, di monitoraggio e controllo circa la modalità di collocamento dei prodotti assicurativi in questione.

Per accertare queste condotte, nella giornata di oggi, 18 aprile 2018, i funzionari dell’Autorità hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi delle suddette società, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Roma, 18 aprile 2018

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Consumatori

Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

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La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

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Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

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Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

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