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Cannabis: Tutte le Cose da Sapere nel Dibattito sulla Legalizzazione

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Roma, 12 maggio 2016 – Gian Luigi Gessa, professore emerito in Farmacologiadell’Università degli Studi di Cagliari, e Fabrizio Schifano, docente di Farmacologia e Terapia Clinica presso l’Università di Hertfordshire (UK), si confrontano in una video-sfida su Pro\Versi (www.proversi.it) per fare chiarezza su alcuni aspetti fondamentali del dibattito intorno alla legalizzazione della cannabis, con specifica attenzione alle sue implicazioni cliniche. Di opposta opinione circa la convenienza di una eventuale legalizzazione delle droghe leggere, sono molti, in realtà, i punti d’incontro tra le argomentazioni dei due studiosi, utili tasselli per iniziare a costruire un dialogo condiviso e costruttivo su un tema dagli importanti risvolti socio-sanitari e socio-economici. Il primo importante punto d’incontro tra le opinioni del prof. Gessa e del prof. Schifano sta nella natura del disturbo del tossicodipendente: entrambi concordano sul fatto che questa sia una vera e propria malattia del cervello che interessa il sistema nervoso centrale, e non semplicemente un “vizio” o una “libera scelta”. In riferimento alla classificazione delle droghe in base al loro grado di tossicità, se i due autori concordano sulla possibilità di stabilire una scala in base a tale parametro, volto a misurare i danni che la sostanza può creare in chi la utilizza e la facilità con cui si può diventare dipendenti, per il prof. Gessa riconosce anche una scala di dannosità basata sugli effetti che tali sostanze hanno sulla società: “questa classificazione delle droghe ha portato appunto ad una scala di dannosità che mette al primo posto droghe che sono legali, per esempio l’alcol oppure la stessa nicotina”. Per quanto basso, esiste, per entrambi gli autori, il rischio di diventare dipendenti dai cannabinoidi, come sostiene il prof. Schifano, “su cento consumatori di marijuana più o meno l’8-10% riuscirà a sviluppare una vera e propria dipendenza”. Inoltre, come evidenzia il prof. Gessa, “quelli che utilizzano la cannabis hanno una tendenza, dopo i trent’anni, a diminuire la dipendenza”. Riguardo alla tesi secondo cui la marijuana sarebbe la causa del successivo utilizzo di altre droghe, entrambi gli autori dissentono. Come afferma il prof. Gessa: “è vero che nel passato dei consumatori di altre droghe c’è l’uso della marijuana: più precoce è stato l’uso della marijuana, più frequente è il passaggio a droghe pesanti. La spiegazione di questo percorso è che l’associazione è dovuta al fatto che il mercato illegale della canapa e quello delle droghe pesanti, naturalmente, porta chi acquista la marijuana ad avere l’offerta, l’occasione di acquistare altre droghe”. Il prof. Schifano, inoltre, fa ulteriormente ordine nel passaggio da una droga all’altra, affermando che “quando nella storia di uso di sostanze arriva la marijuana in un ragazzino, in realtà prima sono già arrivati nicotina e alcol […]. Pertanto, una buona protezione primaria e secondaria si può rivolgere a prevenire l’uso di nicotina e alcol”. In riferimento all’accusa rivolta alla marijuana di provocare effetti psicotici e schizofrenia, gli autori concordano nuovamente, ma, oltre a distinguere la minore pericolosità in questo senso delle sostanze di derivazione naturale – come fa, nello specifico, il prof. Schifano – evidenziano che, affinché tali episodi si verifichino, è necessaria l’assunzione di una quantità molto alta di principio attivo e una predisposizione del soggetto, per vulnerabilità psicobiologica. Ma, come afferma ancora il prof. Schifano in riferimento allaschizofrenia, “il vero problema è che noi prima di cominciare a usare la marijuana non sappiamo se siamo predisposti nei confronti di questo tipo di malattia”. Infine, come sostiene il prof. Gessa, è possibile che l’assunzione di marijuana acceleri la malattia anzitempo: chi “inizia a usare continuativamente cannabis in adolescenza ha più probabilità […] di avere questa condizione accelerata: tempi più brevi rispetto a chi non fuma”. È possibile guardare il video della doppia intervista al link http://proversi.it/multimedia/details/23 mentre per leggere la Discussione sulla piattaforma di Proversi si puo’ visitare la pagina http://proversi.it/discussioni/pro-contro/44-legalizzare-o-liberalizzare-le-droghe-leggere.

