BPA (bisfenolo A): in Italia continua a parlarsene poco, mentre nel resto d’Europa ed in particolare in Francia, la questione dei prodotti che contengono la famigerato sostanza è costantemente sotto monitoraggio e alla pubblica attenzione. Da ultimo, la francese ANSES, (Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria, l’ alimentazione, l’ambiente e il lavoro) ha lanciato nella giornata di ieri un nuovo avvertimento sugli effetti sulla salute del bisfenolo A ancora ampiamente utilizzato in prodotti che vengono a contatto soprattutto in donne in stato di gravidanza ed i cassieri che risultano, particolarmente esposti alla sostanza e quindi ai suoi effetti.

In una “valutazione dei rischi per la salute associati al bisfenolo A, “l’ANSES “conferma” gli effetti potenzialmente nocivi del BPA – sostanza classificata come “distruttore endocrino” – che fa seguito ad altri analoghi allarmi lanciati dalla stessa agenzia a partire da settembre 2011. In quel momento, il direttore generale dell’ente, Marc Mortureux, invitò i produttori e gli utenti a sostituire questa sostanza per quanto possibile “in un approccio di prevenzione”.

Questa volta, però l’ente pubblico si spinge oltre nel proseguire e rilanciare la sfida, prendendo in considerazione i rischi di esposizioni reali della popolazione al bisfenolo A attraverso il cibo, aria respirabile e il contatto con la pelle. Sulla base di studi condotti su animali che hanno riguardato anche i livelli di esposizione, l’ANSES ha verificato «un potenziale rischio per il feto delle donne in gravidanza a rischio”. “Gli effetti sono identificati in un cambiamento nella struttura della ghiandola mammaria nel nascituro che può favorire lo sviluppo, in seguito, di tumori”. La popolazione è esposta al BPA attraverso la dieta (80% della contaminazione) soprattutto con lattine spesso contengono all’interno un vernice che a loro volta sono composte da BPA.

L’ente governativo, inoltre, ha richiamato l’attenzione sulle bottiglie di plastica tipo “policarbonato” utilizzate per l’acqua. Queste costituirebbero “una fonte sostanziale di esposizione al bisfenolo A”. Alcune professioni sono più esposte di altre: ciò è particolarmente vero per i lavoratori che vengono a contatto con la carta termica che contiene BPA, come per esempio i cassieri per gli scontrini.

Per questi due casi, la preoccupazione è maggiore per le donne in gravidanza, a causa dei rischi per i nascituri. L’agenzia parla di loro per le “situazioni di rischio specifico associato all’utilizzo di carta termica e il consumo di acqua in bottiglie in policarbonato”. Nel bambino non ancora nato, oltre ad un possibile aumento del rischio di cancro al seno, il BPA potrebbe influenzare “il cervello e il comportamento, il metabolismo e l’obesità o il tratto riproduttivo femminile”.

Proposta legislativa alla Commissione europea

A seguito di questo nuovo allarme e immediatamente, il ministro dell’Ecologia Delphine Batho ha annunciato che proporrà alla Commissione europea l’introduzione di un divieto assoluto per la vendita di prodotti che contengono BPA. Ha anche chiesto all’ente governativo di esaminare altri interferenti endocrini sospetti. Vi è da dire che dopo la prima indagine dell’ANSES, la Francia aveva deciso di vietare il BPA nei contenitori per alimenti, a partire da quelli per i neonati nel 2013, e quelle per la popolazione in generale nel 2015.

In tal senso l’agenzia ha sottolineato che “La nuova normativa dovrebbe portare ad una significativa riduzione del livello di esposizione al bisfenolo A,” che comunque rimane preoccupata per i prodotti di sostituzione utilizzati dall’industria. “In particolare, in assenza di ulteriori dati scientifici, l’Agenzia non incoraggia l’utilizzo di altri bisfenoli come alternativa al bisfenolo A”. i Bisfenolo M, S, B, AP, FA, F e BADGE, infatti, “condividono una comune struttura chimica ai composti della famiglia bisfenoli”, ha rilevato l’ente, che ha chiesto “la massima cautela.”

La rete di associazioni ambientaliste di Health Association (RES) ha applaudito alla “coraggiosa relazione” che arriva a calcolare i “valori di riferimento tossicologici tra 5000 e 20000 volte inferiori a” quelli individuati dall’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare). Questi valori sono così bassi che indirizzano ad un graduale divieto sull’uso di BPA che rendono il rapporto francese come una “sconfessione chiara” per l’EFSA.

Il monito che arriva dalla Francia, spiega Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, dovrebbe far allertare le autorità italiane che invece si sono limitate ad applicare la normativa europea meno restrittiva e diremmo meno salutista. È chiaro, però che alla luce di questi nuovi dati e dell’autorevolezza della fonte, le istituzioni sanitarie italiane a partire dal Ministero della Salute dovrebbero attivarsi per indagini analoghe o ancor meglio per introdurre un divieto generalizzato di vendita di prodotti che contengono BPA in concentrazioni superiori a quelle individuate dal rapporto francese.

Il consiglio per i consumatori è comunque quello di utilizzare prodotti “free BPA” specie per le categorie più esposte e a rischio come le puerpere che a questo punto, nella fase della gravidanza dovrebbero bere acqua da bottiglie di vetro o non a base di policarbonato.