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Busta arancione in arrivo a 10 milioni di italiani, ecco cos’è

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L’Inps ha annunciato che a partire da maggio 2015 invierà la Busta arancione a circa 10 milioni di italiani. Si tratta della lettera che conterrà alcuni dati importanti sul futuro pensionistico dei lavoratori italiani. La busta arancione conterrà infatti una prima analisi della situazione pensionistica del lavoratore e soprattutto due dati importanti: la previsione della data di accesso alla pensione e dell’importo mensile della pensione futura spettante.

La busta arancione ha quindi il compito di fornire, in via ipotetica e previsionale, le risposte alle due domande più richieste dai lavoratori: quando andrò in pensione? Quando prenderò di pensione mensile?

Ad annunciare l’invio della busta unica agli italiani è stato il presidente dell’Inps Tito Boeri, secondo il quale l’operazione lanciata dal suo ente previdenziale serve anche a convincere gli italiani che “i contributi non sono una tassa, ma come una forma di risparmio forzosa”. L’invio della busta arancione è stato più volte annunciato e sempre rinviato. Ma stavolta sembra la volta buona.

Tra l’altro l’annuncio dell’invio della busta arancione segue di pochi giorni l’invio della circolare esplicativa dell’Inps della Riforma delle Pensioni che ha di fatto allungato i tempi per l’accesso al pensionamento degli italiani, visto che per effetto degli incrementi legati alla speranza di vita, sono cambiati dal 2016:

  • i requisiti di età per la pensione di vecchiaia, che si raggiungerà sempre più ad un’età maggiore;
  • i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata, che si raggiungerà con oltre 42 anni di contributi (anche se è stata tolta la penalizzazione per chi accede alla pensione con meno di 62 anni di età).

Dove arriva la busta arancione dell’Inps

La busta arancione, una vera e propria busta cartacea, sarà inviata al domicilio di circa 3 milioni di lavoratori sprovvisti di codice PIN Inps. Mentre per la maggior parte dei lavoratori interessati, quelli appunto in possesso del codice PIN rilasciato dall’Inps per accedere al proprio cassetto previdenziale, la busta arancione non sarà inviata a casa con una lettera dell’Inps ma sarà accessibile sul sito dell’Inps in una apposita sezione.

Questo invio generalizzato a tutta la platea degli interessati, circa 10 milioni di lavoratori italiani, segue le sperimentazioni già portate a termine a fine 2014 ed inizio 2015 che avevano interessato circa 12 mila cittadini.

Ora, annuncia l’Inps, la busta arancione sarà inviata a tutti i lavoratori. Vediamo a questo punto a cosa serve la busta arancione e perché è importante consultarla.
Cosa contiene e a cosa serve la busta arancione dell’Inps

Serve prima di tutto a dare risposta alle angosciose domande che si pongono tutti i lavoratori italiani: quando andrò in pensione? Quale è la data del mio pensionamento e quale sarà l’importo della mia pensione? Se continuo a lavorare con questo stipendio, a quanto ammonterà la mia pensione?

La busta arancione non sarà risolutiva, ma particolarmente indicativa. Attualmente i lavoratori possono già studiare la propria situazione pensionistica, fornendosi di PIN Inps e accedendo al proprio cassetto previdenziale sul sito dell’Inps. Nei servizi per il cittadino infatti è possibile accedere al proprio cassetto e scaricare il proprio estratto conto previdenziale, dove sono evidenziati tutti gli anni di contribuzione posseduti, l’imponibile previdenziale annuo e, soprattutto, l’ammontare dei contributi versati. Ad alcuni, i cittadini più vicini alla pensione, l’ente previdenziale indica nell’estratto conto anche l’importo previsionale della pensione.

Ma finora l’Inps si era fermata a fornire ai lavoratori solo i dati relativi alla propria situazione previdenziale alla data in cui si consulta il cassetto.

Con la busta arancione l’Inps fornisce ai lavoratori un servizio importantissimo in più. I dati indicati nella busta arancione pervenuta a casa tramite posta (ai lavoratori sprovvisti di PIN Inps) o scaricata dal sito dell’Inps (per coloro che sono provvisti di PIN Inps), includeranno la data prevista di pensionamento secondo le regole vigenti. E quindi l’Inps comunica sulla base della normativa sulle pensioni in vigore, se il lavoratore assicurato accederà prima alla pensione anticipata oppure prima alla pensione di vecchiaia ad esempio.

