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Blockchain in Italia, una realtà in movimento

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di Mattia Iannantuoni

Si è svolto a Milano il primo evento dedicato alla Blockchain (tra i partner CODICI Associazione consumatori). Protagonisti del panorama italiano hanno portato alla luce le applicazioni e i casi più interessanti dell’utilizzo di questa tecnologia sul nostro territorio

 

Blockchain è un termine che suona molto poco italiano. Ma a Milano, lo scorso 27 settembre, si è tenuto Blockchain NOW, primo evento dedicato alla tecnologia dietro le criptovalute, presentato all’interno del contesto innovativo della Disruptive Week. Negli ambienti di Cascina Merlata — ex area Expo — una fitta fila di speaker radunata da Innovability ha dipinto lo stato dell’arte di questa tecnologia che promette di rivoluzionare non solo la concezione della finanza, ma anche quella di tanti altri settori. Un terremoto innovativo che trova i suoi precedenti solo nella venuta del World Wide Web.

Di Blockchain abbiamo già parlato tanto: una rete di nodi che funziona come registro distribuito, aperto, partecipativo, trasparente ed inviolabile. Ideale per certificare e validare la proprietà e le transazioni di denaro, ma non solo: integrità del datotrasparenza tracciabilità sono tre elementi determinanti in diversi settori, dall’alimentare a quello dell’energia. Integrità, trasparenza e tracciabilità racchiudono l’essenza della tecnologia, “ma sulla Blockchain si deve costruire”. Così ha esordito Stefano Paluello, Blockchain technical manager di Shell. Come dire: un enorme potenziale da incanalare però in applicazioni che sortiscano un impatto diretto e misurabile sulla nostra vita.

Ecco allora quali sono le innovazioni più interessanti emerse durante l’evento.

Non solo cripto

Le aziende e le startup che si sono susseguite sul palco dell’evento hanno fatto risuonare la sala di tante suggestioni progettuali davvero innovative.

È per esempio il caso di EY, che ha portato in esame il progetto svolto in collaborazione con l’azienda vinicola pugliese Cantina Volponei dati di tutti i singoli passaggi della produzione di una bottiglia di vino sono registrati in digitale e iscritti sulla Blockchain, per poi essere portati al consumatore attraverso un semplice QR code in etichetta. L’intera storia del vino che beviamo, dal chicco d’uva al calice, sotto i nostri occhi.

“Diamo una visione trasparente, tracciabile e sostenibile al prodotto e alla sua intera supply chain” hanno spiegato Luca Grivet Foiaia e Giuseppe Perronedi EY. Un paradigma che risponde a quelle esigenze emerse negli ultimi anni in Italia, e che arma i produttori italiani della capacità di far conoscere e riconoscere la qualità genuina dei propri prodotti al di fuori di ogni possibile contraffazione. Una manna per la competitività italiana, ha suggerito Carlo Rossi Chauvenet, legale esperto in diritto vitinicolo.

E come l’alimentare, la moda. È Marco Forzani, Business Strategy & Development Director di Binda Italia, a delineare il parallelismo tra le due industry e a specificare come il valore di un sistema tracciabile e sicuro potrebbe creare enormi opportunità nel settore del lusso: “Basti pensare solo al mercato dell’usato di lusso e dell’after sale”.

La tracciabilità è un tema che presto prenderà il sopravvento anche nell’energia. Omar Imberti di Scame Parre ha fatto notare come “la persona che si preoccupa che la propria macchina elettrica non produca inquinamento e biossidi vorrà sapere se l’elettricità con cui la ricarica a casa sua non provenga a sua volta da centrali a carbone”. Ed è infatti Roberto Olivieri, presidente di ASSOESCo, a sottolineare come tracciabilità, interoperabilità e decentralizzazione saranno i tre elementi aggiunti di cui il settore energetico dovrà dotarsi nei prossimi anni per stare al passo con l’evoluzione della mobilità.

