Sentite come suona bene la campagna pubblicitaria per i buoni lanciata in questi giorni da Poste Italiane: “Buoni Fruttiferi postali , i più ricercati dai cacciatori di certezze”, lo spot impatta con efficacia, sicuramente convince, ma la realtà finora è stata ben altra, ed i risparmiatori che ci sono passati non solo lo sanno bene, ma ne stanno pagando ancora le conseguenze.

In passato è successo questo: al momento del riscatto, infatti, le poste liquidano somme inferiori a quelle spettanti in base alla tabella riportata sul buono. Poste Italiane, inoltre, cercava di far firmare delle liberatorie in cui si attestava che non si pretende altro denaro oltre quello accordato da decreto ministeriale.

Di fronte alla richiesta dell’utente di apporre la dicitura in base alla quale si accetta la somma erogata “con riserva di verifica”, gli operatori dell’ufficio postale negarono la riscossione del buono, perché, a loro parere, apporre tale clausola equivaleva ad invalidare il buono postale e quindi perdere il diritto a ricevere qualsiasi somma. Il codice del consumo però è molto chiaro sotto questo profilo In base a tale codice infatti, è da considerare vessatoria ogni clausola che tenda a limitare, ovvero vanificare, il diritto dell’utente all’esatta prestazione.

“Visti i trascorsi, dubbi e perplessità sono legittimi da parte dei cittadini” commenta Giacomelli del Codici, “La nostra campagna per l’azione risarcitoria prosegue e chiunque riscontri incongruità sulla liquidazione  dei buoni può rivolgersi a noi.”

…Quindi ‘risparmiatore avvisato, mezzo salvato’ a buon intenditor…

Info sul sito www.codici.org