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Blockchain in Italia, una realtà in movimento

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di Mattia Iannantuoni

Si è svolto a Milano il primo evento dedicato alla Blockchain (tra i partner CODICI Associazione consumatori). Protagonisti del panorama italiano hanno portato alla luce le applicazioni e i casi più interessanti dell’utilizzo di questa tecnologia sul nostro territorio

 

Blockchain è un termine che suona molto poco italiano. Ma a Milano, lo scorso 27 settembre, si è tenuto Blockchain NOW, primo evento dedicato alla tecnologia dietro le criptovalute, presentato all’interno del contesto innovativo della Disruptive Week. Negli ambienti di Cascina Merlata — ex area Expo — una fitta fila di speaker radunata da Innovability ha dipinto lo stato dell’arte di questa tecnologia che promette di rivoluzionare non solo la concezione della finanza, ma anche quella di tanti altri settori. Un terremoto innovativo che trova i suoi precedenti solo nella venuta del World Wide Web.

Di Blockchain abbiamo già parlato tanto: una rete di nodi che funziona come registro distribuito, aperto, partecipativo, trasparente ed inviolabile. Ideale per certificare e validare la proprietà e le transazioni di denaro, ma non solo: integrità del datotrasparenza tracciabilità sono tre elementi determinanti in diversi settori, dall’alimentare a quello dell’energia. Integrità, trasparenza e tracciabilità racchiudono l’essenza della tecnologia, “ma sulla Blockchain si deve costruire”. Così ha esordito Stefano Paluello, Blockchain technical manager di Shell. Come dire: un enorme potenziale da incanalare però in applicazioni che sortiscano un impatto diretto e misurabile sulla nostra vita.

Ecco allora quali sono le innovazioni più interessanti emerse durante l’evento.

Non solo cripto

Le aziende e le startup che si sono susseguite sul palco dell’evento hanno fatto risuonare la sala di tante suggestioni progettuali davvero innovative.

È per esempio il caso di EY, che ha portato in esame il progetto svolto in collaborazione con l’azienda vinicola pugliese Cantina Volponei dati di tutti i singoli passaggi della produzione di una bottiglia di vino sono registrati in digitale e iscritti sulla Blockchain, per poi essere portati al consumatore attraverso un semplice QR code in etichetta. L’intera storia del vino che beviamo, dal chicco d’uva al calice, sotto i nostri occhi.

“Diamo una visione trasparente, tracciabile e sostenibile al prodotto e alla sua intera supply chain” hanno spiegato Luca Grivet Foiaia e Giuseppe Perronedi EY. Un paradigma che risponde a quelle esigenze emerse negli ultimi anni in Italia, e che arma i produttori italiani della capacità di far conoscere e riconoscere la qualità genuina dei propri prodotti al di fuori di ogni possibile contraffazione. Una manna per la competitività italiana, ha suggerito Carlo Rossi Chauvenet, legale esperto in diritto vitinicolo.

E come l’alimentare, la moda. È Marco Forzani, Business Strategy & Development Director di Binda Italia, a delineare il parallelismo tra le due industry e a specificare come il valore di un sistema tracciabile e sicuro potrebbe creare enormi opportunità nel settore del lusso: “Basti pensare solo al mercato dell’usato di lusso e dell’after sale”.

La tracciabilità è un tema che presto prenderà il sopravvento anche nell’energia. Omar Imberti di Scame Parre ha fatto notare come “la persona che si preoccupa che la propria macchina elettrica non produca inquinamento e biossidi vorrà sapere se l’elettricità con cui la ricarica a casa sua non provenga a sua volta da centrali a carbone”. Ed è infatti Roberto Olivieri, presidente di ASSOESCo, a sottolineare come tracciabilità, interoperabilità e decentralizzazione saranno i tre elementi aggiunti di cui il settore energetico dovrà dotarsi nei prossimi anni per stare al passo con l’evoluzione della mobilità.

