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BITCOIN la sua redditività supera quella dell’oro Codici:come orientarsi

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Codici:come orientarsi

Data la diffusione e non sempre chiara idea sulla questione moneta virtuale Bitcoin, Codici in quanto Associazione di consumatori che tiene ad informare questi ultimi in modo chiaro e semplice, proverà a dare un’infarinatura sul tema.

Infatti mentre il consumatore si trova disorientato, gli addetti ai lavori hanno visto il suo valore crescere esponenzialmente e ad oggi i fortunati della prima ora che hanno deciso di investire sul Bitcoin , si sono ritrovati ad essere milionari, passando dai 20 dollari di valore degli anni addietro ai 2.100 dollari attuali.

La moltitudine dei cittadini che in Italia non naviga su internet o naviga passivamente, non conosceva affatto il fenomeno, fino agli ultimi giorni, quando il Giappone con la sua decisione di legalizzare la cripto valuta ha influito sul mercato facendo guadagnare a quest’ultimo 1 miliardo di dollari, toccando quota 28 miliardi.

Quindi il Giappone autorizzerà le transazioni più comuni, come pagare gli stipendi o la spesa al supermercato in bitcoin, ma cosa succederebbe se altri Paesi facessero lo stesso? Questa volta, dichiara Luigi Gabriele di Codici, speriamo proprio che l’Italia non rimanga a guardare e che la moneta virtuale possa essere adottata ad esempio per i pagamenti nel sistema della tassazione, così che gli italiani possano verificare che fine fanno i propri soldi. Già a febbraio 2017, Codici ha proposto formalmente in una convocazione presso la Commissione Parlamentare per la semplificazione, l’introduzione della moneta elettronica come strumento di interfaccia tra contribuente e Stato per quanto concerne il rapporto tributario.

Notizia odierna, è stato appena lanciato il primo fondo al mondo in Bitcoin, che raccoglie capitali in questa valuta per finanziare aziende in area blockchain/cripto valute, inoltre l’International Air Transport Association utilizzerà la cripto valuta per pagare i risarcimenti dovuti ai ritardi dei voli.

Ma vediamo in breve di cosa stiamo parlando.

 

Di cosa si tratta

I bitcoin sono la prima moneta digitale decentralizzata nata nel 2008, quando un uomo con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, decide di lanciare su internet questo progetto.

Il Bitcoin è una moneta virtuale utilizzata principalmente online e senza l’intermediazione di banche o istituti centrali. Esistono centinaia di cripto valute ma la Bitcoin rimane la più famosa.

La differenza fondamentale rispetto alle valute tradizionali è quella di non “passare” per un ente centrale perché utilizza un database distribuito (blockchain) tra i nodi della rete, che tengono traccia delle transazioni, attraverso l’utilizzo della crittografia invece viene gestita la generazione di nuova moneta.

 

Come funziona

Bisogna creare un portafoglio virtuale come la moneta, scaricando un’app (Multibit o Bitcoin Wallet), che avrà dei codici segreti attraverso i quali ogni transazione sarà anonima, ovvero nessuno saprà cosa comprate ma il vostro acquisto rimarrà per sempre nella memoria di tutta la rete Bitcoin.

E’ molto semplice anche riempire il vostro portafoglio: vanno acquistati su siti appositi cambiando come in un vero e proprio exchange la valuta reale con quella bitcoin oppure si guadagnano in cambio di merce o servizi online.

Si possono trasferire da persona a persona con dei costi irrisori o nulli, le transazioni sono semplici e veloci: in sei minuti vengono trasmessi i soldi in giro per il mondo.

 

Vantaggi e svantaggi

Al momento non c’è una regolamentazione in Italia che proponga delle linee guida atte a dare un indirizzo esatto e preciso su questa moneta. In Canada e Usa le banche utilizzano bitcoin, in Italia al momento ci sono 6 bancomat di bitcoin su tutto il territorio nazionale. Il mercato europeo è in piena ascesa con l’Inghilterra che ha messo a disposizione degli utilizzatori 40 bancomat totali.

Chi ne sostiene la massima trasparenza afferma che non sia un circuito anonimo, bensì pseudonimo perciò paradossalmente si eliminano le barriere alla sicurezza e alla trasparenza.

Nessuno ad oggi è riuscito ad entrare nel sistema di protocollo crittografato, che è opensource ma ben definito grazie al suo protocollo, le transazioni eseguite inoltre vengono rese sicure attraverso le firme digitali e le transazione one way: i soldi vanno ma non tornano.

