Un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia in merito al mancato calo dei listini di benzina e gasolio. lo annuncia il Codacons, denunciando il mancato ribasso dei prezzi dei carburanti alla pompa. Le quotazioni internazionali del petrolio continuano ininterrottamente a calare da mesi, raggiungendo i minimi degli ultimi anni – spiega l’associazione – Nonostante ciò i prezzi di benzina e gasolio in Italia continuano ad essere i più elevati d’Europa, e le riduzioni delle quotazioni del greggio non si riflettono in modo analogo sui listini alla pompa.

Se da un lato la componente legata alle tasse pesa in modo evidente sui listini praticati agli automobilisti – prosegue il Codacons – dall’altro si riscontra un mancato adeguamento della quota di prezzo riconducibile alle quotazioni petrolifere. Tale situazione comporta maggiori esborsi in capo alla collettività, oltre ad influire negativamente sui prezzi dei prodotti trasportati. Per tale motivo il Codacons ha deciso di vederci chiaro, chiedendo a 104 Procure della Repubblica di aprire delle indagini sul proprio territorio di competenza allo scopo di verificare se il mancato ribasso dei carburanti possa configurare fattispecie penalmente rilevanti, alla luce soprattutto del possibile reato di aggiotaggio.

Il greggio scende ai minimi dal 2010, la benzina no. Carlo Pileri: “500 euro l’anno sottratti indebitamente ai cittadini da Stato e petrolieri”
L’Opec decide di non tagliare il prezzo del petrolio e il greggio crolla sotto quota 70 dollari al barile, un terzo in meno rispetto ai valori di giugno (115 dollari): «Il costo per un barile di petrolio è passato dai 115 dollari di giugno ai 71,87 di ieri – commenta Carlo Pileri portavoce di iConsumatori, federazione di associazioni di consumatori promossa da Konsumer Italia, ACU, MEC e DirittiDeiConsumatori − è il prezzo più basso dal 2010 quando il costo al barile era di 77,93 dollari. Un litro di benzina nel 2010 costava 1,36: oggi, col petrolio che costa 6 dollari meno, il prezzo della benzina medio è di 1,74». Ma perché la benzina e il diesel alla pompa in Italia non calano di una percentuale almeno pari alla diminuzione del greggio? «Si stanno sottraendo indebitamente ai consumatori 40 centesimi al litro di benzina – sottolinea Pileri − che equivalgono a circa 20 euro per un pieno di 50 litri. E si dividono l’immotivato utile in parti uguali lo Stato, con l’aumento dell’IVA (dal 20 al 22%) e delle accise (in Italia il peso del Fisco su benzina e gasolio si aggira intorno al 60%, n.d.r.) e i petrolieri per la parte restante». Stesso discorso si può fare per il metano da riscaldamento? «Se consideriamo anche la differenza pagata in più sul metano da riscaldamento – continua Pileri − significa per un consumatore un aggravio di 500 euro l’anno, che equivalgono alla metà degli 80 euro dati dal Governo. Questi sono soldi dei cittadini, che, tornando a loro, potrebbero favorire i consumi e i risparmi. Inoltre un riequilibrio dei prezzi dei carburanti, rivedendo le accise che hanno raggiunto un ammontare insostenibile e con una moral suasion nei confronti dei petrolieri, favorirebbe un calo soprattutto dei prodotti alimentari che risentono fortemente dei rincari alla pompa».