Prosegue la protesta dei cittadini di Crotone tesa all’occupazione dell’impianto Eni: la richiesta è quella di una seria bonifica dell’area industriale. Il Codici si schiera dalla parte dei cittadini crotonesi e si batte con loro nella battaglia per un territorio più sano. “Siamo vicini a tutte quelle persone che lottano quotidianamente con malattie derivate dall’inquinamento ambientale – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – In particolare, sosteniamo l’iniziativa dei cittadini di Crotone che si stanno battendo per una bonifica che avrebbe dovuto porre in sicurezza il territorio già da molto tempo. La situazione è di inenarrabile gravità, soprattutto se pensiamo che materiale altamente tossico è stato utilizzato per la costruzione di scuole, palazzi popolari, villette e centri commerciali”.

Le inchieste portate avanti dalla Procura avevano portato già tempo fa al sequestro di 18 aree ubicate nei comuni di Crotone, Cutro (KR) e Isola Capo Rizzuto (KR), dove dal 1999 ad oggi, sarebbero state realizzate vaste discariche non autorizzate di rifiuti pericolosi (circa 350.000 tonnellate), effettuando lavori con l’impiego di materiali tossici costituiti da C.I.C. (Conglomerato Idraulico Catalizzato) e da “scoria cubilot”, un composto di sabbia silicea, loppa di altoforno e catalizzatori, la cui matrice (il cubilot) altro non è che un rifiuto proveniente dalla lavorazione delle ferriti di zinco, effettuata nello stabilimento dell’ex società Pertusola Sud. Le 350.000 tonnellate di rifiuti sarebbero state utilizzate come materiale edile (altamente cancerogeno) per la costruzione di scuole, palazzine popolari, centri commerciali, villette a schiera, strade, le banchine del porto e la questura.

Oggi sappiamo che Eni è stata condannata per danno ambientale dei suoli crotonesi al risarcimento di 56 milioni di euro. Ma questo non è abbastanza, perché la Syndial S.p.A., erede di EniChem, che ha inquinato e distrutto l’ambiente cittadino, deve presentare un serio piano di bonifica.

ENI e Syndial, infatti, si sono mostrati disponibili ad una messa in sicurezza, non già ad una bonifica totale, certamente più onerosa economicamente. Insomma, un’iniziativa di facciata che non si preoccupa minimamente di tutelare la salute dei cittadini crotonesi.