Decentralizzazione, ma anche disintermediazione. Come la necessità di regolare lo scambio di energia autoprodotta tra privati che hanno installato pannelli e mini turbine eoliche nelle proprie abitazioni — e qualche tentativo a tal proposito è già stato fatto. Ma non solo:

“Pensiamo al futuro: la mia auto elettrica, che si guida da sola, quando è quasi scarica prende e se ne va autonomamente a ricaricarsi. Trova una colonnina, vi si attacca e paga la ricarica direttamente dal proprio wallet. Tu che invece sei il proprietario della colonnina, non hai bisogno di sapere chi, cosa o perché: lo scambio è tutto lì [sulla blockchain], sicuro e visibile,” Nicola Vaccari, co-founder di Inbitcoin.

L’assenza di una terza parte, garante e validatrice, è un grosso cambiamento nella concezione delle transazioni umane.

La tecnologia Blockchain potrà avere un impatto sconvolgente anche sul turismo, per esempio: niente più bisogno di affidarsi ad entità che regolano le recensioni — TripAdvisor tra tutti — o le prenotazioni, in quanto tutto sarà sotto gli occhi di tutti.

Un altro settore che risentirà profondamente dell’innovazione della Blockchain sarà quello immobiliare. Negli USA, nella Cook County, è stata testata la tecnologia per il trasferimento di titoli immobiliari in modo totalmente disintermediato dalle PA, ma legale, certificato e riconosciuto. Un esperimento, a detta di Alessandro Dell’Orto di IBREA Milano, che trova motivo di esistere nel contesto americano. “Usiamo la Blockchain sempre solo dopo esserci chiesti perché. Negli States i contratti immobiliari sono gestibili tra privati e i registri immobiliari sono opzionali ma non obbligatori, e difatti è un mercato sempre esposto a frodi. Ed è qui che ha senso usare questa tecnologia.”

La tecnologia rischia sempre di essere applicata per moda, nelle prime fasi del suo sviluppo, ma non si dovrebbero mai perdere di vista i veri motivi che possano spingere ad applicarla. Quando si ragiona sulla Blockchain si deve guardare a quei contesti in cui è necessario innanzitutto tutelare il dato, o più in generale l’informazione. Può essere il caso della tutela delle proprietà intellettualiPatamu è la startup che mira a tutelare arte, musica, ma anche ricerca scientifica, concedendo uno spazio sicuro per i creativi che necessitino di mettere nero su bianco — oppure blocco su blocco — la firma sulle proprie creazioni.

Ma facendo il passo successivo, la salvaguardia dell’informazione può essere anche il caso dell’identità dell’essere umano. Si può pensare ad utilizzare la Blockchain per rendere sicura la nostra identità, in maniera dimostrabile; non solo si può pensare, ma ci si sta già muovendo in questo senso.

“Dematerializziamo asset come carta d’identità, patente, laurea, assicurazione, e li rendiamo accessibili sempre”. Si è presentato così Federico Squartini, COO di Spidchain, startup che ha già ricevuto 100.000 euro con il primo seed. Il loro obiettivo è rendere autentica e immediata la certificazione di chi siamo, permettendoci di trasferire in modo sicuro e trasparente le informazioni che entità digitali richiedono come chiavi di accesso ai loro servizi. Sollevando lo sguardo verso tematiche ancora più imponenti, lo stesso principio potrebbe aiutare a far valere l’identità della persona anche agli occhi di istituzioni locali, nazionali e globali. Non a caso, le Nazioni Unite stanno provando a sviluppare una soluzione simile per mettere ordine nella crisi migratoria, e in Europa Konfido è nata per rendere interoperabili i dati sanitari tra Paesi diversi.

Bitcoin: un panorama in evoluzione

La Blockchain ha acquisito rilevanza grazie all’affermarsi del Bitcoin e delle altre criptovalute, ed il panorama italiano non si dimostra completamente indifferente ad esse.

Nicola Vaccari di Inbitcoin ha parlato della grande “demo a cielo aperto, l’unica visibile dallo spazio” di un ecosistema basato sull’uso quotidiano e senza soluzione di continuità del Bitcoin. “A Rovereto abbiamo sviluppato il Bitcoin Valley, il Bitcoin della valle” ha detto, “Ci paghiamo gli stipendi dei nostri collaboratori, ci prendiamo le birre al bar, paghiamo i buoni pasto nelle scuole, la benzina… e le banche in questo non sono interpellate!”

