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Canone Rai, domani il TAR decide

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Il prossimo 2 agosto la II sezione ter del Tar Lazio deciderà sulla legittimità dell’inserimento del canone Rai in bolletta. Come noto l’associazione dei consumatori ha avviato una dura battaglia contro la decisione del Governo di imporre il pagamento del canone attraverso la bolletta della luce,  battaglia che ha portato il Codacons ad intervenire al Tar del Lazio chiedendo la sospensione del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, del 13 maggio 2016, avente ad oggetto “Regolamento recante attuazione dell’articolo 1, comma 154, della legge 28 dicembre 2015 n. 208 (Canone RAI in bolletta)”, pubblicato in GU n. 129 del 4.6.2016.
“il canone RAI è imposta legata al semplice possesso di un apparecchio abilitato alla ricezione del segnale televisivo (Corte Costituzionale, sentenza n. 284 del 26 giugno 2002) – scrive il Codacons nel ricorso – La Corte ha, inoltre, chiarito come non sussiste alcuna relazione diretta tra le entrate che derivano dal canone e quelle che poi vengono effettivamente destinate alle reti Rai, dal momento che il maggiore beneficiario dell’imposta non è la Rai, bensì lo Stato e soltanto una parte viene riservata al finanziamento della televisione pubblica.
Dunque, risulterebbe persino erroneo qualificare come canone o abbonamento l’importo versato non integrando quest’ultimo il corrispettivo di un servizio ma dovendosi più propriamente parlare di imposta sul possesso della televisione.
Tanto premesso in merito alla corretta qualificazione dell’entrata per lo Stato, è ancor più evidente l’illogicità di un sistema – com’è quello varato dalla Legge di Stabilità 2016 e regolato dal provvedimento impugnato, che snatura l’imposta, vincolandone il pagamento al pagamento della bolletta elettrica.
Mentre il canone Rai è definito dalla Corte Costituzionale un’imposta non legata ad alcuna fornitura ma al semplice possesso di un apparecchio televisivo, la bolletta elettrica è il corrispettivo per un servizio, pertanto, APPARE ILLEGITTIMO PRETENDERE IL PAGAMENTO DEL CANONE CON UNA BOLLETTA DESTINATA A COPRIRE IL COSTO DI UN SERVIZIO DIVISIBILE.
Sull’argomento in trattazione è intervenuta anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, la quale ha ribadito che il canone di abbonamento radiotelevisivo non trova la sua ragione nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l’ente Rai dall’altro, ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo (sentenza Corte di Cassazione – SS.UU. del 20 novembre 2007, n. 24010).
Tanto dedotto – sostiene ancora il Codacons nel ricorso al Tar – non può che concludersi circa l’illegittimità di un sistema di riscossione di una entrata statale affidata ai gestori elettrici che vengono incaricati di un compito che appartiene al potere pubblico ovvero quello di percepire – salvo poi riversare – e riscuotere una imposta.
Un soggetto privato (l’impresa fornitrice di energia elettrica) si sostituisce allo Stato per l’incasso di un importo che rimane di spettanza Erariale: i fornitori di energia non possono trasformarsi in esattori per recuperare il canone Rai. È un compito che non gli compete. Trattasi di un sistema a dir poco improprio per riscuotere una imposta che andrà ad incidere sul costo – già lievitato – delle bollette elettriche”.
“Se il Tar accoglierà la nostra richiesta e sospendera’ l’inserimento del canone in bolletta – spiega il presidente Carlo Rienzi – le aziende elettriche dovranno resistuire agli utenti i 70 euro della prima rata scattata nei giorni scorsi”.
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Padri separati, rischiano morte prematura

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CODICI: prioritario che i candidati alle politiche inseriscano l’affido paritario con mantenimento diretti dei figli nei programmi

Una nuova ricerca condotta in Canada e pubblicata su The Lancet Public Healt mette in evidenza un dato su cui è davvero impossibile soprassedere: i padri senza partner hanno un rischio di decesso prematuro assolutamente più elevato rispetto alla media.

Un fenomeno tutt’altro che marginale, se consideriamo che in Canada sono 330mila le famiglie monogenitoriali guidate dai padri e che in Italia il 18% delle famiglie è monoparentale. Anzi, l’aspetto più incredibile è che la categoria sociale dei padri separati sia studiata così raramente e che, ad oggi, le ricerche su stato di salute e mortalità abbiano riguardato quasi esclusivamente le donne sole.

Veniamo ai risultati dello studio, che ha coinvolto oltre 40.00 persone tra cui 871 padri separati. Tutti i partecipanti hanno fornito informazioni sul propri ostile di vita, che sono state incrociate con dati sull’utilizzo dei servizi sanitari, dati sulle condizioni di salute e su eventuali decessi. Il follow-up è durato ben 11 anni, durante i quali sono morte 693 persone tra cui 35 padri separati (ovvero 5,8 su mille): i padri single hanno evidenziato una predisposizione più alta alla contrazione del cancro e di patologie cardiovascolari, oltre ad avere usufruito in percentuale decisamente maggiore rispetto agli altri partecipanti a servizi sanitari (visite specialistiche, ricoveri ecc.).

Come evidenziato anche da Maria Chiu dell’Institute for Clinical Evaluative Sciences dell’Università di Toronto La ricerca indica che i padri single hanno una mortalità più elevata, più che doppia rispetto a tutte le altre categorie e questo dimostra la necessità di politiche di sanità pubblica per identificare e supportare questi uomini.

