Dallo spot Poste: “Se oggi c’è una certezza, chiamala Buono Fruttifero Postale”, Codici: attenzione al bluff!

 “Da tempo avvisiamo i cittadini del grande bluff che ruota attorno ai Buoni Fruttiferi Postali – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – I Buoni, infatti, stanno creando non pochi malumori ai cittadini che, calcoli alla mano, si vedono corrispondere da Poste importi nettamente inferiori a quanto dovuto. Ed oggi la pubblicità televisiva e radiofonica che li descrive non sembra in alcun modo accennare a tali problematiche, anzi, tutto il contrario. Per questo motivo abbiamo inviato una segnalazione all’Antitrust, che dovrà valutare se la promozione sia o meno ingannevole”.

Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo il perché del grande bluff. Tutto si incentra sul fatto che Poste Italiane, al momento dell’incasso dei buoni fruttiferi, fa firmare ai clienti (in tanti si sono rivolti al Codici) alcune liberatorie in cui si attesta che non si pretende altro denaro oltre quello accordato da decreto ministeriale. Si consideri che da qualche tempo i consumatori denunciano che alla scadenza dei Buoni Fruttiferi Postali, si sono trovati con un importo inferiore rispetto agli interessi indicati sulla tabella posta sul retro del buono. Ai fini del calcolo, infatti, viene applicata non la tabella riportata sul buono, ma un decreto ministeriale del 13 giugno 1986 che stabilisce tassi di interesse inferiori a quelli indicati sul buono, ritenuti applicabili anche a serie di buoni emessi prima della sua entrata in vigore. Tale interpretazione è errata, come sancito dalla Suprema Corte di Cassazione e dall’Arbitro Bancario Finanziario, che riconoscono la prevalenza delle condizioni di conteggio riportate sul buono e la non applicabilità del decreto. Nonostante l’errata interpretazione del decreto, Poste Italiane sembra stia rimborsando almeno 20% in meno delle somme dovute, ritenendo che le condizioni riportate nella parte posteriore del buono non abbiano valore perché superate da quelle del decreto ministeriale.

Ma perché Codici parla della possibilità di pubblicità ingannevole? Il motivo è semplice: valutando la consistenza del bluff, come appena descritto, è quantomeno strano ascoltare la parola “certezza” in riferimento ai Buoni Fruttiferi Postali. Ecco cosa si ascolta nella promozione: “Nei tuoi risparmi ci sono tutti i tuoi progetti  e nei tuoi progetti c’è tutta la tua vita”… “Poste Italiane lo sa bene perché ti conosce da sempre. Per questo  ti propone i Buoni Fruttiferi Postali” … “Se oggi c’è una certezza, chiamala Buono Fruttifero Postale”.

La domanda ora è lecita: di quale certezza parliamo, se moltissimi cittadini si sono rivolti al Codici lamentando di aver ricevuto al momento dell’incasso cifre nettamente inferiori a quanto si aspettavano? Più che di certezza, non si dovrebbe allora parlare di (spiacevoli) sorprese? In tal modo non si inducono i consumatori a pensare ad un investimento che porta ad un guadagno più sicuro di quanto risulta nella realtà?

Sarà L’Antitrust ad indagare su tutto ciò, nel frattempo l’Associazione ricorda che la campagna nazionale Codici sui Buoni Fruttiferi sta andando avanti. Pertanto, i cittadini titolari di buoni in scadenza sono invitati a rivolgersi all’Associazione prima di incassare e di incappare nella beffa. Anche chi ha già incassato le somme può rivolgersi allo Sportello legale del Codici, che provvederà ad avviare le azioni legale per risarcire i cittadini delle somme che ancora non sono state corrisposte (E-mail:segreteria.sportello@codici.org, Tel: 065571996 (tutti i giorni dalle 13:00 alle 17:00).

Roma 1 aprile 2014