L’Italia potrebbe essere pronta se si chiarisse in modo univoco come utilizzare questo circuito, anche perché tutti oramai dispongono di uno smartphone.

Finalmente il caffè si potrebbe pagare in bitcoin senza problemi, come invece avviene attualmente se si vuole pagare con il bancomat.

Sarebbe molto conveniente inoltre il fatto che non si potrebbe imporre l’iva perché essendo una moneta internazionale dovrebbe avere uno standard unico e generalmente riconosciuto.

Ovviamente rimangono delle questioni aperte sul fatto che non essendoci una banca centrale si rende impossibile bloccare la svalutazione di questa moneta e controllare eventuali speculazioni, infatti il valore al 22 maggio era di 2.100 dollari con un aumento del 65% in un mese.

Il crescente interesse verso il mercato della moneta digitale sta ovviamente facendo salire il prezzo di mercato del bitcoin creando come conseguenza che i facili guadagni prospettati fanno anche aumentare i rischi per i risparmiatori, ovviamente bisogna stare all’erta.

In secondo luogo permangono dei dubbi in merito alla questione sicurezza – anonimato perché proprio quest’ultimo potrebbe divenire il mezzo preferito per affari poco leciti ed affatto trasparenti.

Attualmente dato anche lo stato del sistema bancario ed il fatto che i soldi sul conto corrente non sono nostri ma della banca, il bitcoin sarebbe l’unico modo per detenere valore e moneta in proprietà, e siccome i soldi sarebbe bene non tenerli sotto il materasso nonostante  la fiducia dei risparmiatori nel sistema bancario traballi, il bitcoin sarebbe una papabile soluzione.

L’impatto del bitcoin potrebbe essere positivo anche per le aziende su due fronti: sul pagamento degli stipendi ai dipendenti e per pagare clienti e fornitori. Si avrebbe una maggiore velocità nei pagamenti, minori costi di transazione, maggiore trasparenza e meno burocrazia.

Certo come per tutte le innovazioni bisognerà approfondire alcuni aspetti e rimanere informati sul tema in modo che il consumatore non rimanga invischiato in meccanismi occulti e che possano in qualche forma andare a suo discapito, ma Codici non può che auspicare l’utilizzo della moneta e della tecnologia alla base della quale vi è la tecnologia blockchain.

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Nuova truffa con Telemarketing, attenzione agli investimenti FOREX

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Attenzione agli investimenti che promettono un facile guadagno
Nella settimana del lancio ufficiale del sito di Banca d’Italia sull’educazione finanziaria, in seguito al fatto che ci sono in Italia ben 18 milioni di analfabeti funzionali, cioè che, in questo caso, non sono in grado di comprendere prodotti finanziari complessi, ma che nonostante ciò, vengono attratti da facili guadagni ed attirati nella rete di millantatori che attraverso la richiesta di un investimento irrisorio, truffano le persone.

Attenzione questa volta non si tratta di una vera e propria truffa, ma della proposta rivolta a chiunque di investire in un’attività (il trading) ad altissima rischiosità per i consumatori. Investimento minimo richiesto 250€.
Il rischio è soprattutto per coloro che hanno già un’alta propensione al gioco on line o ludopatici.
“Sono almeno un paio di anni che avviene questo tipo di contatto da parte di siti con sede estera (soprattutto Londra). L’anno scorso avvisai la Consob, la quale non ha ancora diramato allarmi o messo in condizione i consumatori di capire bene di che cosa si tratta” – afferma Luigi Gabriele di Codici.
La pericolosità sta nella forte attrattiva che esercitano: guadagni facili comodamente da casa, ma il livello di aggressività per convincere è elevato: telefonate continue ed email di benvenuto che indicano chiaramente tutti i passi da fare per erogare i 250€ e mettersi in contatto con il supporto per il collegamento dell’algoritmo sul conto, a cui segue: “L’aspettiamo al più presto, prima che il programma diventi a pagamento, con un costo di almeno 3’500 sterline per la singola attivazione”.
Il prodotto offerto è sostanzialmente un investimento in forex, trattasi di speculazione su prodotti finanziari derivati.
La tipologia di vendita attuata è quella della doppia chiamata su fisso o cellulare con la finalità di apertura di un conto, non bancario, per fare trading su piattaforme informatiche ed effettuare investimenti rischiosi.
Come sempre avviene, l’acquisizione dei dati si ha tramite banche dati, social network e/o cessione del consenso dei dati per finalità di marketing.
Modalità di contatto: prima chiamata con la scusa che ci siamo noi registrati al loro sito, ma in realtà è per convincervi e stimolare il vostro interesse ad investire, seconda chiamata, stavolta dall’estero, per parlare con un venditore che vi spiega la modalità di investimento sui FOREX.
Arriverà poi una email con suscritto: “E’ da diversi giorni che abbiamo iniziato la nostra collaborazione insieme, e sono lieto di farle sapere che il suo conto sta già cominciando a crescere. Ovviamente, dovremo aspettare ancora un pochino prima che riusciremo a superare la soglia di almeno 50%, ma siamo su un’ottima strada. Passo dopo passo, stiamo approcciando l’obiettivo che ci siamo posti”.