Rovereto rappresenta una cittadina che ha imparato a masticare criptovalute grazie alla contaminazione data dalla vicinanza con la società di Vaccari e tutti i suoi Bitcoiners, e che si è dimostrata ben disposta ad accettarli come medium di transazioni e scambio di servizi. InBitcoin a sua volta ha incoraggiato la diffusione della nuova valuta grazie a servizi che permettano di passare con piena immediatezza da euro a Bitcoin e viceversa, e ad un’attenta opera di evangelizzazione. “I nostri clienti sanno bene cosa c’è dietro, sono ben informati. Gianpaolo del bar ha ben capito cosa vuol dire Bitcoin: ne ha addirittura incentivato l’uso ai suoi stessi clienti, applicando lo sconto a chi decide di pagare con i token. Li vuole tutti lui!” ha aggiunto Vaccari, avvertendo che “non è possibile fare tutto questo in una grossa metropoli. Rovereto è piccola. Serve fiducia per questo passaggio. Fiducia e informazione.”

Due parole che rimandano al cuore stesso della tecnologia e di quel che permette.

E sempre Bitcoin è al centro del progetto Helperbit, startup che propone una piattaforma di gestione assicurativa e di intervento per le calamità naturali, come i terremoti. Un sistema, il loro, che consente di dotarsi di una soluzione smart per assicurare i danni alle proprietà e garantire trasparenza nella gestione delle donazioni — in Bitcoin o in criptovalute alternative — a seguito di disastri. Un’idea “nata dagli scandali internazionali, come quello dei 500 milioni spariti della Croce Rossa ad Haiti, e nazionali, da L’Aquila alla recentissima vicenda di Amatrice,” ha spiegato il COO Davide Menegaldo. “Noi sfruttiamo la velocità e la trasparenza totale della Blockchain unitamente all’azione dei sistemi locali, per consentire un corretto utilizzo degli aiuti raccolti in situazioni di estrema difficoltà”. Alla faccia di chi demonizza la criptovaluta come la moneta esclusiva del dark web, verrebbe da pensare.

L’Italia a blocchi

Quel che è chiaro è che in Italia si sa bene dove e come applicare la tecnologia, e diverse sono le entità che si stanno concentrando su di essa. D’altronde, i settori importanti del business del nostro Paese hanno dato prova di essere terreni fertili per la creazione di applicazioni ed iniziative del mondo della catena dei blocchi, che esprime il suo pieno valore laddove trasparenza, tracciabilità ed integrità delle informazioni creano valore aggiunto alla competitività delle imprese. Ed è questo il grosso motore che, secondo Francesco Iarlori, Managing Director di BizDev & Strategy ed esperto di lunga memoria delle tecnologie disruptive, porterà ad un investimento sempre maggiore nella Blockchain. “Perché il mercato la vuole, e la tecnologia si svilupperà in accordo con esso”.

Quali altri sviluppi e casi di questa tecnologia dirompente vedremo in Italia e all’estero? Solo il tempo ce lo dirà. Per il momento, però, iniziative importanti come Blockchain NOW e simili eventi divulgativi ci consentiranno di sbirciare sul futuro in cui presto, molto presto, ci ritroveremo a vivere.


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Interrogazione sull’avanzamento di carriera di 18 posizioni. L’autosuper promozione del presidente ARERA Bortoni?

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Interrogazione parlamentare On.le VALLASCAS. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

il giornale «Il fatto quotidiano», con alcuni articoli pubblicati il 4 luglio e il 1° agosto 2018, ha dato la notizia secondo la quale l’attuale presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) Guido Bortoni, avrebbe beneficiato di un avanzamento di carriera che risulterebbe anomalo sia per il ruolo ricoperto da Bortoni all’interno dell’Authority sia per le modalità in cui si è esplicato, modalità che, secondo quanto riferito dai sindacati, risulterebbero illegittime;

nel dettaglio, secondo il giornale, l’11 aprile 2018, operando in regime di prorogatio, essendo scaduto nel mese di febbraio, il collegio dei commissari di Arera avrebbe dato «indirizzo» al direttore per gli affari regionali e risorse (Dagr), Giovanni Colombo, di attribuire a Guido Bortoni «una valorizzazione dell’anzianità maturata, anche alla luce della disciplina vigente in Antitrust, con l’attribuzione di due livelli per ogni anno fuori ruolo»;

