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Bonus Bebè, il Governo ipotizza il raddoppio a 180€

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Bene sostenere le famiglie che decidono di avere un figlio, male gli stanziamenti allo studio del Governo. Lo afferma il Codacons, commentando l’ipotesi di un raddoppio del bonus bebè come lotta al crac demografico registrato negli ultimi anni in Italia.

“Gli importi del bonus bebè di cui si parla in queste ore appaiono ancora deboli – spiega il presidente Carlo Rienzi, candidato a sindaco di Roma – La crisi economica che ha investito il paese negli ultimi anni ha reso sempre più difficile per le famiglie mettere al mondo un figlio: mentre infatti i cittadini hanno perso potere d’acquisto, i costi a loro carico sono saliti. Oggi la spesa per mantenere un bambino arriva a sfiorare, nei primi anni di vita, quota 10 mila euro all’anno tra alimentari, biancheria, carrozzine, passeggini, culle, spese mediche, asili nido, baby sitter, ecc.”.

“Per tale motivo un bonus pari a 160 euro al mese per il primo figlio e il raddoppio a 240 euro per il secondo non bastano, e rappresentano stanziamenti ancora deboli,  lontani dal sostenere efficacemente le immense spese cui i genitori andranno incontro e a determinare una inversione di tendenza nelle nascite” – conclude Rienzi.

Comunicato ADUC

Firenze, 15 maggio 2016. Si fa sempre piu’ strada l’ipotesi di un raddoppio del cosiddetto bonus bebe’, che sarebbe portato dagli attuali 80 a 160 euro. Indipendentemente dalle politiche che spingono il nostro esecutivo e i nostri legislatori a decidere incentivi basati sulle donazioni “caritatevoli” piuttosto che su incentivi e agevolazioni economiche e commerciali che potrebbero dare anche un respiro maggiore alla mefitica politica dei consumi nel nostro Paese… politiche che possono essere giudicate in vari modi…. resta una dato di fatto a nostro avviso tragico: lo spirito di voler incrementare la natalita’ che, anche come di recente ci ha ricordato l’Istat, nel nostro Paese, e’ in diminuzione. Calo che che per questi governanti e legislatori sembra essere una sorta di iattura piuttosto che una consapevolezza del nostro Paese rispetto al disastroso trend mondiale in materia. Viviamo nei confini nazionali? No. Siamo in Ue e, soprattutto, siamo nel mondo, con trattati
di
libero scambio all’ordine del giorno di tutti i summit mondiali, con migrazioni economiche (cosiddette) o per sfuggire alle guerre: milioni di persone che si spostano verso i nostri (Occidente) Paesi con la speranza di vivere e non dover lottare ogni giorno contro fame e morte, sia essa per strascichi del negretto colonialismo dei secoli scorsi che delle odierne irresponsabili politiche perseguire da non pochi nel mondo (fanatismo o incapacita’ economica e politica che sia).
E l’Italia, Paese che -pur con una terrificante burocrazia esecutiva- si distingue insieme ad altri per politiche di accoglienza dei migranti, di cosa si preoccupa oggi? Della natalita’ in calo e pensa che con 160 euro per figliolo di dare il suo contributo alla italianita’. Premesso che l’italianita’ allo scrivente (a parte la storia, che e’ poco politica e piu’ che altro fisica) la ritiene -come tutti i concetti e le pratiche di patria- uno dei maggiori responsabili della distruzione umana, ambientale, sociale ed economica del nostro Paese e dell’intero Pianeta, l’aspetto che rende ancor piu’ drammatico questo tipo di irresponsabili proposte col naso corto e la visione sotto zero del futuro, e’ che su di essa si fantastica per presupposte rinascite economiche; come se l’esplosione demografica nel mondo non esistesse e come se questa esplosione non stia facendo pressione alle notre porte -fisiche e virtuali- per chiedere una distribuzione delle ricchezze e delle opportunita’
in
ambiro di un libero scambio di mercato e di democrazia. Certo non siamo fessacchiotti, e ben comprendiamo che con la carita’ (non quella religiosa, che e’ un’altra cosa) si compra anche il consenso elettorale… ma questo finisce molto presto perche’ non basta solo avere le poltrone per comandare ed eseguire, ma bisogna soprattutto fare, e fare bene. Per questo cerchiamo di volare piu’ alti, si’ da far riflettere i decisori del nostro Paese perche’ indirizzino altrove le loro energie: politiche di incentivo dei consumi legate ad un mercato semre piu’ libero e non solo alla presunta maggiore disponibilita’ dei consumatori (i 160 euro…), aperture dei mercati internazionali, abbattimento dei dazi doganali, politiche di accoglienza dei migranti basate non solo sul buonismo, blocco e boicottaggio dei rapporti con i finanziatori dei massacratori di civilta’ democratica nel mondo, decisori comunitari ed internazionali con maggiori poteri ed eletti direttamente dai cittadini (un
presidente Ue cosi’, per esempio, deve continuare ad essere solo un’utopia?).
Visionari? Se erano visionari quei carcerati che a Ventotene scrissero il famoso manifesto mentre in Europa e nel mondo i governanti facevano massacrare i loro popoli… si’ siamo visionari. Ma forse andrebbe reiscritto il significato di questa parola nei nostri vocabolari…..