L’appello di Maria Chiu sfonda una porta che noi di CODICI teniamo aperta da anni: è infatti noto il nostro impegno costante a tutela dei padri separati, ovvero di una delle categorie sociali più vessate dalla giustizia italiana. Siamo infatti convinti che per garantire loro maggiore sicurezza (sia emotiva che economica) si debba innanzitutto fare rispettare il diritto costituzionale alla bi-genitorialità, che viene quotidianamente calpestato da centinaia di Tribunali.

Per questo chiediamo ancora una volta a gran voce ai candidati alle politiche di inserire nei propri programmi elettoralil’affido paritario con mantenimento diretto dei figli. Provvedimento che deve essere valido anche per i procedimenti già definiti, rimettendoli in discussione.

Stiamo parlando di un gesto semplicissimo, che, se portato avanti da tutti i partiti, rappresenterebbe un passo necessario affinché la società possa crescere nel pieno rispetto sia dei figli che dei genitori. Un passo che riteniamo necessario da tempo immemore e che oggi, davanti ai dati drammatici di cui sopra, diventa addirittura di importanza vitale.

Noi di CODICI non amiamo abusare di termini catastrofistici, ma quella dei padri separati è una vera e propria emergenza nazionale, che sta costando il benessere e in alcuni casi addirittura la vita di tantissime persone. Nel nostro piccolo non possiamo fare altro che rilanciare la nostra campagna “Voglio papà” (per ulteriori informazioni CLICCA QUI) e manifestare tutta la nostra voglia di sostenere chiunque ne abbia bisogno, ma il nostro impegno non può bastare a risolvere una crisi di tale portata: è fondamentale un intervento deciso da parte della politica e speriamo che le prossime elezioni da questo punto di vista segnino una svolta di cui c’è davvero tanto bisogno.

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Prodotti alimentari e pubblicità ingannevole: basta aggiungere una quantità minima di vitamine o sali minerali per allestire campagne marketing all’insegna della salubrità

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La rivista belga dei consumatori Test Achat ha svolto un’inchiesta sul mercato alimentare, arrivando ad una conclusione tutt’altro che rassicurante per i cittadini: basta aggiungere alcuni ingredienti chiave ad un qualunque prodotto alimentare per potere utilizzare slogan ingannevoli. Tradotto: basta una minima dose di determinati elementi per potere utilizzare claim nutrizionali e salutistici tutt’altro che reali.

Come stabilito dal Regolamento Ue 1924/2006 le aziende alimentari devono soddisfare determinate condizioni stabilite dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare(EFSA), ma, come evidenziato dalla rivista, per aggirare queste norme bastano poche mosse che in realtà modificano ben poco il profilo nutrizionale del prodotto in questione.

Il risultato è che sugli scaffali ci troviamo di fronte a decine e decine di cibi tutt’altro che sani, che però possono vantare slogan all’insegna della salubrità grazie all’aggiunta di pochi milligrammi di vitamine o sali minerali.  Non a caso l’inchiesta di Test Achat parla di veri e propri “ingredienti alibi”, aggiunti con esclusivi scopi promozionali.

Secondo il portale “Il fatto alimentare.it”, un caso eclatante è quello dell’aggiunta di vitamine del gruppo B nel noto energy drink Red Bull, necessaria per utilizzare lo slogan “Stimola corpo e mente”, altrimenti proibito: la norma vieta infatti di indicare diciture che suggeriscano un miglioramento di concentrazione o attenzione in virtù dell’elevato contenuto di caffeina.

Un altro esempio da osservare da vicino è quello dei cosiddetti “superfood”, una categoria molto efficace in termini di marketing, che però allo stesso tempo non è ancora particolarmente regolamentata e quindi può venire utilizzata a piacimento delle diverse aziende per trasmettere valori positivi senza reali motivazioni dal punto di vista del profilo alimentare. A tal proposito sono tantissimi gli ingredienti esotici che rientrano nella categoria “superfood”: dalle bacche di goji ai semi di chia, dalla spirulina allo zenzero.

Ultimo esempio eclatante è quello del latte e dei cereali, spesso e volentieri inseriti a caratteri cubitali sulle confezioni di prodotti alimentari per bambini: da una parte si approfitta delle caratteristiche nutrizionali di prodotti riconosciuti come sani, dall’altra se ne aggiungono in effetti percentuali davvero ridicole (ancora una volta: quel tot che basta per poterlo scrivere).

Inutile girarci intorno, queste sono vere e proprie truffe a danno del consumatore.

Per questo CODICI denuncia all’Autorità garante della Concorrenza e del mercato ed alla Procura i fatti segnalati dai cittadini.

Se pensate di essere stati vittima di pubblicità ingannevoli e/o di trattamenti scorretti non esitate a contattare il nostro sportello legale al numero di telefono 06.5571996, oppure all’indirizzo mail segreteria.sportello@codici.org.

 

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GdF alla porta degli operatori TLC e AGCM apre un’istruttoria con un anno di ritardo

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 CODICI: interventi inspiegabilmente tardivi

“Bene la Guardia di Finanza alle porte delle Società di telefonia mobile e fissa, ma la sensazione è che sia scappato il gatto con il topo in bocca, afferma Luigi Gabriele di Codici, questa vicenda è un po’ ambigua visto che è da almeno il 2016 che l’Antitrust sapeva dell’ipotesi di un cartello, eppure non ha mai voluto aprire un’istruttoria.

Adesso ci sembra un po’ tardivo questo intervento, dato che gli operatori hanno già incassato 1 miliardo e 600 milioni ed i rimborsi per i consumatori sono stati congelati dal TAR del Lazio per non creare un dissesto finanziario alle loro casse, chissà però se i consumatori rivedranno mai i rimborsi. Ribadiamo che è strano questo immotivato ritardo, non vorremmo che il solito cartello sia stato attuato anche nei confronti delle Istituzioni”.

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