Bortoni, dirigente dell’Autorità, avrebbe trascorso gli ultimi nove anni «fuori ruolo», due al Ministero dello sviluppo economico, come capo del dipartimento dell’energia, sette ad Arera, come presidente: ne conseguirebbe che, secondo quanto riportato dal giornale, gli verrebbero «attribuiti in un colpo 18 livelli di avanzamento di carriera»;

è il caso di osservare che, sempre secondo quanto riferito da «Il fatto quotidiano» nell’edizione dell’1 agosto 2018 si tratterebbe «di uno scatto di carriera di 18 livelli che lo porterebbe, una volta tornato dirigente a fine mandato, ad avere più o meno lo stesso stipendio che aveva da presidente, circa 240 mila euro l’anno, il tetto massimo fissato per legge»;

il giornale riferisce che «Secondo i sindacati l’indirizzo è illegittimo, perché non si tratta di un atto amministrativo (e per questo non è stato reso pubblico) e viola il protocollo d’intesa che regola gli avanzamenti di carriera all’Autorità, che non prevede promozioni per i fuori ruolo (se non dopo una trattativa sindacale)»;

i sindacati, che nel frattempo si sono rivolti all’Anac, avrebbero segnalato un secondo caso di avanzamento di carriera anomalo: «il 5 aprile, il collegio ha disposto – questa volta con delibera – la promozione di quattro dirigenti, da direttori aggiunti a direttori […] Tra questi c’è anche Colombo, che peraltro firma la relazione fornita al collegio che fornisce le motivazioni per la promozione»;

se quanto riportato in premessa risultasse vero, ci si troverebbe di fronte a una situazione gravissima, nella quale verrebbero sovvertite le più elementari regole sulla progressione delle carriere nel pubblico impiego, sulla trasparenza delle procedure, sul conflitto d’interessi, nonché sulla terzietà degli organismi preposti a selezionare il personale;

è il caso di osservare che i fatti riferiti acquisterebbero, nella loro gravità, un’importanza straordinaria, anche perché interessano l’Arera, un organismo indipendente chiamato a ricoprire un ruolo strategico nella regolamentazione del sistema energetico italiano;

questa circostanza, se accertata, rischierebbe concretamente di influire negativamente anche sull’autorevolezza che deve sempre accompagnare l’operato di un’autorità indipendente, attività che dovrebbe essere improntata alla massima trasparenza e correttezza delle procedure e delle decisioni adottate –:

se il Governo non ritenga di adottare iniziative normative volte a rendere oggettivi e verificabili i criteri per gli avanzamenti di carriera, soprattutto per le posizioni apicali, anche per casi quali quello segnalato in premessa.
(5-00344)

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Antitrust | INFLUENCER’: PUBBLICITA’ OCCULTA VIETATA SEMPRE, ANCHE SUI SOCIAL NETWORK

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A distanza di un anno dalla prima azione, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta nuovamente sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media.

Tale fenomeno è, infatti, sempre più diffuso e rappresenta una modalità consolidata di comunicazione, consistente nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di blogger e influencer che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario. Tale forma di comunicazione, inizialmente utilizzata da personaggi di una certa notorietà, si sta diffondendo presso un numero considerevole di utenti dei social network anche con un numero di follower non particolarmente elevato.

Poiché l’influencer marketing può dar luogo a forme di pubblicità occulta, nel proprio intervento del 2017, l’Autorità aveva sollecitato tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel fenomeno a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo, fornendo adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.
La risposta al primo intervento dell’Autorità del 2017 è stata positiva. Gli influencer e le imprese coinvolte hanno modificato le proprie condotte in senso più trasparente per i consumatori: si è osservato un maggior utilizzo di hashtag e riferimenti idonei a rivelare la natura pubblicitaria delle comunicazioni. Inoltre, l’Autorità ha rilevato un’evoluzione degli strumenti disponibili sui social network e delle modalità con le quali imprese e influencer possono raggiungere i consumatori. In particolare, le piattaforme di social network mettono a disposizione degli influencer specifici strumenti per rendere manifesto agli utenti il rapporto di sponsorizzazione. I titolari dei brand, a loro volta, possono utilizzare strumenti di notifica e controllo dei richiami ai propri marchi.