Cosa sono i FOREX?
Forex è la comune abbreviazione per foreign exchange, e viene utilizzato per descrivere il trading sulle valute o il trading sul mercato delle valute estere. Quindi sono prodotti derivati, ovvero costruzioni di ingegneria finanziaria.
Cosa fa il soggetto intermediario, cioè colui che vi chiama? Mette a disposizione un programma per computer (o piattaforma) che, attraverso la connessione a Internet, permette di visualizzare i titoli presenti su numerosi mercati borsistici italiani ed esteri, e di acquistarli e venderli nel giro di pochi centesimi di secondo. Queste società sono chiamate “broker online” (intermediari digitali) e chiedono una commissione su ogni ordine di acquisto e di vendita inviato in Borsa.

Come funziona e perché stare attenti a questa vendita aggressiva e pericolosa?
Con il grande interesse generato dal tema #BITCOIN e cripto valute, grazie alla loro forte ascesa, questo tipo di telemarketing ha avuto un grande exploit. Basti notare come appaiono sempre più spesso sui social network banner pubblicitari che richiamano investimenti e guadagni facili, anche con piccole somme.
L’obiettivo di questa strategia è farvi aprire un conto-investimento a cui agganciare una carta di credito, anche ricaricabile, e poi portarvi a “TRADARE” (comprare o vendere) prodotti finanziari complessi, sotto la vostra diretta e unica responsabilità, sia in caso di vincite che di perdite.
“Tradare” significa investire in forme di investimento molto rischiose e pericolose. Quasi tutte si basano su investimenti in valute o in prodotti derivati, quindi esclusivamente finanziari, nulla che abbia un contenuto in azioni, titoli o investimenti più solidi.
“Si tratta di investimenti ad alto rischio, insomma, pertanto se non avete alcuna conoscenza di questi prodotti state alla larga” – afferma Luigi Gabriele di Codici.
Prodotti rischiosissimi, nei quali possono investire solo i consumatori che si siano sottoposti alla verifica del profilo di rischio, attraverso la comparazione della propria capacità economica e della consapevolezza al rischio d’investimento.

Nel caso siate stati contattati o siate interessati vi consigliamo di:
1) Non investire se non si sa in che cosa consiste;
2) Non fare prove di nessun tipo nemmeno se effettuate con plafond virtuali;
3) Non diffondere dati bancari o di carte di credito personali;
4) Rivolgervi a Codici Associazione Consumatori per chiarimenti o dubbi.
E soprattutto non fate i fessi, i guadagni facili non esistono.

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Scovati 153.000 casi di polizze vita dormienti

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L’IVASS ha concluso in questi giorni l’incrocio tra i codici fiscali degli assicurati delle polizze vita potenzialmente dormienti e l’Anagrafe Tributaria, finalizzato a rilevare gli eventuali decessi degli assicurati e consentire alle imprese di contattare i beneficiari per pagare le somme assicurate.

L’attività ha riguardato tutte le 48 imprese italiane vita e 4 imprese estere che hanno chiesto di aderire all’iniziativa; ha interessato le polizze vita senza una scadenza contrattuale (c.d. vita intera) e quelle con scadenza contrattuale tra il 2007 ed il 2016 per le quali le imprese di assicurazione non erano in grado di dire se l’assicurato fosse deceduto o meno nel corso della durata del contratto.

Grazie alla collaborazione tra IVASS e l’Agenzia delle Entrate sono stati incrociati 6,9 milioni di codici fiscali; i decessi rilevati sono stati circa 153.000.