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Conti correnti bancari, anche nel 2018 si prevede un aumento.

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I costi dei conti correnti continueranno ad aumentare anche nel 2018.

In Italia la stragrande maggioranza dei risparmiatori continua ad ignorare un’offerta di servizi di home banking che è tra le migliori in Europa. A tal proposito, i dati riportati da una recente inchiesta de Il Corriere della Sera sono semplicemente incontrovertibili: soltanto 31 italiani su 100 ricorrono a banche online. Una percentuale che ci getta in coda alle classifiche UE. Un dato paradossale, soprattutto se consideriamo che siamo un paese che offre tantissimi conti online a zero spese (spesso con carta di debito/credito inclusa) e, soprattutto, se consideriamo che i costi dei conti correnti continuano a crescere a dismisura.

A tal proposito sono particolarmente interessanti altri dati raccolti da La Stampa, secondo cui i costi dei servizi bancari sono cresciuti in media del 20% nell’ultimo anno (con picchi preoccupanti di oltre il 40%). Una tendenza legata all’incapacità delle banche di continuare a sfruttare il divario tra tassi di interesse attivo e passivo, soprattutto a causa dei bassi tassi di mercato. Un trend che sembra destinato a proseguire anche nel corso del 2018: da questo punto di vista le famiglie che restano ancorate ai conti tradizionali potrebbero pagare quasi 175 euro in più ogni anno. Aumenti che andranno a discapito di migliaia di risparmiatori la cui unica colpa è quella di non conoscere al meglio le numerose alternative che hanno a disposizione.

Noi di CODICI, nel portare avanti i nostri numerosi impegni a tutela del consumatore, non possiamo fare altro che invitare tutti coloro che sono obiettivamente in grado di farlo di informarsi al meglio sulle tante possibilità offerte dai cosiddetti servizi di home banking.

Oggi aprire un conto corrente online è davvero semplicissimo, ha costi infinitamente più bassi (lo ripetiamo: esistono tantissime opzioni a costo zero) e a volte permette addirittura di guadagnare qualcosa: sono infatti tantissime le realtà che “premiano” il consumatore che apre un nuovo conto con un buono regalo o con bonus vari. Senza dimenticare che aprire un “conto online” non significa necessariamente abolire in toto le operazioni in filiale. Sono infatti tantissimi gli operatori che mettono a disposizione dei propri clienti diversi sportelli fisici, a cui rivolgersi in caso di situazioni più difficili da gestire. Ancora una volta, la cosa più importante è mantenersi informati. Perché un consumatore consapevole dei propri diritti è un consumatore più forte e più sicuro.

