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Buoni pasto, cosa prevede la nuova normativa?

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Codici: segnaleremo all’Antitrust eventuali abusi

Il 9 settembre il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato un nuovo decreto che vuole regolamentare ed ampliare l’utilizzo dei buoni pasto.

Cosa sono?

I buoni pasto sono un mezzo di pagamento dal valore predeterminato che viene utilizzato dai lavoratori per acquistare esclusivamente un pasto o comunque prodotti alimentari.

In alternativa al servizio di mensa, le aziende consegnano ai dipendenti dei tagliandi che possono essere spesi in pubblici esercizi come bar, ristoranti da asporto o in supermercati convenzionati con le società emittenti i buoni stessi.

Come funziona il rimborso?

Le società emittenti i buoni pasto stipulano un contratto di fornitura con le aziende e un contratto di convenzionamento con gli esercizi commerciali.

Una volta spesi, i buoni pasto vengono rispediti alle società emettitrici, che rimborsano agli affiliati il valore dei buoni, meno la percentuale di sconto definita nel contratto di convenzionamento.

Cosa cambia con la nuova riforma?

Il 9 settembre è entrato in vigore un decreto con il quale il Ministero dello Sviluppo Economico dovrebbe in teoria allargare la destinazione d’uso dei buoni pasto. In realtà precedentemente alla riforma i buoni pasto non erano disciplinati in maniera rigida, pur essendo fissato un limite di utilizzo di uno al giorno e all’ora di pranzo.

Visto il valore irrisorio, pare impossibile per qualsiasi dipendente riuscire ad avere un pranzo completo a quel prezzo. La maggior parte degli italiani, dunque, preferisce destinare i buoni pasto alla spesa presso supermercati o ipermercati convenzionati.

Con la nuova riforma possibile spendere fino a 8 buoni pasto al giorno.

Ma chi è che ci guadagna?

In questa filiera, a guadagnarci è solo la società emettitrice, di certo non il lavoratore e nemmeno chi lo riscuote.

Chi deve accettare i buoni pasto, fornisce un prodotto, un pasto anticipando i costi in attesa di un rimborso da parte delle società emettitrici che varia a seconda delle loro politiche commerciali, così come, in base al tempo di attesa, varia la percentuale del valore.

E’ chiaro che il dipendente vedrà ridursi ulteriormente il suo potere d’acquisto – dichiara Luigi Gabriele Affari Istituzionali Codici – che denuncia un’eccessiva intermediazione nei confronti del lavoratore. Si tratta di una rivoluzione mancata, se non addirittura un’involuzione. Codici segnalerà all’Antitrust gli eventuali abusi delle società emettitrici, affinché non ricadano sui dipendenti e i titolari degli esercizi commerciali.

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Mutui prima casa, è ufficiale: il Fondo Consap è stato rifinanziato. Al via le domande

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L’avevamo già anticipato lo scorso 2 aprile, a seguito dell’annuncio fatto dal ministro Luigi Di Maio, ma ora è ufficiale. Il Fondo di garanzia gestito dalla Consap per l’acquisto della prima casa è stato rifinanziato. Il provvedimento è stato inserito nel Decreto Legge Crescita pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 30 aprile.

È quindi ora possibile presentare la domanda per chiedere la garanzia del 50% per un mutuo di massimo 250mila euro per l’acquisto della prima casa, non di lusso, anche con interventi di ristrutturazione purché tesi all’aumento dell’efficienza energetica.

La garanzia può essere chiesta da tutti senza limite di reddito e di età, a patto di non essere proprietari di altri immobili, fatta eccezione per quelli ricevuti a seguito di successione o concessi a titolo gratuito a genitori o fratelli.

Attualmente sono 180 gli sportelli bancari presso i quali è possibile consegnare la domanda.

Per scaricare il modulo di richiesta al Fondo Consap, clicca qui

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Gruppi segreti Facebook-prodotti Juice Plus, sanzioni da un milione di euro per pratica commerciale scorretta

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Il 27 marzo 2019 l’Autorità ha concluso un procedimento istruttorio nei confronti delle società The Juice PLUS+ Company Srl, The Juice PLUS+ Company Ltd, The Juice Plus+ Company Europe GmbH, The Juice Plus+ Company LLC, accertando che le stesse commercializzano integratori alimentari e prodotti sostitutivi dei pasti a marchio JuicePlus+ con modalità di promozione ingannevoli e non trasparenti attraverso il canale  social media marketing Facebook, in violazione del Codice del Consumo .