La stima sulla data di accesso alla pensione sarà accompagnata dall’indicazione dell’importo stimato della pensione futura. Quindi l’ente previdenziale comunicherà al lavoratore un primo dato sull’importo mensile della pensione. Tale importo comprenderà l’ipotesi in cui il lavoratore prosegue l’attività lavorativa percependo fino alla data del pensionamento lo stipendio attuale, rivalutato.

E’ bene chiarire, la busta arancione dell’Inps non risolverà assolutamente il problema della valutazione sulla propria posizione pensionistica. Non sarà un quadro definitivo, ma sarà un importante indicazione. L’ente previdenziale rispetto al passato comunque comunica con la busta arancione due dati in più:

  • la data ipotetica del pensionamento;
  • e l’importo previsionale della pensione mensile.

E’ chiaro che i lavoratori più giovani e più lontani alla pensione riceveranno dei dati fortemente incerti, in quanto non è possibile prevedere il loro futuro lavorativo: non è sicuro, soprattutto in questi anni di flessibilità del lavoro, se continueranno a lavorare per tutti gli anni, se lo faranno allo stesso livello retributivo (con lo stesso stipendio), se contribuiranno sempre nella stessa gestione dell’Inps (si pensi ai lavoratori che passano da un contratto a progetto ad un contratto subordinato a termine o indeterminato) o se si modificheranno poi nel tempo i requisiti di accesso alla pensione.

L’Inps però con la busta arancione comunque comunica dei primi dati (data di pensionamento e importo della pensione stimato) basati sulla normativa attuale in vigore, che possono servire al lavoratore per valutare come migliorare il proprio percorso che lo porterà alla pensione.

La busta arancione apre le porte ad un analisi sulla propria situazione pensionistica

Sarà poi cura del lavoratore, ed interessa soprattutto i lavoratori che sono prossimi o superano i 50-55-60 anni, approfondire la propria situazione pensionistica provvedendo a farsi produrre un’analisi pensionistica accurata dai professionisti esperti. Il lavoratore potrà rivolgersi ad un Consulente del Lavoro o ad un Patronato per chiarire i propri dubbi sulle scelte lavorative-pensionistiche.

Ci sono infatti una serie di valutazioni che possono essere fatte e che con la busta arancione dell’Inps non trovano risposta. Ad esempio ai fini contributivi, per accedere in anticipo alla pensione o anche per migliorare l’importo pensionistico mensile spettante, può essere valutato un riscatto degli anni di laurea a titolo oneroso (interessa soprattutto coloro che possono andare in pensione anticipata oppure coloro che con il riscatto di laurea passano dal sistema di calcolo della pensione misto a quello retributivo che è più favorevole).

Il riscatto di laurea, tra l’altro, è meno oneroso per chi ha iniziato a lavorare da pochi anni e potrebbe interessare i lavoratori più giovani, per recuperare 4 anni di anzianità contributiva in più, in visto del futuro accesso alle pensione anticipata.

Può essere valutata la ricongiunzione o la totalizzazione dei contributi per coloro che hanno dei contributi versati in più enti previdenziali, e che necessitano di “unire” il proprio percorso contributivo proprio per accedere alla pensione in anticipo.

Così come può essere utile conoscere la propria situazione pensionistica per valutare l’eventuale versamento di contributi volontari di tasca propria ma che possono essere utili a migliorare i due dati importanti già comunicati dalla busta arancione: anticipare la data del pensionamento o aumentare l’importo mensile di pensione che spetterà.

Analogamente i lavoratori possono valutare di accedere alla previdenza complementare per garantirsi ulteriori introiti al momento del pensionamento.

E’ bene evitare di accettare contratti di lavoro con retribuzione più bassa negli ultimi anni precedenti la pensione. Infine un consiglio per tutti quei lavoratori che ricevono la busta arancione con la proiezione della propria futura pensione, soprattutto dell’importo mensile che spetterà: il sistema di calcolo della pensione (retributivo o misto o contributivo) è basato sulle retribuzioni percepite negli ultimi 5 anni o 10 anni di lavoro, a seconda dei vari casi. E’ bene chiarire che i 5 o 10 anni considerati per il calcolo della pensione partono dalla data di pensionamento e si va a ritrovo di 5 o 10 anni.