In questo secondo intervento, rivolto principalmente a influencer con un numero di follower non elevatissimo, ma pur sempre di rilievo, l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale, affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand.
Sotto tale profilo, se da un lato la visualizzazione di prodotti unitamente al posizionamento sull’immagine di un tag o un’etichetta che rinviano al profilo Instagram o al sito del brand sono idonei ad esprimere un effetto pubblicitario; dall’altro, la mancanza di ulteriori elementi può non rendere evidente per tutti i consumatori l’eventuale natura promozionale delle comunicazioni.
L’Autorità ha pertanto ricordato i criteri generali di comportamento e ha chiesto che sia sempre chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

In ragione dell’ampiezza e del proliferare dei contenuti sui social network, l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo.

Roma, 6 agosto 2018

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Sorgenia ottiene la massima valutazione del Energy Rating ideato da Luigi Gabriele

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Codici attribuisce a Sorgenia la massima valutazione del Codici Energy Rating

Simone Lo Nostro, Direttore Mercato e ICT di Sorgenia, riceve il Codici Energy Rating da Carla Pillitu, responsabile relazioni esterne dell’associazione CODICI.

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. L’audit svolto in Sorgenia

Sorgenia ha aperto le porte della propria sede all’associazione dei consumatori Codici per consentirle di analizzare e valutare le attività messe in campo nei confronti di clienti e prospect. La digital energy company si è aggiudicata il massimo della valutazione attribuibile secondo il Codici Energy Rating, ovvero quella di “operatore molto affidabile” rispetto al diritto dei consumatori.

Nella sede di Sorgenia si è parlato oggi del cambiamento in atto nel mercato elettrico italiano, cui è strettamente collegato un mutato atteggiamento dei consumatori, più consapevoli ed esigenti. L’occasione è stata la conclusione del progetto di valutazione cui Sorgenia ha deciso di aderire per analizzare le aree che hanno maggiore rilevanza nella gestione della relazione con i consumatori. Quattro gli audit eseguiti da Codici, l’associazione indipendente esperta nelle politiche consumer-friendly che ha messo a punto l’indice che valuta, su una scala da 1 a 4, la correttezza e trasparenza delle azioni intraprese dalle aziende del mercato libero dell’energia nei confronti dei consumatori, i punti di forza e le eventuali aree di miglioramento. Cinque le aree esaminate: i processi di vendita, la customer care, la gestione del credito, la conciliazione e la contrattualistica. Il risultato dell’audit è stato molto positivo: Sorgenia si è aggiudicata 4 raggi, il massimo della valutazione attribuibile dal Codici Energy Rating.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Le parole di Simone Lo Nostro, Direttore Mercato e ICT di Sorgenia

“L’eccellenza dell’esperienza che vivono i nostri clienti è al centro delle nostre strategie e dei nostri progetti. È importante, quindi, che non si smetta mai di verificare cosa si può correggere o migliorare nei nostri processi e nel nostro approccio a chi ci ha preferiti – ha commentato Simone Lo Nostro, Direttore Mercato e ICT di Sorgenia. La scelta di un partner come Codici è stata quindi naturale, sia perché si tratta di una associazione che ha un grande feeling con i consumatori e ne conosce le esigenze, sia perché si è dotata di uno strumento che si adatta perfettamente a svolgere un’analisi analitica e precisa di tutti i nostri punti di contatto con i clienti. Cercavamo la conferma che trasparenza, semplicità e chiarezza fossero effettivamente le parole chiave che non solo ci guidano, ma anche vengono identificate dai consumatori nel momento in cui diventano clienti Sorgenia, e perché no anche prima. Il rating estremamente positivo che abbiamo ricevuto da Codici ci conferma di aver intrapreso la strada corretta”.