Decentralizzazione, ma anche disintermediazione. Come la necessità di regolare lo scambio di energia autoprodotta tra privati che hanno installato pannelli e mini turbine eoliche nelle proprie abitazioni — e qualche tentativo a tal proposito è già stato fatto. Ma non solo:

“Pensiamo al futuro: la mia auto elettrica, che si guida da sola, quando è quasi scarica prende e se ne va autonomamente a ricaricarsi. Trova una colonnina, vi si attacca e paga la ricarica direttamente dal proprio wallet. Tu che invece sei il proprietario della colonnina, non hai bisogno di sapere chi, cosa o perché: lo scambio è tutto lì [sulla blockchain], sicuro e visibile,” Nicola Vaccari, co-founder di Inbitcoin.

L’assenza di una terza parte, garante e validatrice, è un grosso cambiamento nella concezione delle transazioni umane.

La tecnologia Blockchain potrà avere un impatto sconvolgente anche sul turismo, per esempio: niente più bisogno di affidarsi ad entità che regolano le recensioni — TripAdvisor tra tutti — o le prenotazioni, in quanto tutto sarà sotto gli occhi di tutti.

Un altro settore che risentirà profondamente dell’innovazione della Blockchain sarà quello immobiliare. Negli USA, nella Cook County, è stata testata la tecnologia per il trasferimento di titoli immobiliari in modo totalmente disintermediato dalle PA, ma legale, certificato e riconosciuto. Un esperimento, a detta di Alessandro Dell’Orto di IBREA Milano, che trova motivo di esistere nel contesto americano. “Usiamo la Blockchain sempre solo dopo esserci chiesti perché. Negli States i contratti immobiliari sono gestibili tra privati e i registri immobiliari sono opzionali ma non obbligatori, e difatti è un mercato sempre esposto a frodi. Ed è qui che ha senso usare questa tecnologia.”

La tecnologia rischia sempre di essere applicata per moda, nelle prime fasi del suo sviluppo, ma non si dovrebbero mai perdere di vista i veri motivi che possano spingere ad applicarla. Quando si ragiona sulla Blockchain si deve guardare a quei contesti in cui è necessario innanzitutto tutelare il dato, o più in generale l’informazione. Può essere il caso della tutela delle proprietà intellettualiPatamu è la startup che mira a tutelare arte, musica, ma anche ricerca scientifica, concedendo uno spazio sicuro per i creativi che necessitino di mettere nero su bianco — oppure blocco su blocco — la firma sulle proprie creazioni.

Ma facendo il passo successivo, la salvaguardia dell’informazione può essere anche il caso dell’identità dell’essere umano. Si può pensare ad utilizzare la Blockchain per rendere sicura la nostra identità, in maniera dimostrabile; non solo si può pensare, ma ci si sta già muovendo in questo senso.

“Dematerializziamo asset come carta d’identità, patente, laurea, assicurazione, e li rendiamo accessibili sempre”. Si è presentato così Federico Squartini, COO di Spidchain, startup che ha già ricevuto 100.000 euro con il primo seed. Il loro obiettivo è rendere autentica e immediata la certificazione di chi siamo, permettendoci di trasferire in modo sicuro e trasparente le informazioni che entità digitali richiedono come chiavi di accesso ai loro servizi. Sollevando lo sguardo verso tematiche ancora più imponenti, lo stesso principio potrebbe aiutare a far valere l’identità della persona anche agli occhi di istituzioni locali, nazionali e globali. Non a caso, le Nazioni Unite stanno provando a sviluppare una soluzione simile per mettere ordine nella crisi migratoria, e in Europa Konfido è nata per rendere interoperabili i dati sanitari tra Paesi diversi.

Bitcoin: un panorama in evoluzione

La Blockchain ha acquisito rilevanza grazie all’affermarsi del Bitcoin e delle altre criptovalute, ed il panorama italiano non si dimostra completamente indifferente ad esse.

Nicola Vaccari di Inbitcoin ha parlato della grande “demo a cielo aperto, l’unica visibile dallo spazio” di un ecosistema basato sull’uso quotidiano e senza soluzione di continuità del Bitcoin. “A Rovereto abbiamo sviluppato il Bitcoin Valley, il Bitcoin della valle” ha detto, “Ci paghiamo gli stipendi dei nostri collaboratori, ci prendiamo le birre al bar, paghiamo i buoni pasto nelle scuole, la benzina… e le banche in questo non sono interpellate!”