I dati ‎raccolti sono stati restituiti da IVASS alle imprese in modo che possano in primo luogo verificare le polizze effettivamente dormienti. Il decesso dell’assicurato potrebbe infatti essere intervenuto al di fuori del periodo di copertura della polizza (dopo la sua scadenza), non dando diritto al pagamento del capitale caso morte. Per le polizze effettivamente da pagare le imprese dovranno contattare prontamente i beneficiari.

Per seguire l’evoluzione del fenomeno, l’IVASS ha chiesto alle imprese di restituire entro l’11 giugno 2018 informazioni su numeri e importi delle polizze da pagare e pagate, che diano conto delle attività di liquidazione svolte.

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Cancellazioni di massa dei voli Ryanair del settembre, arrivano le prime sentenze di risarcimento

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Prima sentenza a seguito delle cancellazioni del settembre scorso. Il Giudice di Pace di Brindisi ingiunge a Ryanair di risarcire padre e figlio per un volo soppresso Bergamo – Brindisi. Giunti a Milano perché il padre doveva sottoporsi a una importante visita cardiologica, i due erano costretti a rientrare a casa in treno. Riconosciuti l’indennizzo contrattuale, i danni supplementari e il rimborso delle spese.

Lecce, 05 aprile 2018 – A seguito delle cancellazioni di massa dei voli Ryanair del settembre scorso, che tanti disagi hanno causato ai passeggeri del traffico aereo, arrivano le prime condanne nei confronti del vettore irlandese. Con sentenza depositata il 4 aprile 2018, il Giudice di Pace di Brindisi, Avv. Giuseppe Capodieci, ha accolto integralmente le domande avanzate dal difensore degli attori e segretario di Codici Lecce, Avv. Stefano Gallotta.

Ma ripercorriamo brevemente i fatti: il 14 settembre u.s. i due congiunti, recatisi a Milano perché il padre doveva sottoporsi a un’importante visita angiologica presso l’Ospedale San Raffaele, poco prima di tornare in aeroporto a Bergamo per fare rientro a Brindisi con il volo FR8095, ricevevano da Ryanair un sms che li informava della cancellazione del volo stesso.

Dopo aver provato inutilmente a ottenere la riprotezione su un altro volo, anche tramite il servizio chat del vettore irlandese, in quei giorni sempre irraggiungibile, erano costretti a organizzare, a propria cura e spese, il rientro in treno a Brindisi, nonostante le precarie condizioni di salute del padre, giungendo alla stazione di Brindisi, dopo un viaggio faticoso e stressante, solo alle otto del mattino seguente (con circa nove ore di ritardo) e, per di più, dovendo recarsi con la navetta all’aeroporto di Brindisi Casale per recuperare la propria autovettura.

In assenza di riscontro alla richiesta di indennizzo avanzata nei confronti del vettore irlandese, i due si rivolgevano a Codici Lecce e citavano la compagnia dinanzi al Giudice di Pace di Brindisi.

Con la recentissima sentenza n. 701/2018, il Giudice condannava Ryanair, costituitasi in giudizio, a risarcire i passeggeri per l’importo di Euro 1.100,00, oltre interessi e spese legali, riconoscendo Euro 500,000 ciascuno a titolo di compensazione pecuniaria e risarcimento danni supplementari, per i disagi causati dalla violazione dei doveri di informazione e assistenza, come previsto dal Reg. CE 261/2004, oltre al rimborso delle spese sostenute a causa della cancellazione (biglietti del treno Milano – Brindisi, vitto a Milano, biglietti navetta aeroportuale…).

Commenta l’Avv. Stefano Gallotta, segretario di Codici Lecce e difensore dei due passeggeri, come “questa pronunzia, che risulta essere la prima relativa alle cancellazioni dei voli Ryanair del settembre scorso, che hanno coinvolto oltre 400 mila passeggeri, conferma il consolidato orientamento giurisprudenziale che, prendendo le mosse dal Regolamento CE 261/2004, riconosce alle vittime di cancellazioni e ritardi non soltanto gli indennizzi per importi che variano tra 250 e 600 euro, in base alla lunghezza della tratta, ma anche i danni supplementari da violazione dei doveri di informazione e assistenza e il rimborso per le spese sostenute a causa dell’evento imputabile alla compagnia”.

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