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Le parole di Ivano Giacomeli, Segretario Nazionale di Codici

“Abbiamo intrapreso questo percorso a salvaguardia dei consumatori e delle aziende che operano in tutta trasparenza per guadagnarsi una fetta di mercato, rendendolo realmente concorrenziale – afferma Ivano Giacomeli, Segretario Nazionale di Codici. La nostra azione è atta ad orientare e supportare il consumatore durante la transizione verso il mercato libero, che lo vedrà protagonista da qui ad un anno, nonché a creare un paradigma di riferimento per tutti gli operatori che vorranno competere senza essere scorretti. Ovviamente apprezziamo il fatto che le aziende si aprano al Codici Energy Rating mettendosi in discussione, non è affatto scontato che un’azienda ti permetta di valutare i propri processi aziendali. Ma tengo a precisare che il nostro intento non è quello di ergerci a giudici saccenti, tutt’altro! Codici in questo contesto suggerisce in punta di piedi delle aree di miglioramento affinché azienda e consumatore non abbiano, o riducano al minimo, problematiche sgradevoli di qualsivoglia natura”.

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Il mercato. La frammentazione del mercato

L’incontro è stato anche l’occasione di fare una disamina più ampia del mercato elettrico italiano: nel 2017, secondo quanto emerge dalla relazione ARERA, 3 operatori detengono il 45% del mercato, mentre il restante 75% è suddiviso tra 16 player. E ancora: nel libero mercato, i primi 20 concorrenti hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 ne hanno solo il 22%. A questo si aggiunge che 3,8 milioni di consumatori (il 10% del totale) hanno cambiato fornitore almeno 1 volta e il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. In un panorama così complesso, cresce l’importanza delle associazioni cui i consumatori si rivolgono sempre più spesso per fugare tutti i loro dubbi. Bisogna altresì tener presente che ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) che il 1° luglio 2019 dovranno necessariamente scegliere.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Le preferenze dei consumatori

Proposta monoraria, nonostante l’abitudine consolidata alle fasce, prezzo fisso e due fornitori differenti per luce e gas: queste sono, a oggi, le preferenze degli italiani. Ma nel futuro, cosa conterà davvero per i consumatori? Da una ricerca Codici emerge che il prezzo non rappresenterà più il primo elemento a guidare la scelta del fornitore; saranno di gran lunga più importanti chiarezza delle informazioni, trasparenza e capacità di rispondere rapidamente alle richieste. E, per chiudere: i clienti sono sempre più interessati ai fornitori che offrono opzioni di energia 100% rinnovabile e sistemi di raccolta punti. Ovvero, l’energia deve essere sostenibile e concorrere all’economia di casa.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Sorgenia

Sorgenia nasce nel 1999 con l’avvento del mercato libero dell’energia ed è oggi uno dei maggiori operatori italiani per la produzione e la vendita di elettricità e per l’approvvigionamento e la vendita di gas naturale. L’offerta commerciale si sviluppa online e fa leva sulla scelta consapevole da parte dei clienti e su innovativi servizi digitali che rendono più semplice il rapporto con l’energia.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. CODICI

CODICI – Centro per i Diritti del Cittadino, è un’Associazione di cittadini impegnata ad affermare, promuovere e tutelare i diritti dei cittadini con particolare riferimento alle persone più indifese ed emarginate. Nasce nel 1987 come CO.DI.CI. e si afferma nel 1993 come coordinamento di associazioni per la tutela dei diritti del cittadino, nel 1998 scioglie la sua struttura confederativa e si trasforma nell’ Associazione CODICI centro per i diritti del cittadino, quale associazione impegnata ad affermare i diritti dei cittadini consumatori, senza distinzione di classe, sesso, credenza religiosa e appartenenza politica. Un’attività presente in modo capillare sull’intero territorio nazionale. L’Associazione, infatti, con le sue sedi regionali e provinciali, si caratterizza per il contatto diretto che cerca di creare con i cittadini, al fine di cogliere le reali necessità ed offrire soluzioni concrete.

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