Rovereto rappresenta una cittadina che ha imparato a masticare criptovalute grazie alla contaminazione data dalla vicinanza con la società di Vaccari e tutti i suoi Bitcoiners, e che si è dimostrata ben disposta ad accettarli come medium di transazioni e scambio di servizi. InBitcoin a sua volta ha incoraggiato la diffusione della nuova valuta grazie a servizi che permettano di passare con piena immediatezza da euro a Bitcoin e viceversa, e ad un’attenta opera di evangelizzazione. “I nostri clienti sanno bene cosa c’è dietro, sono ben informati. Gianpaolo del bar ha ben capito cosa vuol dire Bitcoin: ne ha addirittura incentivato l’uso ai suoi stessi clienti, applicando lo sconto a chi decide di pagare con i token. Li vuole tutti lui!” ha aggiunto Vaccari, avvertendo che “non è possibile fare tutto questo in una grossa metropoli. Rovereto è piccola. Serve fiducia per questo passaggio. Fiducia e informazione.”

Due parole che rimandano al cuore stesso della tecnologia e di quel che permette.

E sempre Bitcoin è al centro del progetto Helperbit, startup che propone una piattaforma di gestione assicurativa e di intervento per le calamità naturali, come i terremoti. Un sistema, il loro, che consente di dotarsi di una soluzione smart per assicurare i danni alle proprietà e garantire trasparenza nella gestione delle donazioni — in Bitcoin o in criptovalute alternative — a seguito di disastri. Un’idea “nata dagli scandali internazionali, come quello dei 500 milioni spariti della Croce Rossa ad Haiti, e nazionali, da L’Aquila alla recentissima vicenda di Amatrice,” ha spiegato il COO Davide Menegaldo. “Noi sfruttiamo la velocità e la trasparenza totale della Blockchain unitamente all’azione dei sistemi locali, per consentire un corretto utilizzo degli aiuti raccolti in situazioni di estrema difficoltà”. Alla faccia di chi demonizza la criptovaluta come la moneta esclusiva del dark web, verrebbe da pensare.

L’Italia a blocchi

Quel che è chiaro è che in Italia si sa bene dove e come applicare la tecnologia, e diverse sono le entità che si stanno concentrando su di essa. D’altronde, i settori importanti del business del nostro Paese hanno dato prova di essere terreni fertili per la creazione di applicazioni ed iniziative del mondo della catena dei blocchi, che esprime il suo pieno valore laddove trasparenza, tracciabilità ed integrità delle informazioni creano valore aggiunto alla competitività delle imprese. Ed è questo il grosso motore che, secondo Francesco Iarlori, Managing Director di BizDev & Strategy ed esperto di lunga memoria delle tecnologie disruptive, porterà ad un investimento sempre maggiore nella Blockchain. “Perché il mercato la vuole, e la tecnologia si svilupperà in accordo con esso”.

Quali altri sviluppi e casi di questa tecnologia dirompente vedremo in Italia e all’estero? Solo il tempo ce lo dirà. Per il momento, però, iniziative importanti come Blockchain NOW e simili eventi divulgativi ci consentiranno di sbirciare sul futuro in cui presto, molto presto, ci ritroveremo a vivere.


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Blackfriday, ecco i dati dell’evento più atteso

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Comunicato stampa IDEALO.it

Con il Black Friday alle porte idealo diffonde dati esclusivi sull’appuntamento atteso dello shopping pre-natalizio 

In Italia, nel 2017, il fenomeno ha registrato un aumento giornaliero delle ricerche del 29,8% generando il 20,4% di acquisti in più rispetto alle quattro settimane precedenti. Tra le categorie più cercate smartphone, televisori, asciugatrici e aspirapolvere. Lo smartphone Huawei P10 Lite è stato il prodotto più desiderato in assoluto. Le maggiori possibilità di risparmio acquistando giochi per la PS4, smartwatch e scarpe da corsa.

