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Boldrini, visita il fratello a spese della Camera?

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Codacons su spese Laura Boldrini

COMUNICATO STAMPA
Politico
1 marzo 2015

COSTI DELLA POLITICA: CODACONS CONTESTA LE SPESE PER UN SOGGIORNO PRIVATO DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA BOLDRINI

ASSOCIAZIONE CHIEDE LA TRASMISSIONE DEGLI ATTI A PROCURA E CORTE DEI CONTI. CHIESTO DI ACCERTARE EVENTUALI VIOLAZIONI DELLA LEGGE FISCALE

Nuovi sviluppi nella vicenda che vede il Codacons impegnato per ottenere trasparenza relativamente ad alcune spese sostenute dal Presidente della Camera, Laura Boldrini, nell’ambito di un soggiorno presso un hotel di Grottammare.
Il Consiglio di Giurisdizione della Camera dei Deputati, come si ricorderà, aveva ordinato nei giorni scorsi di depositare tutti i documenti relativi alle spese per tale pernottamento, avvenuto in data 7 dicembre 2013. Dagli atti depositati nei giorni scorsi, si evincerebbe che il Dott. Sorbello, allora Capo dell’Ufficio del Cerimoniale, a fronte di una richiesta di fondi per l’impegno “missione” del 7 e 8 dicembre avrebbe richiesto alla Tesoreria della Camera una somma di 700 euro accreditata sul proprio conto corrente in data 9 dicembre; che avrebbe sostenuto spese per vitto e alloggio pari a 111 euro, restituendo così la rimanente cifra di 589 euro non utilizzata. Avrebbe inoltre, il Dott. Sorbello, anticipato con risorse personali la somma dell’albergo ove aveva pernottato la Presidente Laura Boldrini (euro 150), salvo poi vedersi restituire detta somma dalla stessa, come risultante dalla nota, firmata dal solo Dott. Sorbello, datata 16 dicembre (non protocollata, né controfirmata dalla Presidente). E il Sorbello ha accettato dall’albergo una ricevuta fiscale “parlante” intestata alla Camera mentre doveva essere intestata alla Boldrini.
Dalla documentazione in atti sembrerebbe confermato che la Camera abbia anticipato la spesa del Presidente, spesa del tutto privata, e nemmeno risulta con data certa se e chi e quando abbia restituito la somma anticipata, e che l’impegno istituzionale che vedeva coinvolta l’On. le Laura Boldrini, seconda più alta carica dello Stato, veniva individuato come “missione”.
Ma tale impegno – ha sostenuto ieri il Codacons nel corso dell’udienza alla Camera – consisteva nella partecipazione del Presidente all’evento privato tenutosi il 7 dicembre 2013presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, ovvero alla cerimonia di inaugurazione della mostra realizzata da Andrea Boldrini (fratello dell’On. le Boldrini), evento che non risulta neppure patrocinato dalla Camera dei Deputati. E ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del Regolamento della Camera, possono essere considerati in missione i deputati che siano impegnati per incarico avuto dalla Camera fuori della sua sede o, se membri del Governo, per ragioni del loro ufficio. Appare inoltre dotata di scarsa rilevanza la dichiarazione del Dott. Sorbello, riportata nella propria nota esplicativa, in cui afferma che a detto evento avrebbero partecipato anche le autorità locali, non essendo tale partecipazione sufficiente a dotare l’intervento della Presidente quale vera e propria “missione”.
Per tali motivi il Codacons ha chiesto al Consiglio di Giurisdizione della Camera di ordinare l’esibizione dei documenti attestanti: la comunicazione da parte della Presidente Laura Boldrini dell’impegno stabilito per i giorni 7 e 8 dicembre presso San Benedetto del Tronto da cui risultino altresì le ragioni della partecipazione all’evento; la documentazione relativa alla restituzione della somma di150 euro anticipata dal Cerimoniere; la prova del non addebito al bilancio della Camera della somma in questione risultante dalla ricevuta dell’albergo.
L’associazione ha chiesto inoltre al Consiglio di girare tutti gli atti alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti, allo scopo di accertare eventuali violazioni delle norme fiscali vigenti.

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Consumatori

Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

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COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

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Consumatori

Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

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L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

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Consumatori

Diamanti investiti tramite IDB: invia il Modulo entro l’8 marzo

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8 Febbraio 2019

Torniamo a parlare di diamanti da investimento, un tema che da molto tempo ha causato non pochi problemi ai risparmiatori, soprattutto se consideriamo che, negli ultimi anni, alcuni professionisti del settore, tra cui Intermarket Diamond Business (IDB), sono stati sanzionati dall’Antitrust per aver fornito informazioni poco trasparenti e ingannevoli sull’effettivo mercato di questo bene-investimento.

Pochi giorni fa, Intermarket Diamond Business è fallita e risparmiatori si sono giustamente preoccupati per i propri soldi.

Se hai investito in diamanti tramite IDB, puoi recuperare le tue pietre preziose: infatti, come ha spiegato il Curatore fallimentare, i diamanti dei consumatori non saranno registrati tra i beni sequestrati e quindi potranno essere recuperati ai sensi dell’art 87-bis Legge Fallimentare.

Cosa fare per recuperare le pietre?

È necessario contattare il Curatore fallimentare utilizzando l’apposita casella PEC di riferimento f41.2019milano@pecfallimenti.it e allegare la seguente documentazione:

  • Modulo di richiesta compilato
  • Copia del contratto di acquisto
  • Copia del codice identificativo della pietra
  • Copia del contratto di deposito.

Attenzione: I documenti dovranno essere in formato pdf e ognuno in uno specifico allegato.

Es. Allegato modulo.pdf / Allegato contratto.pdf / Allegato codice.pdf /Allegato contratto.pdf

Entro quando?

  • L’ultima data utile per l’invio del Modulo di richiesta è: Venerdì 8 marzo.

IMPORTANTE: Se non hai una casella PEC o hai bisogno di assistenza, rivolgiti alle sedi territoriali Adiconsum e fai valere i tuoi diritti.

#FacciamoCrescereTutele

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