Pertanto è bene sapere che ai fini della propria pensione, soprattutto dell’importo pensionistico spettante (stimato dall’Inps nella busta arancione), bisogna evitare, se possibile, di accettare un contratto di lavoro ad un livello retributivo inferiore negli ultimi anni di lavoro. Perché incide negativamente sull’importo previsionale della pensione, in quanto gli anni di lavoro ad una retribuzione più bassa saranno utilizzati dall’Inps come base di calcolo della pensione.

Antonio Barbato
Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.

Fonte: www.fanpage.it

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CASO DIAMANTI ecco i numeri e le banche coinvolte

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Complessivamente coinvolti 100.000 investitori c.a.

ADICONSUM sta tutelando circa 2500 investitori in tutta Italiaper un controvalore di 60 milioni di euro
21 febbraio 2019
BANCHE COINVOLTE:

UNICREDIT, INTESASANPAOLO, BANCA MPS, BANCOBPM, (queste sono anche tutte state sanzionate dall’Antitrust).

Poi a macchia di leopardo coinvolte anche qualche BCC, UBI e qualche altro istituto di cui però non abbiamo segnalazioni  particolari (non sono state sanzionate ne menzionate).

Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Banca MPS di fatto dopo il reclamo hanno rimborsato e rimborsano attraverso un iter interno della durata da 1 a 3 mesi (siamo nell’ordine di poche migliaia di pratiche complessivamente)

Con il BancoBPM abbiamo un protocollo di conciliazione con tavoli in diverse provinc (ipotizziamo da 60/80.000 pratiche c.a.).

I territori maggiormente coinvolti sono soprattutto il Nord Est, l’Emilia, la Lombardia e la Liguria; poi abbiamo casi sporadici in Piemonte, Toscana e nel Lazio.

Nel Nord Est si caratterizzano per importi mediamente importanti che vanno dai 30/40 mila euro, ma anche con investimenti da 100/150 mila euro e punte da 200/300 mila euro.

In Lombardia la media degli importi è più bassa, siamo in media 20/25 mila euro, ma anche con punte di 150 mila e casi da 350 mila.

La Liguria ha medie anche più elevate del Nord Est.
Piemonte, Emilia e Toscana medie simili alla Lombardia.

La casistica va da: VIP(che non sono tutelati dalla nostra associazione), pensionati (con investimenti molto variegati), lavoratori autonomi (parrucchiere, idraulici ecc), lavoratori dipendenti.

Si segnalano casi di investitori che nemmeno avevano il deposito titoli, ma solo il conto corrente a cui è chiesto di investire in diamanti magari la propria liquidazione in quanto la fabbrica aveva chiuso i battenti.
 Per ogni riferimento, assistenza e supporto è disponibile il Coordinatore del Credito e Finanza Nazionale di ADICONSUM Carlo Piarulli e.mail: carlo.piarulli@adiconsum.it – telefono: 329 5922457- www.adiconsum.it

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Truffa Diamanti, ecco come far valere i propri diritti entro l’8 marzo

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Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui

Comunicato stampa 
TRUFFA SU DIAMANTI Adiconsum:
Stiamo proseguendo gli incontri con le banche per i rimborsi ai risparmiatori
Sedi territoriali Adiconsum a disposizione per presentare la domanda
al Curatore fallimentare della società di investimento IDB
entro l’8 marzo p.v.
  20 febbraio 2019 – In merito alle ultime notizie di stampa sulla vicenda degli investimenti in diamanti, Adiconsum sottolinea come stiano proseguendo i risarcimenti al 100% ai consumatori da parte di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena ed Intesa Sanpaolo.

Relativamente all’inchiesta in corso, per quanto riguarda il tavolo di conciliazione sottoscritto con il Banco Popolare lo scorso luglio, Adiconsum dichiara di aver avuto conferma, da parte dell’istituto, del prosieguo degli incontri già calendarizzati.

Inoltre, a seguito del fallimento di una delle società di investimento, la IDB di Milano, Adiconsum sta invitando i consumatori a contattare le proprie sedi territoriali per richiedere assistenza nella compilazione ed invio della domanda al Curatore fallimentare, da presentare entro l’8 marzo.

Ci auguriamo che quanto accaduto a danno dei risparmiatori non si ripeta. È nostra intenzione interagire con gli organismi competenti per vigilare e, soprattutto, prevenire situazioni del genere.
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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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