 

08 Novembre 2018 – Ormai quasi tutta Italia conosce il Black Friday, quello che i più non sanno però è che nel 2017 nel nostro Paese questo evento ha vissuto un aumento di interesse del 29,8%[1] che ha generato in solo quattro giorni[2] il 20,4% di acquisti in più. In vista della ricorrenza, idealo – portale internazionale di comparazione prezzi – ha deciso di rilasciare alcuni dati esclusivi sul venerdì più commerciale dell’anno rivelando, ad esempio, che nel corso dell’appuntamento 2017 il risparmio medio massimo è stato collegato ai giochi per la PS4 (-14,4%).

Tra le categorie di prodotti maggiormente cercate nel 2017 idealo ha evidenziato smartphone, televisori, asciugatrici, aspirapolvere e tablet. La top five dei dieci prodotti più desiderati in assoluto durante il Black Friday 2017 ha visto al primo posto lo smartphone Huawei P10 Lite, seguito da Apple iPhone 7, dalle scarpe Dr Martens 1460 da donna, da FIFA 18 e dall’iPhone SE[3].

Le possibilità di risparmio

Nel 2017, le cinque categorie di prodotto più convenienti[4] – che possono darci un’idea di quelli che saranno i settori in cui poter risparmiare di più anche quest’anno – sono state giochi per PS4 (-14,4%), smartwatch (-11,0%), scarpe da corsa (-10,4%), auricolari (-9,4%) e profumi femminili (-8,1%)[5]. Tre le altre categorie particolarmente convenienti vi sono state console di gioco (-7,5%), macchine per il caffè (-4,9%), prodotti per la cura del viso (-3,9%), televisori (-3,6%) e aspirapolvere (-3,5%). Si tenga comunque presente che gli sconti riguardano i singoli prodotti quindi il consiglio è quello di valutare caso per caso in base all’andamento del prezzo nel corso delle ultime settimane.

I Black Friday addicted

Nel 2017, tra gli utenti più attivi, al primo posto si è posizionata la fascia di e-consumer tra i 35 e i 44 anni (27,9%); sono seguiti i giovani tra i 25 e i 34 (21,9%) e in una posizione leggermente inferiore gli adulti tra i 45-54 anni (21,0%). Gli uomini si sono confermati i più appassionati con il 64,1% delle ricerche (le donne “solo” il 35,9%). Così come anche negli altri periodi dell’anno, il picco delle ricerche è stato registrato tra le 9 e le 10 di sera.

Interessante notare come durante il BF e CM 2017 le persone che hanno utilizzato il PC siano aumentate del 22,6%[6], presumibilmente per concludere l’acquisto dopo una ricerca condotta nel corso della giornata da smartphone. Anche in questa occasione il tablet si conferma meno utilizzato (solo nell’8,3% dei casi). Le ricerche da desktop e da mobile, invece, raggiungono valori simili: rispettivamente 46,6% e 45,1%.

Il Nord Italia il più coinvolto

Ma in che regioni nel 2017 ha inciso maggiormente l’effetto Black Friday? Considerando le ricerche effettuate nei quattro giorni, e confrontandole anche in questo caso con le quattro settimane precedenti, al primo posto troviamo il Trentino  (+59,9%), seguito dal Friuli-Venezia Giulia (+44,5%), dalla Lombardia (+37,6%), dal Piemonte (+36,9%), dalle Marche (+36,9%) e infine dal Veneto (+36,7%). Le tre regioni italiane meno coinvolte sono state, invece, Valle d’Aosta (+16,4%, Calabria (+13,5%) e Molise (+5,6%).

Una curiosità

Qual è il prodotto che nel 2017 non solo non è stato scontato ma, anzi, ha visto il proprio prezzo aumentare in media del 12,4% durante il Black Friday? Si tratta del calendario dell’avvento, la cui usanza continua ad affascinare grandi e piccini: essendo un prodotto utilizzato soltanto nel periodo pre-natalizio le vendite si concentrano solo in questo frangente e di conseguenza non sono previsti ribassi, salvo qualche rara eccezione. Si tratta di un vero affare per i rivenditori online, anche perché l’interesse in Italia, soprattutto al nord, è cresciuto costantemente nel corso degli ultimi 5 anni. Secondo Google Trends, infatti, l’interesse nel 2017 verso questo prodotto è stato circa 4 volte maggiore rispetto al 2013, registrando anche un +15% rispetto al 2016.

