Le attuali sofferenze bancarie non sono mai state così pesanti dal 1999 per i bilanci degli istituti di credito. E le ripercussioni incidono inevitabilmente anche sulla dinamica dei prestiti a famiglie e imprese.

“C’è bisogno di un cambiamento – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – quando la crisi crea conseguenze così rilevanti per l’economia, è necessaria una mano tesa nei confronti dei consumatori”.

Secondo i dati dell’Abi, a fine 2013 il rapporto tra sofferenze lorde e impieghi è salito all’8,1%. Tale rapporto lo scorso anno era  del 6,3%, mentre alla fine del 2007, prima dello scoppio della crisi finanziaria, al 2,8 per cento. Si consideri che le sofferenze lorde delle banche italiane a dicembre ammontavano a quasi 156 miliardi, una cifra superiore di 31 miliardi rispetto all’anno precedente.

L’Abi spiega anche come, complessivamente, il numero degli affidati in sofferenza ammonti a un milione 205mila, di cui oltre un milione (1.015.369) con un importo unitario in sofferenza inferiore a 125mila euro. Sono questi gli effetti concreti della crisi economica, che non può che influire anche sul credito all’economia. Nel gennaio 2014, infatti, famiglie e imprese hanno registrato una contrazione del credito del 3,91%. La situazione va avanti già da un po’, a causa del «persistere dell’evoluzione negativa del Pil e degli investimenti» si legge nel rapporto. Insomma, il denaro per le famiglie italiane risulta decisamente salato: a gennaio il tasso medio sui nuovi mutui casa era del 3,54%, mentre il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese, più stabile, era del 3,47% (fonte Il Sole 24 Ore).

Quanto appena emerso è preoccupante, ma purtroppo non sorprende se consideriamo le difficili condizioni in cui versano quotidianamente i cittadini italiani. Le ripercussioni della crisi sui prestiti a famiglie e imprese è drammatica, soprattutto se pensiamo che a Roma il 6% delle famiglie, circa 70 mila persone, dichiara di avere molte difficoltà economiche. Aggiungendo  anche chi vive con difficoltà si arriva al 14,8%, cioè circa 170 mila famiglie.  Nel Lazio, inoltre, i disoccupati arrivano a quota 251.000 (Istat e Sant’Egidio).

La crisi sta colpendo anche una città come Milano, da sempre considerata la capitale economica dell’Italia. Il Rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano di Cesare Balbo racconta infatti come dal 2008 al 2012 siano aumentati addirittura del 31,4% coloro che domandano pacchi di viveri e altri aiuti materiali. Nel corso del 2012 gli italiani che a Milano si sono rivolti ai centri in cerca di cibo sono ormai il 37%. Oggi le mense per i senza fissa dimora e i dormitori sono frequentati moltissimo da italiani che, perso il lavoro e non più giovanissimi, non hanno altra scelta che chiedere aiuto per tirare avanti.

“I dati appena citati sono più che problematici – continua Ivano Giacomelli – sono lo specchio di una crisi economica persistente che miete vittime tra aziende e cittadini. Oggi sono necessari dei cambiamenti per tentare di risollevare le condizioni del nostro Paese, per questo Codici chiede all’Abi nuovi strumenti e nuovi parametri per il credito, per far sì che i cittadini smettano di essere le vittime della crisi e possano diventare nuovi risparmiatori, investitori e compratori, cioè il nuovo motore di risalita dell’economia”.