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Assegni familiari. Novità e requisiti della circolare Inps 2018

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La nuova circolare include tabelle aggiornate legate alle quote di maggiorazione di pensione. La circolare Inps 2018 presenta anche disposizioni che trovano applicazione nei confronti dei soggetti esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare. Soggetti quali coltivatori diretti, mezzadri, coloni, pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Novità importanti riguardano gli importi delle prestazioni per i pensionati, che seguono l’applicazione della “Normativa delle quote di maggiorazione di pensione”:

–          Coltivatori diretti, mezzadri, coloni: 8,18 euro/mese per figli ed equiparati;

–          Pensionati delle gestioni speciali per lavoratori autonomi e piccoli coltivatori diretti: 10,21 euro/mese per coniuge, figli ed equiparati;

–          Piccoli coltivatori diretti: 1,21 euro/mese per genitori ed equiparati.

Il limite di reddito familiare relativo ad erogazione o cessazione dell’assegno familiare e delle quote di maggiorazione delle pensioni continua a venire rivalutato anno dopo anno, in base al tasso di inflazione. A tal proposito Inps informa che “la misura del tasso di inflazione programmato per il 2017 è stata pari allo 0,9%”.

Per osservare la tabella aggiornata Inps, applicata a partire dal 1° gennaio 2018, si possono consultare i 4 allegati diffusi nella nota Inps CLICCANDO QUI. Gli allegati riguardano anche nuclei familiari nei quali siano comprese persone dichiarate totalmente inabili ed i soggetti che vergono in particolari condizioni (divorziati, vedovi, abbandonati, celibi, nubili ecc).

Un ultimo dato della nuova circolare Inps riguarda i limiti di reddito mensile da considerare per il riconoscimento del diritto agli assegni familiari 2018. A tal proposito il minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti equivale a 549,71 euro/mese a partire dal 1° gennaio 2018. Di seguito altri limiti di reddito da considerare ai fini dell’accertamento del carico e quindi del riconoscimento del diritto agli assegni familiari fissati per tutto l’anno 2018:

–          714,62 euro/mese per un genitore per il coniuge, per ciascun figlio o equiparato;

–          1250,58 euro/mese per due genitori ed equiparati.

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Mutui: tutto quello che c’è da sapere

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Sono sempre di più i consumatori che ricorrono ad un mutuo e purtroppo non tutti sanno perfettamente ciò a cui vanno incontro nel dettaglio. Iniziamo col dire che un mutuo è un contratto che porta una banca a consegnare una determinata quantità di denaro al mutuatario che si impegna a restituire la somma più gli interessi pattuiti entro un determinato periodo di tempo.

Insomma, un mutuo è un finanziamento o prestito a medio-lungo termine, in genere che va dai 5 ai 30 anni, rimborsato secondo un piano di ammortamento che viene stabilito contrattualmente.

Ovviamente l’aspetto fondamentale è: cosa valuta una banca per concedere il mutuo?

Valuta sia le capacità economiche, finanziarie e patrimoniali del cliente ed in particolare il rapporto tra reddito e rata affinché la rata del mutuo sia sostenibile nel tempo, che il valore dell’immobile oggetto della richiesta del mutuo.

Tutti i mutui si distinguono innanzitutto tra prestiti a tasso fisso ed a tasso variabile: nel primo caso il cliente corrisponde sempre lo stesso interesse alla banca, nel secondo il tasso cambia in base all’andamento mensile dei tassi di interesse. C’è anche il tasso misto:
il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze e/o a condizioni stabilite nel contratto. Il contratto indica se questo passaggio dipende o meno dalla scelta del consumatore e secondo quali modalità la scelta può essere effettuata.