 

 

 

I pronostici per il 2018

Secondo un sondaggio condotto in Germania da idealo a fine Settembre 2018, il budget previsto per il Black Friday 2018 è di 300€ a persona; il 67% degli utenti online pianificherà in anticipo gli acquisti di venerdì 23 Novembre 2018.

 

“Tra Black Friday e Cyber Monday è ancora il primo dei due ad essere più conosciuto in Italia e il fatto che vi siano quattro giorni a disposizione consente ai ritardatari o a coloro che vogliono ponderare bene gli acquisti di approfittare delle offerte disponibili per un maggiore periodo di tempo – ha commentato Fabio Plebani, Country Manager per l’Italia di idealo – Il nostro consiglio è quello di decidere in anticipo cosa acquistare e fissare il budget di spesa a disposizione anche se sappiamo che le offerte possono incantare gli e-consumer portandoli a fare acquisti non preventivati, per sé o in vista dei regali di Natale. Per questo Black Friday ci aspettiamo un aumento degli acquisti pari a oltre il 100% rispetto a un normale venerdì dell‘anno, anche se il dato definitivo dipende sempre dal successo delle campagne che anticipano l’evento.”

                        

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Energia: dal 1° gennaio 2019 prescrizione ridotta da 5 a 2 anni anche per bollette gas

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Energia: dal 1° gennaio 2019 prescrizione ridotta da 5 a 2 anni anche per bollette gas

più trasparenza sugli importi prescritti e più facile non pagarli

Milano, 14 novembre 2018 – Dal 1° gennaio 2019 anche per le bollette del gas, nei casi di rilevanti ritardi nella fatturazione per responsabilità del venditore o del distributore, il cliente potrà eccepire la prescrizione e pagare solo gli importi fatturati relativi ai consumi più recenti di 2 anni. La riduzione della prescrizione da 5 a 2 anni era già prevista per le forniture elettriche dallo scorso 1° marzo, in attuazione della Legge di bilancio 2018. Inoltre, per una maggiore trasparenza sugli importi prescrittibili e per rendere più facile al cliente esercitare il proprio diritto, i venditori saranno tenuti a emettere una fattura separata contenente esclusivamente gli importi per consumi risalenti a più di 2 anni. In alternativa tali importi dovranno essere evidenziati in maniera chiara e comprensibile nella fattura contenente anche gli importi per consumi più recenti di 2 anni. In ogni caso, i venditori sono tenuti ad informare il cliente della possibilità di eccepire gli importi prescrittibili e a fornire un format che faciliti la comunicazione della sua volontà di non pagare. È quanto ha stabilito la delibera 569/2018/R/com, che si inserisce nel procedimento di attuazione delle misure introdotte dalla Legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), nell’ambito del quale sono già state adottate le delibere 97/2018/R/com e 264/2018/R/com in vigore dalla scorsa primavera.

