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Canone, ecco quanti hanno pagato fino ad ora

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Firenze, 4 Ottobre 2016. Abbiamo finalmente un dato con una certa ufficialita’ sul gettito fiscale del canone Rai col nuovo metodo dell’esazione tramite bolletta energetica: circa 1 miliardo di euro e’ stato versato dagli operatori elettrici fino alla fine di agosto. Ce lo dice il Ministero Economia e Finanze, commentando i dati del saldo del settore statale ad agosto del 2016 (1). Se consideriamo che l’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate era di arrivare a 2 miliardi (500 milioni in piu’ rispetto al gettito 2015), e’ probabile che l’obiettivo sara’ raggiunto o, male che vada, confermata la raccolta dell’anno precedente con qualche cosina in piu’. Siamo al 50%, ma il miliardo raccolto riguarda i mesi di luglio e agosto, con bollette “canonizzate” spedite solo in quei mesi (in cui molti sono ostici a pagare qualcosa che non siano vacanze) e coi tempi non cortissimi che i gestori elettrici hanno per trasmettere il dovuto al Fisco.
Se sara’ come sembra che stia per accadere, complimenti al Governo e al Parlamento, perche’ sono riusciti a prendere non pochi evasori che fino ad oggi avevano ignorato il pagamento di questa imposta, visti anche i metodi inurbani, incivili e scarsi che hanno anche utilizzato in questi anni per “scovarli”.  Per quanto ci riguarda, da legalitari ed estremisti del diritto quali siamo, i nostri complimenti vanno intesi come un rendere l’onore delle armi all’avversario; nonostante quest’ultimo non abbia mai dimostrato di fare altrettanto nei confronti di chi -come noi- vorrebbe abrogare questo iniquo balzello di piu’ che dubbia legittimita’.
Aspettiamo ovviamente i dati definitivi, ma evidenziamo che -piu’ che mai- il problema e’ e resta politico: deve essere cosi’ l’informazione di Stato? Di piu’: e’ ancora concepibile che uno Stato moderno abbia un’informazione di Stato con “nani e ballerine” -oltre alla “inopportuna” cultura- che dominano per presenza e spese? Certo, viviamo in Italia e non in Usa, ed e’ quasi normale che ci siano le polemiche, le denunce e gli scandali per i soldi che girano intorno alla tv e radio di Stato… ma dobbiamo rassegnarci e lasciare sempre spazio ai furbi di varia tacca che troviamo anche in Rai e nella sua gestione?
Noi riproponiamo il problema. Apriamo l’ennesimo dibattito, a cui gia’ sappiamo che i diretti interessati -per vari motivi politici e personali- non metteranno mai lingua e/o pensiero. Il nostro punto di partenza e’ lo sparuto gruppetto di avventurieri parlamentari che sappiamo condividere il nostro pensiero e le nostre aspirazioni abrogazioniste e liberiste, rispetto al mercato drogato dalla presenza massiccia della piu’ grossa radio e tv pagata dallo Stato. Ma nel contempo, alla presenza rarefatta nelle aule parlamentari sappiamo corrisponde il perfetto contrario tra cittadini e contribuenti. E per questo: Andiamo avanti!

1- http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2016/comunicato_0167.html

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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