Il tasso applicato al mutuo è composto dal parametro di riferimento e dallo spread. Il parametro di riferimento è un tasso interbancario utilizzato nei Paesi della UE ed esprime il costo del capitale finanziario all’ingrosso. Per i tassi variabili può essere l’Euribor o il BCE, mentre per i mutui a tasso fisso è l’IRS.
Lo spread è la maggiorazione percentuale che si aggiunge al parametro di riferimento di un mutuo, varia da una banca all’altra ed esprime il margine applicato dalla banca rispetto al costo all’ingrosso.

 

Detto ciò esistono diverse tipologie di mutuo: ad esempio il mutuo ipotecario prevede garanzia sotto forma di ipoteca ed al suo interno rientrano anche i cosiddetti mutui di liquidità, i mutui di consolidamento, quello fondiario, di costruzione o di ristrutturazione.

Nello specifico il mutuo fondiario presenta alcune limitazioni rispetto agli altri mutui ipotecari: la garanzia deve essere obbligatoriamente di primo grado e la percentuale massima finanziabile non può andare oltre l’80% del minore tra valore e prezzo di compravendita dell’immobile oggetto di richiesta di finanziamento. Allo stesso tempo il mutuo fondiario porta diverse agevolazioni tra cui: tempi maggiori prima che la banca inizi l’escussione, possibile dimezzamento dell’onorario notarile, possibile riduzione del valore iscritto dell’ipoteca al ridursi del capitale finanziato, possibilità di ottenere un frazionamento sia del mutuo che dell’ipoteca.

Se si opta per il mutuo edilizio, l’ipoteca in questo caso viene iscritta sul terreno edificabile e riguarderà l’intero immobile una volta realizzato, vengono erogati in tranche e non in una sola soluzione e questo ovviamente determina maggiori costi di istruttoria e perizia.

Il mutuo chirografario è un finanziamento, non assistito da ipoteca, che prevede rate di pagamento posticipate.

 

Per quanto riguarda gli interessi invece, la suddivisione è tra interessi compensativi o corrispettivi e moratori. I primi sono dovuti nel caso in cui non sia stato fissato un termine per la restituzione. Se invece viene fatto scadere il termine per il pagamento, il creditore dalla scadenza del termine per l’adempimento ha diritto agli interessi compensativi, ma nel caso in cui il creditore abbia provveduto alla costituzione in mora, gli interessi saranno dovuti per il ritardo e quindi si tratterà di interessi moratori.

Un fenomeno odioso è quello dell’anatocismo, ovvero degli interessi sugli interessi.

Da Aprile 2016, l’Articolo 120, comma 2 del TUB (Testo Unico Bancario) definisce un ritorno all’anatocismo con una capitalizzazione annuale e non più trimestrale. L’anatocismo è vietato sugli interessi corrispettivi, è stato invece reintrodotto per gli interessi di mora che possono essere capitalizzati.

Le spese relative al mutuo si suddividono in: una tantum, corrisposte una sola volta, e costi di mutuo ricorrenti.

Le spese di mutuo una tantum sono ad esempio le spese di istruttoria, ovvero per stabilire se concedere o meno il finanziamento in base alla capacità del cliente, possono variare ed essere fisse o variabili.

Vi sono poi le spese come quelle di perizia, l’imposta sostitutiva dell’imposta di registro, le spese notarili che variano in funzione dell’atto e di chi eroga il mutuo.

Importante: l’art.7 della legge 40/2007 (Legge Bersani) stabilisce che nessuna penale è dovuta per l’estinzione anticipata o parziale di mutui stipulati dal 2 Febbraio 2007 in poi.

I costi di mutuo ricorrenti invece, sono le spese di gestione ordinaria per il rilascio della certificazione e le spese per l’assicurazione sul mutuo come quella incendio, obbligatoria che dipende dal costo dell’immobile e dalla durata del mutuo.

Per informazioni rivolgetevi a Codici Via G.Belluzzo 1, 00149 a Roma dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 oppure inviateci una e-mail a http://codici.org/servizi-bancari.html oppure a segreteria.sportello@codici.org o chiamare allo 06.5571996

 

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