Dal nuovo anno il venditore di luce e gas dovrà quindi emettere una fattura contenente esclusivamente gli importi oggetto di prescrizione oppure darne separata e chiara evidenza all’interno di una fattura di periodo o di chiusura. In entrambi i casi, dovrà informare il cliente della possibilità di non pagare l’ammontare di tali importi mediante una pagina iniziale aggiuntiva contenente un format (disponibile anche sul proprio sito e presso eventuali sportelli fisici) di pronto utilizzo per eccepire la prescrizione, nonché indicare un recapito postale o fax e una mail a cui inviare tale comunicazione. Inoltre, gli importi oggetto di prescrizione dovranno essere automaticamente esclusi dai pagamenti nel caso fosse stata scelta la domiciliazione bancaria/postale o su carta di credito come modalità di addebito. Nel caso di presunta responsabilità del ritardo di fatturazione di consumi risalenti a più di due anni attribuibile al cliente, invece, il venditore dovrà indicare nella bolletta l’ammontare degli importi relativi a tali consumi – che devono essere pagati -, nonché i motivi della presunta responsabilità del cliente e le modalità per inviare un eventuale reclamo al venditore. Qualora il venditore rinunciasse autonomamente ai crediti prescrittibili, dovrà unicamente fornirne adeguata informativa al cliente. Infine viene aperta una consultazione con tutti i soggetti interessati per efficientare le interazioni tra gli operatori della filiera e ottimizzare la raccolta dei dati utili alla fatturazione finale. In attesa dei suoi esiti, nei casi in cui il venditore, non responsabile direttamente del ritardo di fatturazione degli importi per consumi risalenti a più di due anni e che non disponga degli elementi per individuare la responsabilità di tale ritardo, dovrà assolvere specifici obblighi informativi per consentire comunque al cliente finale di comunicare la volontà di eccepire la prescrizione.

Le delibere sono disponibili sul sito www.arera.it

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Giovani agricoltori, sono pochi ma fatturano di più!

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Sebbene rappresentino meno del 10% delle imprese agricole italiane, quelle condotte da giovani fino a 35 anni mostrano performance economiche doppie della media, con valori della produzione vicini a 100 mila euro per azienda contro i 45 mila della media del settore. Gestiscono imprese mediamente più strutturate (20 ettari contro gli 11 della media nazionale) e diversificate, grazie ad un approccio al mercato più innovativo e tecnologico che permette loro (in particolare a chi non proviene da una famiglia di agricoltori) di superare le alte barriere all’ingresso nel settore, prima fra tutte l’elevato costo del terreno.

Nasce l’Osservatorio Giovani Agricoltori di Nomisma-Edagricole con l’obiettivo di conoscerne meglio le esigenze e offrire loro informazione e formazione di qualità per accrescere competenze e competitività.

 

 

Bologna, Eima 2018

Il mondo dei giovani agricoltori in Italia si divide in due: chi ha raccolto il testimone di famiglia, andando a gestire un’azienda già avviata e chi ha individuato nuovi risvolti nell’attività in campagna non esclusivamente produttivi. Una cosa però accomuna entrambi: la passione, senza la quale nessuna delle due categorie porterebbe avanti un lavoro che non può certo essere annoverato tra quelli più semplici in circolazione. E’ quanto emerso dall’evento di presentazione dell’Osservatorio sui giovani agricoltori Nomisma-Edagricole tenutosi ad Eima, l’esposizione internazionale delle macchine per l’agricoltura, dove è stato realizzato un focus sulle caratteristiche evolutive dei giovani nell’agricoltura italiana anche attraverso la testimonianza diretta di alcune interessanti case history: dal produttore di luppolo in idroponica a quello di latte per il Parmigiano Reggiano di montagna, dal coltivatore di canapa alla conduzione di un laboratorio rurale per il co-working in ambito agricolo e sociale.

Sul fronte dei numeri che contraddistinguono la categoria, il focus realizzato da Nomisma ha messo in luce la presenza a giugno 2018 di circa 55 mila imprese agricole condotte da giovani con meno di 35 anni, un aggregato ancora marginale sul totale delle aziende del settore (meno del 10%) ma in crescita del 14% rispetto a tre anni fa.

“Per quanto ridotte in termini di incidenza, le imprese giovanili italiane sono molto più numerose – in termini assoluti- di quelle francesi (38 mila circa), spagnole (34 mila) e tedesche (20.500) e, soprattutto, molto più rispettose delle “quote rosa”: in Italia, 3 “aziende giovani” ogni 10 sono condotte da donne contro un 15% di Francia e Germania e un 19% della Spagna” ha dichiarato Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma.

