Codici continua ad occuparsi del caos (o bluff) dei buoni fruttiferi postali. Tanti i consumatori che si sono rivolti all’Associazione per avere maggiori informazioni. Sembra, infatti, che Poste Italiane stia continuando a rimborsare il 20% in meno delle somme dovute sui buoni fruttiferi, per un’errata interpretazione di un decreto ministeriale del 13 giugno 1986. Ai fini del calcolo degli interessi, infatti, non viene applicata la tabella riportata sul buono, ma questo decreto che stabilisce tassi di interesse inferiori a quelli indicati sul buono, ritenuti applicabili anche a serie di buoni emessi prima della sua entrata in vigore.
“Tale interpretazione è errata, come sancito dalla Suprema Corte di Cassazione e dall’Arbitro Bancario Finanziario – ricorda Codici – che riconoscono la prevalenza delle condizioni di conteggio riportate sul buono e la non applicabilità del decreto”. Poste Italiane invece ritiene che le condizioni riportate nella parte posteriore del buono non abbiano valore perché superate da quelle del decreto ministeriale.
Il problema principale è che generalmente i consumatori non sono a conoscenza di tutto ciò e non si rendono conto, nel momento dell’incasso, di aver percepito somme inique. Ma ad avere difficoltà sono anche quelli più informati, visto che ogni buono costituisce un caso a sé e non è possibile stabilire a priori quali siano i giusti importi da incassare.
Secondo Codici la confusione che si è creata negli anni riguardo ai buoni deriva anche dal loro elevato numero: oggi, infatti, in circolazione ce ne sono ben 100 mila, erogati dagli anni ’70 in poi. Il Ministero, negli anni, ha contraddistinto i buoni con diverse serie, come a, b, c, d ed ha emanato, per le specifiche serie, specifiche tabelle di interessi, che cambiano anche se si incassa dopo 20 o dopo 30 anni.
Ecco alcuni casi di errori nell’erogazione dell’importo.

A volte i buoni sono stati risarciti, ad esempio, secondo lo schema a-z, piuttosto che con quello a-b, al quale invece appartenevano i buoni. Così cambia la somma da erogare al titolare.
C’è poi il caso dei buoni appartenenti alle serie m,n,o,p, che sono stati tutti legittimamente assorbiti nella serie q, che però ha interessi minori. In realtà, a norma di legge questo assorbimento è stato recepito, ma è capitato che mancasse il timbro per registrare l’avvenuto cambio con i relativi interessi. La regola che, generalmente, i buoni m,n,o,p sono rimborsabili secondo gli interessi della serie q è corretta. Ma non sempre questi buoni sono veramente riconducibili a tali serie, è possibile che appartengano ad altre serie ancora, con altre tabelle di interessi.

Alcuni cittadini sono poco informati e ritirano il buono dopo 20 anni, non sapendo che se si aspettano i 30 l’importo sarebbe maggiore.
“E’ quindi necessario analizzare la situazione di ogni buono, non si può generalizzare – scrive l’Associazione – Si deve prestare attenzione all’anno di emissione, la serie scritta nel buono, quella a cui realmente appartiene, la presenza o meno del timbro ecc. Solo controllando tali specifiche si può capire se il buono è rimborsabile diversamente o meno”. Codici ha avviato un rapporto di risoluzione bonaria con Poste Italiane che, dopo la descrizione delle eventuali scorrettezze, sta procedendo ad elargire le somme dovute ai cittadini. È stato avviato a tale scopo un tavolo di conciliazione con Poste, disponibile anche ad incontri utili a chiarire dubbi e perplessità sulle situazioni rimaste ancora poco chiare. Chi è in possesso dei buoni può contattare le sedi regionali dell’Associazione, oppure lo Sportello legale situato a Roma in viale Einstein 34, Tel. 065571996, E-mail: segreteria.sportello@codici.org.