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Scuole. Il 15 marzo sciopero Globale per il clima

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Fridays for Future: Federconsumatori aderisce alle iniziative per garantire un futuro al pianeta e promuovere lo sviluppo sostenibile.

La Federconsumatori, da sempre impegnata nella difesa dell’ambiente e nello sviluppo della cultura delle sostenibilità aderisce con convinzione al movimento Fridays for Future.

Una battaglia nata dal coraggio e dalla determinazione di Greta Thunberg, che ha coinvolto giovani studenti in tutto il mondo con l’obiettivo di fermare il cambiamento climatico e garantire un futuro al nostro pianeta.

In tal senso sosterremo lo sciopero globale promosso dagli studenti “School Strike 4 Climate” indetto il 15 marzo per rivendicare il proprio diritto alla giustizia climatica.

L’adesione a tale iniziativa si inquadra in uno scenario più vasto in cui la Federconsumatori è impegnata a promuovere lo sviluppo sostenibile e l’efficienza energetica, nonché a rivendicare un maggiore impegno dei governi per il clima e la tutela ambientale, specialmente alla luce dei dati allarmanti provenienti dai principali osservatori sul clima.

Gli impegni assunti a livello internazionale sono degli obiettivi fondamentali da cui partire, fissando sempre più in alto i limiti alle emissioni di gas a effetto serra e l’incremento della quota di energia soddisfatta da fonti rinnovabili.

Non è solo un problema di ordine economico o geopolitico, ma si tratta di una vera e propria questione di giustizia sociale, che investe le condizioni di vita delle nuove generazioni. Per garantire a loro un futuro è necessario agire con responsabilità oggi: il primo passo è prendere parte alle iniziative che ogni venerdì si stanno diffondendo anche nelle piazze italiane.

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Dis-Servizio sanitario. I cassaintegrati i più colpiti socialmente. 70% dei cittadini rinuncia ai farmaci.

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Mercoledì 6 febbraio 2019 – ore 13.00
XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

guarda il video dell’audizione:

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CONTRACCETTIVO A RISCHIO: CODACONS PRESENTA ESPOSTO IN PROCURA

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Un contraccettivo permanente dagli effetti collaterali pericolosi al punto da portare il Ministero della salute a disporne il richiamo su tutto il territorio nazionale. E’ il caso del contraccettivo “Essure”, prodotto dalla Conceptus Inc., un’azienda sussidiaria della Bayer, finito nel mirino del Codacons che lancia oggi una azione collettiva in favore di tutte le donne che hanno scelto di impiantare il prodotto in questione.

Nel periodo di tempo in cui è stato sul mercato, Essure sarebbe stato impiantato a circa 7000 donne italiane, in alternativa all’operazione chirurgica quale metodo contraccettivo permanente ed irreversibile – spiega il Codacons – Dal momento dell’immissione in commercio, tuttavia, moltissime donne hanno lamentato gravi effetti collaterali seguiti all’impianto, dalla perforazione delle tube di Falloppio e dell’utero alle emorragie e gravidanze indesiderate, arrivando in un numero rilevante di casi alla rimozione chirurgica del dispositivo.

A seguito di tali complicanze il Ministero della Salute ha richiesto, attraverso un avviso di sicurezza, di procedere in via precauzionale al tempestivo richiamo di tutte le unità ancora presenti presso le strutture sanitarie sul territorio nazionale.

Il Codacons – che nei giorni scorsi sul caso ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma – ha deciso di scendere in campo a tutela delle donne che hanno fatto ricorso al contraccettivo Essure, mettendo a disposizione uno staff medico-legale per valutare le dovute azioni da intraprendere a loro tutela e finalizzate ad ottenere il risarcimento dei danni subiti, anche in relazione ai rischi sanitari corsi.

Tutti gli interessati possono ottenere info alla pagina https://codacons.it/sotto-accusa-il-dispositivo-contraccettivo-permanente-essure-agisci-ora-per-chiedere-il-risarcimento/

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