 

Anche sul fronte economico le performance delle aziende agricole del nostro paese condotte da giovani sono tra le top in Europa. In termini di valore medio della produzione (standard output), quelle italiane evidenziano un risultato economico di 98,7 mila euro contro i 65 mila della Spagna e i 55,6 mila della media Ue, mentre risulta alto il divario con Francia (169,7 mila euro) e Germania (198 mila euro). “Questa differenza rispetto ai competitor francesi e tedeschi è anche conseguenza dell’annosa questione dimensionale che ci vede ancora una volta più piccoli in termini di estensione poderale media: 20 ettari contro i 62 dei tedeschi e i 78 ettari dei giovani agricoltori francesi”, ha aggiunto Pantini.

Restando invece all’interno dei nostri confini, le top 5 regioni che si contraddistinguono per la presenza del maggior numero di aziende condotte da giovani agricoltori sono Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Lazio che congiuntamente concentrano quasi la metà di tutte le imprese giovanili del settore primario italiano.

Quelle che invece presentano la maggior estensione poderale sono Sardegna (46,5 ettari di media per azienda), Valle d’Aosta (42,8 ettari), – entrambe contraddistinte da un’elevata presenza di prati e pascoli, da qui anche la rilevante superficie media – e a seguire Piemonte, Lombardia e Marche. Sul fronte delle performance, invece, i giovani agricoltori del Nord non sembrano avere rivali: primeggiano le aziende giovanili della Lombardia (409 mila euro di valore della produzione media per azienda), seguite da Veneto (305 mila), Emilia-Romagna (180 mila), Piemonte (135 mila) e Friuli Venezia Giulia (97 mila euro).

I settori produttivi che vedono invece la maggior presenza di giovani in termini di incidenza sul totale delle aziende specializzate nell’orientamento tecnico-economico considerato sono quello avicolo e del latte (10% in entrambi i casi il peso delle imprese giovanili sul totale delle aziende specializzate in questa produzione), ai quali segue l’orticolo (8%), il suinicolo (6%), il frutticolo e il vitivinicolo (5%), mentre risulta marginale l’incidenza dei capi azienda giovani sul totale delle imprese cerealicole ed olivicole, anche in ragione di una minor redditività che spesso ne pregiudica la sostenibilità economica e di conseguenza l’attrattività nei confronti delle nuove generazioni.

Attrattività che invece non sembra mancare nei confronti dei risvolti multifunzionali dell’agricoltura, dall’agriturismo alle attività sociali, dalla trasformazione di prodotti agricoli al contoterzismo. Se questo aggregato di attività che pesa ormai per il 20% sull’intero valore della produzione agricola italiana interessa il 10% delle imprese, nel caso del sub-campione di quelle giovani l’incidenza arriva al 18%.

 

LA GEOGRAFIA DEI GIOVANI AGRICOLTORI IN ITALIA (2016):

 

 

Di necessità virtù: se per essere competitivi nelle attività produttive “tradizionali” occorrono alti investimenti in capitale (terra e macchine) che per un giovane rappresentano spesso barriere insormontabili (tant’è vero che molti di questi lavorano prevalentemente terra in affitto e non di proprietà), meglio cogliere altre opportunità che possono nascere – sempre in campagna – utilizzando innovazione, inventiva e capacità di fare rete per la condivisione di esperienze di successo, tutte caratteristiche che non sembrano mancare ai giovani agricoltori italiani e che l’Osservatorio Nomisma-Edagricole si prefigge di contribuire a rafforzare con la propria attività.

“Tra gli obiettivi dell’Osservatorio che abbiamo lanciato insieme a Nomisma non c’è solo una maggiore conoscenza dei giovani agricoltori” ha dichiarato Eugenio Occhialini, Direttore di Edagricole “ma anche la volontà di realizzare per loro strumenti informativi e formativi studiati sulla base delle loro esigenze”. L’Osservatorio avrà uno spazio dedicato nel sito web di Terra è Vita, il settimanale Edagricole di riferimento, un account Facebook dedicato – per consentire alle giovani aziende agricole che vi partecipano di scambiarsi esperienze e fare networking – giornate formative ed eventi studiati sulla base delle evidenze che emergeranno dall’osservatorio. Per il 2019 si punta a monitorare almeno 2.000 aziende agricole under 40 e sono già 500 quelle che si sono raccontate all’Osservatorio durante le giornate dell’Eima.

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