In particolare, il procedimento ha riguardato due profili: innanzitutto, la strategia di vendita adottata da JuicePlus incentiva la condivisione di esperienze di consumo non necessariamente autentiche. Nello specifico, è stata esaminata una forma di marketing occulto realizzata principalmente tramite pagine e gruppi segreti Facebook, consistente nel non rendere palese che i venditori dei prodotti JuicePlus agiscono nel quadro della propria attività commerciale, i quali, al contrario, si presentano falsamente sotto la veste di consumatori.

In secondo luogo, è stata accertata l’ingannevolezza delle informazioni diffuse con riguardo alle caratteristiche principali dei prodotti e dei risultati che si possono attendere dal loro utilizzo, soprattutto in termini di efficacia dimagrante e curativa, promettendo che con l’assunzione dei prodotti in esame sia possibile guarire da talune patologie o ottenere notevoli cali ponderali in poco tempo.

Inoltre, l’Autorità ha osservato che in un contesto virtuale, l’assenza degli elementi  caratterizzanti l’interazione consumatore-venditore richiede ai professionisti di adottare tutte le misure necessarie per evitare le confusioni di ruolo e, dunque, comportamenti scorretti da parte dei venditori affiliati. Di conseguenza, JuicePlus avrebbe dovuto esercitare una specifica cautela nelle indicazioni date ai propri affiliati ed effettuare un controllo esteso del loro operato, con l’applicazione di sanzioni disincentivanti.

Pertanto, l’Autorità ha ritenuto che la pratica commerciale descritta risulti scorretta ai sensi degli artt. 20, 21, 22 comma 2 e 23, comma 1, lett. aa) del Codice del Consumo e ha sanzionato le società coinvolte per un milione di euro.

 Nel corso del procedimento, l’Autorità si è avvalsa della collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Roma, 15 aprile 2019

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Caso Diamanti, vertice tra BPM, ADICONSUM e Federconsumatori

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Incontro con l’A.D. di BancoBPM Adiconsum e Federconsumatori:Abbiamo denunciato il grave disagio dei risparmiatori
Ora BancoBpm dimostri l’attenzione verso i clienti


9 aprile 2019
 – Si è tenuto a Milano, nel tardo pomeriggio di lunedì 8 aprile, l’annunciato incontro sulla vicenda “diamanti”, tra le delegazioni delle associazioni dei consumatori Adiconsum e Federconsumatori con il BancoBpm, rappresentato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, dal vice direttore generale Salvatore Poloni e il responsabile della task force Annibale Ottolina.

Nel corso dell’incontro, le Associazioni Consumatori hanno espresso il pesante disagio dei clienti che hanno investito in diamanti, le giuste aspettative di ristoro dei propri risparmi, la buona pratica di altre banche che hanno proposto l’acquisto delle pietre e che hanno integralmente rifuso l’importo investito.

L’amministratore delegato, condividendo le affermazioni delle Associazioni Consumatori sullo stato d’animo dei clienti, ha ribadito la volontà del BancoBpm di trovare soluzioni eque, ancorché differenziate nella diversa tipologia delle posizioni coinvolte.

Adiconsum e Federconsumatori hanno proposto all’amministratore delegato la necessità di rifondere i risparmiatori a partire dagli investimenti più bassi ed arrivare al ristoro del valore complessivo dell’investimento, tenendo conto anche della difficoltà di realizzo del bene acquistato.

Inoltre, stante le difficoltà oggettive del curatore, nel consegnare nel breve le pietre in deposito presso la società IDB, è stato richiesto al BancoBpm di considerare la lettera di possesso delle pietre che il curatore invierà agli investitori, quale elemento probante per effettuare il ristoro.

A fronte delle proposte delle Associazioni Consumatori, l’amministratore delegato ed il vice direttore generale, hanno dichiarato di rispondere in tempi brevi alle richieste effettuate.

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